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“VILLA NOBEL”

È difficile stabilire se Alfred Nobèl -questa è la pronuncia corretta- fosse uno dei numerosi hivernants che nella seconda metà dell’Ottocento popolarono la Riviera: per il proprio clima mite, il Ponente ligure era una delle destinazioni preferite dai Nord Europei per la cura delle malattie polmonari e respiratorie. A questo riguardo fu significativa l’azione di alcuni medici della Riviera dei Fiori, che pubblicarono saggi su periodici stranieri con lo scopo di magnificare il clima sanremese e i suoi effetti curativi. Certo è che nel corso degli anni la salute dello svedese Nobèl continuò a peggiorare e perciò lo scienziato acquistò la sua villa a Sanremo a pochi anni dalla scomparsa, avvenuta proprio all’interno della residenza. La casa, costruita nel 1870 in stile moresco, fu venduta a Nobèl il 25 aprile 1891 da Pietro Vacchieri. È una palazzina su tre piani, con una torre sulla destra destinata alle riunioni private e un parco di oltre 6000 metri quadrati che circonda la struttura. La vegetazione è ricca di piante tipicamente esotiche come palme da dattero, cycas e la messicana ferocactus, trapiantate nei giardini del mediterraneo secondo la moda dell’epoca. Il giardino, con i suoi sentieri che consentono la passeggiata intorno alle numerose aiuole, si sviluppa nella parte posteriore, dove sulla destra, si trova subito un laghetto ormai stagnato. In fondo, nella parte che oggi dà su Porto Sole e che un tempo consentiva l’accesso a una spiaggia, si nota un cannone, fabbricato dalla Bofors, ditta svedese che lo scienziato acquistò nel 1894, dono della fondazione Nobèl di Stoccolma alla Provincia di Imperia dopo l’acquisizione della villa nel 1973.

Nonostante Nobèl avesse acquistato la villa a pochi anni dalla morte, continuava i suoi esperimenti e si fece costruire un laboratorio nel cuore del parco. Inoltre, il 31 agosto del 1891, fece domanda presso la capitaneria di porto di Porto Maurizio per costruire un pontile che avrebbe utilizzato per i lanci di torpedini fingendo che servisse come protezione dal vento e dalle mareggiate. Considerando che all’epoca, oltre la spiaggia, lì si trovava un pezzo di ferrovia, la cosa creò non pochi problemi. Il laboratorio oggi si trova nel primo piano sotterraneo che ospita il museo ispirato alla vita dello scienziato e alle più grandi scoperte dell’Ottocento, dalla lampada a corrente continua del 1808 al motore diesel del 1897. In una bacheca all’inizio del percorso, si trova il brevetto della seta artificiale, alla cui scoperta Nobèl collaborò in prima persona. Poco più avanti, una riproduzione della galleria del San Gottardo che collegava Anolo e Göschenen, la prima in cui venne usata la dinamite, la più celebre scoperta di Nobèl, a testimonianza di quanto l’esplosivo fosse utile per la costruzione delle grandi opere e, perché no, alla vicinanza tra le popolazioni. Alla fine del tour, si attraversa un uscio ornato da una tenda realizzata con le micce, non prima d’aver notato le foto di tutti i premi Nobel italiani, un padiglione con i nomi di tutti i vincitori del premio, aggiornato al 2008, e i cimeli di Giulio Natta. Un tempo il piano sotterraneo comprendeva le cucine e una sala da biliardo. Lo studio di Nobèl e le sale da pranzo si trovavano al piano terra, che oggi si presenta con un grande salone e una sala usata per le conferenze, in origine divisa in due, ricca di affreschi sul soffitto. Questa prosegue con una grande veranda che si affaccia sulla parte posteriore del giardino.

Al piano di sopra, dove un tempo si trovavano le camere da letto, prosegue una parte del museo in una grande sala con arredamento sobrio e pannelli alle pareti che raccontano la vita dello scienziato. In una stanza laterale è stato ricostruito il suo studio, con la copia originale, posta sulla scrivania, del celebre testamento con cui Nobèl lasciò al mondo il premio alla sua memoria bel cotii a peggiorare e perciò lo scienziato acquistò la sua villa a Sanremo a pochi anni dalla scomparsa, avvenuta proprio all’interno della residenza. La casa, costruita nel 1870 in stile moresco, fu venduta a Nobèl il 25 aprile 1891 da Pietro Vacchieri. È una palazzina su tre piani, con una torre sulla destra destinata alle riunioni private e un parco di oltre 6000 metri quadrati che circonda la struttura. La vegetazione è ricca di piante tipicamente esotiche come palme da dattero, cycas e la messicana ferocactus, trapiantate nei giardini del mediterraneo secondo la moda dell’epoca. Il giardino, con i suoi sentieri che consentono la passeggiata intorno alle numerose aiuole, si sviluppa nella parte posteriore, dove sulla destra, si trova subito un laghetto ormai stagnato. In fondo, nella parte che oggi dà su Porto Sole e che un tempo consentiva l’accesso a una spiaggia, si nota un cannone, fabbricato dalla Bofors, ditta svedese che lo scienziato acquistò nel 1894, dono della fondazione Nobèl di Stoccolma alla Provincia di Imperia dopo l’acquisizione della villa nel 1973.
Nonostante Nobèl avesse acquistato la villa a pochi anni dalla morte, continuava i suoi esperimenti e si fece costruire un laboratorio nel cuore del parco. Inoltre, il 31 agosto del 1891, fece domanda presso la capitaneria di porto di Porto Maurizio per costruire un pontile che avrebbe utilizzato per i lanci di torpedini fingendo che servisse come protezione dal vento e dalle mareggiate. Considerando che all’epoca, oltre la spiaggia, lì si trovava un pezzo di ferrovia, la cosa creò non pochi problemi. Il laboratorio oggi si trova nel primo piano sotterraneo che ospita il museo ispirato alla vita dello scienziato e alle più grandi scoperte dell’Ottocento, dalla lampada a corrente continua del 1808 al motore diesel del 1897. In una bacheca all’inizio del percorso, si trova il brevetto della seta artificiale, alla cui scoperta Nobèl collaborò in prima persona. Poco più avanti, una riproduzione della galleria del San Gottardo che collegava Anolo e Göschenen, la prima in cui venne usata la dinamite, la più celebre scoperta di Nobèl, a testimonianza di quanto l’esplosivo fosse utile per la costruzione delle grandi opere e, perché no, alla vicinanza tra le popolazioni. Alla fine del tour, si attraversa un uscio ornato da una tenda realizzata con le micce, non prima d’aver notato le foto di tutti i premi Nobel italiani, un padiglione con i nomi di tutti i vincitori del premio, aggiornato al 2008, e i cimeli di Giulio Natta.
Un tempo il piano sotterraneo comprendeva le cucine e una sala da biliardo. Lo studio di Nobèl e le sale da pranzo si trovavano al piano terra, che oggi si presenta con un grande salone e una sala usata per le conferenze, in origine divisa in due, ricca di affreschi sul soffitto. Questa prosegue con una grande veranda che si affaccia sulla parte posteriore del giardino. Al piano di sopra, dove un tempo si trovavano le camere da letto, prosegue una parte del museo in una grande sala con arredamento sobrio e pannelli alle pareti che raccontano la vita dello scienziato. In una stanza laterale è stato ricostruito il suo studio, con la copia originale, posta sulla scrivania, del celebre testamento con cui Nobèl lasciò al mondo il premio alla sua memoria, per tutti coloro, che con la loro genialità, riusciranno ad aiutare questo Pianeta.

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