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“Comandante partigiano nella 49a brigata Garibaldi operante nell'Alto Canavese e nel settore confinante con la Valle d'Aosta. “Componente del Comitato provinciale di Torino e consigliere nazionale dellANPI, Viano fu una figura di grande carisma politico e sociale, grande attivista della nostra Associazione.”

Vincenzo Viano, un vero partigiano fino alla morte

E’ stato seppellito ieri pomeriggio nel cimitero di Cuorgnè. Il comandante partigiano Vincenzo Viano, uno dei simboli della Resistenza nel Canavese, è deceduto venerdì notte all’età di 88 anni, dopo una vita passata a lottare per i principi in cui credeva ed a subirne consapevolmente le conseguenze. Viano, uomo tutto d’un pezzo, era uno di quei partigiani per i quali la Resistenza non aveva rappresentato una parentesi gloriosa ed eroica conclusasi al momento ella Liberazione: lui, per le idee in cui credeva, ha lottato tutta la vita. Sui campi di battaglia e nell’Italia Repubblicana, perché essere un comunista militante negli Anni Cinquanta non era cosa facile ed indolore.

Viano VincenzoNato a Cuorgnè nel 1925 da una famiglia operaia, aveva conosciuto le difficoltà fin da piccolo: il padre, infatti, era stato licenziato perché socialista ed era costretto ad arrangiarsi con dei lavoretti. L’anno di nascita di Vincenzo Viano è un anno chiave nella storia italiana: poche settimane prima che lui venisse la mondo (era nato il 26 gennaio), Mussolini aveva di fatto proclamato la dittatura con il famoso discorso del 3 gennaio con il quale rivendicava le proprie responsabilità nel Delitto Matteotti. Vivere l’infanzia e la giovinezza sotto l’oppressione non aveva evidentemente influito su di lui perché, fin dagli esordi del movimento di Resistenza, era entrato in azione, costituendo una banda, la Banda Bedin, che poi confluì nelle formazioni “Garibaldi”. Viano divenne Comandante di Distaccamento della 49esima Divisione. Fu in quel periodo che conobbe Tullia De Maio, sua compagna per il resto delle vita. Faceva l’infermiera a Forzo, in quello che oggi definiremmo “Punto di Primo Soccorso Partigiano”: divenne la sua compagna (ed infine moglie) inseparabile anche se, a quel tempo, lui era già sposato ed aveva una figlia, che oggi vive a Forno. Furono una di quelle coppie di ferro, che condividono tutte le esperienze ed i valori, anche nello scrivere: lei era scrittrice e poetessa, lui pubblicò nel 1977 il racconto delle proprie vicende nel libro “Il Prezzo della Libertà”. Per la fedeltà ai propri principi Vincenzo Viano subì 13 mesi di carcere: nel 1951 strappò infatti la cartolina-precetto allorché venne Richiamato per la Crisi di Trieste. Nel ’57 venne licenziato dalla “Trione” di Cuorgnè e poi assunto dal Comune in qualità di cantoniere. Era un uomo di aspetto severo e dai modi un po’ burberi, che ispirava una certa soggezione. Maria Pina Braggio, già consigliera comunale a Cuorgnè e figlia del dottor Braggio (figura notissima della Resistenza canavesana e poi sindaco della sua città) lo conosceva bene eppure non sapeva molto di lui. “Da piccola lo vedevo sempre in casa perché era segretario della sezione del PCI: era una persona disponibile se avevi bisogno di qualcosa ma piuttosto chiusa, non molto cordiale. Amava poco parlare del suo passato: non era uno di quei partigiani che raccontano senza sosta le proprie avventure. Ed anche Tullia era così”. Entrambi vissero con sofferenza la fine del PCI, aderendo a Rifondazione Comunista, ma nella sezione cuorgatese – dove prevalevano i giovani “movimentisti”, poco dogmatici e troppo aperti – si sentivano a disagio e si iscrissero a quella di Alpette. In seguito Viano aveva aderito al Partito dei Comunisti Italiani e nel 2006, ad 81 anni, aveva accettato di candidarsi alle Comunali nella lista di Sinistra guidata da Roberto Rizzi. “La sua vita – ricorda ancora Maria Pina Braggio – era l’ANPI: è stato presidente della sezione di Cuorgnè fino alla fine”. Dopo la morte della moglie, che aveva lasciato in lui un vuoto molto pesante, era questa la sua vera passione. Alla quale si aggiungeva qualche svago da pensionato, come quello di andarsene tutti i giorni a Pont dopo pranzo per giocare a carte nel Bar della Società Operaia con il suo amico Vincenzo Fuda, i cui famigliari gli sono rimasti vicini negli ultimi tempi. Negli ultimi mesi infatti era passato da un ospedale all’altro ed è deceduto alle “Molinette” di Torino. Il funerale partirà oggi alle 15,15 da Via Cappa, dove risiedeva. Lì si formerà il corteo per il cimitero, dove si terrà la commemorazione funebre.

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