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Vietato vietare.

Vietato vietare.
Quando avvenne il fenomeno del Sessantotto, il famoso Maggio parigino, allora avevo dieci anni, divenne famoso lo slogan: “vietato vietare”, adesso sarebbe un tipo di hastag. Oggi purtroppo sento sempre di più uno slogan molto sinistro: vietato parlare. Ogni movemento politico si sente depositario della verità o meglio dell’aletheia, una parola greca tradotta in più maniere come dischiudimento, svelamento, rivelazione, o verità. Il significato letterale di questa antica parola è lo stato del non essere nascosto; lo stato dell’essere evidente, e implica anche la sincerità. Senza scomodare Heidegger e i filosofi presocratici, nei social tutti si sentono depositari della verità come diversi politici e non solo. Vogliono vietare, proibire, impedire ad altri di fare qualcosa, o ordinare, disporre che non si compia una determinata azione. Il senso civico di ognuno di noi, o meglio il buonsenso ci imprimono un ragionamento deòntico, il dovere. Lo spirito deontico aleggia nella nella nostra società, altrimenti non potremmo vivere in un Stato che nessuno ha mai visto, né ad occhio nudo, né in una foto presa dall’aereo. Ma anche per le nazioni confinanti, le classi sociali, i governi, le banche, le università, le federazioni sportive. Eppure noi abbiamo quotidianamente esperienza di questi oggetti. Ne parliamo con la stessa facilità con cui parliamo di cose e di persone. Li nominiamo, li contiamo, li descriviamo, spieghiamo il nostro comportamento a partire da essi. Senza lo spirito deontico non sarebbe possibili che esistano cose sociali se non le si possono toccare o vedere, come le banconote, i partiti politici, i sindacati, i comuni, regioni, i presidenti della repubblica, le cerimonie di matrimonio, in un mondo che la fisica ci descrive come un insieme di particelle atomiche che si muovono in campi di forza! Tutto questo è possibile per le regole che ci hanno imposto per vivere tra pari, almeno questo penso della democrazia, ma da li a vietare di parlare e scrivere idee diverse da quello che pensano gli altri, questo forse è l’inizio della dittatura, o no? Purtroppo si sono cambiate le prospettive per chi nasce. Chi se ne è reso conto, si adatterà a fatica. Chi non se ne è accorto, navigherà nuovi mari con vecchie barche a rischio costante di naufragio. Disuguaglianza e nazionalismo sono in crescita. Il legislativo va cedendo potere all’esecutivo. Il “politically correct”, è assurto a dogma dalle elite globali e impedisce il confronto. L’individualismo ha vinto, la centralità della comunità ha perso. La tecnologia ha aumentato la rapidità d’interazione e anche della solitudine e ha portato alla crescita di false notizie. Oggi i meno istruiti rivendicano un ruolo, l’ignoranza è titolo di merito. Una furia iconoclasta serpeggia, alimentata dall’ignoranza. Il distruggere dei monumenti che ormai fanno parte dell’arredo urbano è becero perché non è rimuovendo la statua del dittatore e del generale, navigatore o politico che si è arricchito sulla tratta umana che si remde un servizio alle future generazioni, ma lasciare i i monumenti per ricordare cosa hanno fatto quelle persone nel bene o nel male. La propensione ad apparire alimenta l’autoreferenzialità ed è molto più facile vietare con il rischio di una deriva autoritaria che spiegare. Stiamo attenti la democrazia è una conquista che è costata sangue e vite umane ma è fragile e cade per le proprie pecche.
Favria, 11.07.2020 Giorgio Cortese

Ogni emozione lascia sempre una traccia di sé e prende una parte del mio animo.

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