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VIDRACCO. Giacomo Molinario di Vidracco Un canavesano a Mosca

Nella pluricentenaria storia piemontese sono citati molti personaggi o episodi che nei secoli hanno determinato o condizionato lo svolgere degli avvenimenti.

Da Pietro Micca a Cavour, dall’Assietta all’assedio di Torino. Raramente, anzi mai, viene riportato un periodo e le vicende, le grandiose e tremende vicissitudini vissute da circa 140.000 nostri corregionali tra il 1802 e il 1814 sotto il dominio napoleonico. Tra questi vi era anche un mio trisavolo Giorgio Molinario da Vidracco in Valchiusella. Napoleone nel 1796 aveva costretto il Regno di Sardegna alla resa, usando un metodo militare efficacissimo, ma non molto corretto per i parametri dell’epoca.

Non aveva attaccato cavallerescamente in maniera diretta il Piemonte, ma aveva aggirato di proposito le posizioni difensive sui passi alpini attraversando uno stato terzo, in questo caso la neutrale Genova, per piombare alle spalle dei difensori. Così, dopo la vittoriosa prima campagna d’Italia fu firmato un trattato di pace tra la Francia Rivoluzionaria e Vittorio Amedeo III il 15 maggio a Parigi.

Per il momento il Piemonte, separato dalla Savoia e Nizza, continuava a sopravvivere come Regno indipendente. Nel 1798/99, mentre Napoleone era impegnato in Egitto, tutta l’Italia del Nord venne “liberata” dai francesi da un esercito Austro-Russo che arrivò sino a Torino.

L’anno successivo, nel 1800, Napoleone, rientrato dall’esperienza egiziana, si produsse nella seconda vittoriosa campagna d’Italia che ebbe il momento culminante nella battaglia di Marengo.

Dopo la pace di Amiens del 1802 che sanciva la fine momentanea delle ostilità in Europa, il Regno di Sardegna veniva ridotto solamente all’isola omonima, protetta dalla Marina inglese, mentre il Piemonte veniva inglobato nel territorio francese e di fatto cessava di esistere come Stato Autonomo, i piemontesi vennero considerati come cittadini francesi a tutti gli effetti.

Ciò comportava che tutti i cittadini piemontesi fossero assoggettati alle leggi francesi comprese le leggi che regolamentavano la leva militare. Inoltre l’esercito savoiardo veniva riformato e compreso nell’esercito francese come unità di linea della Repubblica. Per questo motivo  tutte le pubblicazioni storiche che fanno cenno a reparti formati dai piemontesi, le indicano come truppe francesi senza distinzione e non fanno cenno a una loro diversa nazionalità. Per gli storici le uniche truppe “italiane” che combatterono per Napoleone, furono solamente le truppe della Repubblica Cisalpina, prevalentemente milanesi, o napoletani.

La storia che leggete è quella di uno di questi gloriosi reparti di piemontesi, mimetizzato da francese, e per la precisione del 111° reggimento di Fanteria di Linea. Venne formato con i migliori reparti  dell’ esercito piemontese: i battaglioni Piemonte, Aosta, Monferrato e Saluzzo.

A quell’epoca l’esercito francese contava 110 reggimenti quindi venne numericamente identificato come  111° Rgt. Dopo pochi mesi di permanenza a Torino e Mondovì, il 111° reggimento nel 1802, sotto il comando del Col. Francesco Gay di Torino, fu inviato nel nord della Francia al suo luogo di acquartieramento nella città di Verdun. Questo per velocizzare l’integrazione delle truppe e renderle più favorevoli verso la nuovo ed imposta patria.

Qui il 111° Rgt. venne rivestito con la divisa blu con pantaloni e panciotto bianco delle truppe di linea francesi, cappello a bicorno con coccarda tricolore bianca, rossa e blu compresa. Alcune volte all’anno il 111° riceveva rincalzi, che per volontà di Napoleone, erano tratti dalle stesse località  di costituzione del reparto.

Quindi il Reggimento mantenne una connotazione spiccatamente piemontese con il nostro tipico senso del dovere ed abnegazione. In più, al contrario di quello che speravano gli ufficiali francesi, l’uso della lingua piemontese si mantenne sempre vivo tra la truppa e anche gli ufficiali usavano per imporre gli ordini la nostra lingua tra di loro e con i sottoposti.

Le mire espansionistiche napoleoniche avevano un obbiettivo preciso: la distruzione dell’Inghilterra. Così il 111° rgt. venne inviato, con tutto l’esercito, sulle coste della Manica, ad Ostenda, dove arrivò il 1 ottobre del 1803, per formare l’Armata del Nord con il preciso scopo di invadere l’Isola. Il 111° reggimento venne incorporato nel III Corpo d’Armata comandato dal miglior maresciallo francese che Napoleone avesse a disposizione: Davout, nella 2° divisione del Gen. Friant. Tuttavia i francesi non avevano la forza di contrastare gli inglesi sul mare e dopo alcuni tentativi dovettero rinunciare all’invasione. Nel 1805 una nuova coalizione di Stati dichiarò guerra a Napoleone. Dopo quasi due anni di intensa preparazione per sbarcare sulle scogliere di Dover ed arrivare a Londra, il 29 agosto del 1805 venne diramato l’ordine di dirigersi a sud per combattere contro l’Austria e la Russia. Il 111° faceva parte della Grande Armata che con marce forzate cercava di anticipare le mosse degli austriaci, che non si erano ancora riuniti con le truppe russe ancora distanti. Fingendo un attacco a sud, nella zona della Foresta Nera, a est di Strasburgo, le truppe austriache del Gen. Mack, si spinsero troppo a ovest e furono chiuse in una sacca.

Infatti tutto l’esercito francese, schierato da nord a sud, facendo perno sulla posizione più meridionale, si richiuse con un movimento simile ad un compasso, sulle truppe austriache bloccate ad Ulm. Dal porto di  Ambleteuse vicino a Boulogne, luogo fissato per l’imbarco, il 111° partì con un numero di effettivi pari a 81 ufficiali e 1964 soldati.

Il 2 settembre era a Lille, l’8 a Charleroi, il 16 in Lussemburgo, il 21 a Saarbrucken. Poiché il III Corpo d’armata del Maresciallo Davout, in cui era incorporato il 111°, era quello più a nord sul Reno e fungeva da ala sinistra dello schieramento, la sua posizione lo vedeva come ala marciante di tutta la manovra, e quindi non solo doveva percorrere più strada di tutti gli altri corpi, ma la doveva anche percorrere più velocemente per arrivare contemporaneamente al Danubio con chi di strada ne doveva fare molta meno.

Il 1 ottobre il 111° era a Mosbach e il 10 ad Augusta. Inoltre la marcia era tormentata dal maltempo che non permetteva agli uomini di riposare o nutrirsi. Infatti, per via della lunghezza e velocità delle marce giornaliere, circa in media 35 chilometri al giorno in otto ore di marcia, con trenta o quaranta chili di materiale tra cui fucile e munizioni indosso, quando si giungeva al luogo deputato al bivacco, spesso sotto la pioggia o la neve, era necessario cercare la legna asciutta da ardere ed avere, cosa ancora più difficile, qualcosa da cuocere.

Il 20 ottobre il Gen. Mack si arrese e quindi tutto l’esercito francese si diresse ad occupare Vienna. In questa fase della campagna si distinsero alcuni militari piemontesi, per meriti i più e per demeriti pochi altri. Tra i primi citiamo il tenente Martorelli di Torino, il sergente Crestetto di Castellamonte e il Granatiere Accomassi di Lanzo insigniti per motivi di servizio con la Legion d’Onore, tra i secondi il fuciliere Dominietto di Cuorgnè, che venne punito per azioni violente contro la popolazione civile.

Il 111° arrivò a Vienna senza aver sostanzialmente preso parte ad azioni militari di rilievo, e fu relegato ad una attività di polizia per circa un mese. Il 29 Novembre 1805 arrivò l’ordine per tutto il III Corpo di portarsi verso Brno, per partecipare alla battaglia di Austerlitz. Il 111° arrivò alle 6 di mattina del 2 Dicembre ad Austelitz, nell’attuale Repubblica Ceca, dopo una marcia che ebbe del sovraumano.

Gli uomini coprirono a piedi, con un tempo infame, in sole 36 ore, la distanza di ben 120 chilometri.

Napoleone aveva lasciato al III Corpo ed in particolare al 111° Rgt il compito più importante e difficile di tutta la battaglia. I 6.000 uomini del Gen. Friant dovevano secondo il piano, occupare la zona sud dello schieramento francese nei villaggi di Tellnitz e Sokolnitz e sostenere il peso dell’attacco di quasi tutta l’armata Austro-Russa, circa 60.000 uomini, per dare il tempo al grosso delle truppe di Napoleone di travolgere sul fianco gli avversari in movimento.

Il 111° entrò subito in combattimento per soccorrere altri nostri corregionali dei Tiralleurs du Po, in difficoltà presso Sokolnitz, dove avvennero combattimenti corpo a corpo per tutta la mattinata. Con i commilitoni del 26° rgt, 33°, 108° e 15° leggero, gli uomini del 111° Reggimento, compirono atti di inaudito eroismo contro avversari 10 volte più numerosi, perdendo e riconquistando più volte posizioni strategiche con il massimo sprezzo della vita. Agli onori, tra morti e feriti, i soldati Combetti di Vauda, e Vaudetti, i sergenti Gancia di Canelli, e Saglio, il Cap.Boido, i granatieri Nardini, Burdisso, Moglia, Pagliero, Poggi, Mauri e Ferrero di Chieri. Il 111° Reggimento ebbe in una sola giornata 138 morti e feriti, 24 dispersi e 68 prigionieri sui 1300 presenti. Bisogna tenere presente che a causa dell’inesistente assistenza sanitaria dell’epoca i militari feriti avevano una mortalità di circa il 70%, quindi il reparto perse in un giorno quasi il 20% degli effettivi.

Al termine della giornata le posizioni all’ala destra erano state sanguinosamente mantenute e la manovra di Napoleone aveva avuto pieno successo regalandogli una delle più grandi vittorie della sua carriera, anche grazie ai valorosi piemontesi. Imposta la pace all’Austria, mentre gli uomini del 111° rientravano verso la Francia, la Grande Armata fu, nell’estate del 1806, costretta ad intervenire contro la Prussia che aveva dichiarato guerra. A luglio del 1806 fece il suo arrivo presso il 111° Rgt  il mio trisavolo Giorgio Molinario, inserito tra i rincalzi inviati di rinforzo. Da questo momento il Granatiere Molinario seguì tutte le vicende del 111° Reggimento, soprattutto le più tragiche.

Il genio militare di Napoleone aveva nuovamente ricominciato a funzionare. L’Armata, attraversando la catena montuosa che divide la Baviera dalla Sassonia, si trovò di fronte l’esercito prussiano impreparato. Mentre Napoleone con il grosso dell’Armata, si sbarazzava a fatica presso Jena di una parte dell’esercito prussiano, il Maresciallo Davout ad Auerstadt con il solo III Corpo, circa 22.000 uomini a sua disposizione, distruggeva, con un enorme costo di vite umane, il grosso delle truppe avversarie, formate da circa 50.000 avversari. L’apporto di sangue fornito dai ragazzi piemontesi del 111° Rgt in questa occasione fu spaventoso. I 1454 soldati e 45 ufficiali del 111° avanzarono all’ala destra del piccolo schieramento, combattendo per ore sotto una grandinata di colpi di artiglieria che ne falcidiavano le fila.

Contemporaneamente si difendevano dalla cavalleria prussiana che li attaccava formando quadrati che, se li proteggevano da quella, li esponevano ai colpi di cannone esplosi ad alzo zero da distanza ravvicinatissima. In sostanza ogni colpo, sparato da non più di 50/60 metri, andava a segno e provocava morte e mutilazioni a decine di soldati.

Malgrado ciò il 111° mantenne un comportamento a dir poco eroico sopportando perdite spaventose con un incredibile spirito di stoica sopportazione. Il lungo elenco di feriti e di caduti inizia dal Cap. Ardoino, Ten. Cavalli e Cardini e Bozzolo.

Altri nomi sparsi: Goveani, Richieri, Mensa di Chivasso, Canavesio, Rosano, Naretto, Battaglino, Campana, Rebaudengo, Gilardi, Busca, Tuerti, Accomasso, Rivoira, Aimars,Vacca, Novarese, Vercelli, Massaroli, Gamba, Dametto, Berleti già ferito ad Austerlitz.

La giornata si chiuse vittoriosa ma con la perdita di ben  24 ufficiali, il 50% degli effettivi, e 402 tra granatieri e fucilieri, il 27% degli effettivi. Per sua fortuna Giorgio Molinario se la cavò con leggere ferite, e proseguì la campagna arrivando a Berlino il 25 ottobre, dove i resti del 111° furono passati in rivista da Napoleone in persona che approfittò dell’occasione per complimentarsi con il reparto. Elargì alcune Legion D’Onore e permise di far ricamare i nomi di Austerlitz e Auerstadt sulla bandiera del Reggimento, cosa che fu enormemente gradita dai soldati.

La campagna proseguì durante l’inverno, a causa della mancata resa della Prussia e della volontà russa di continuare la lotta. Così la Grande Armata dovette in pieno inverno attraversare il nord della Germania e la Polonia per scontrarsi ancora una volta con i russi.

Le strade erano in terra battuta e le piogge e la neve le rendevano dei fiumi di fango, dove i soldati affondavano sino alle ginocchia. Il 111° arrivò a Varsavia il 3 dicembre sotto una bufera di neve, dopo aver percorso in un anno circa 2000 chilometri a piedi.

Sino al marzo del 1807 il 111° Reggimento venne incaricato di sorvegliare il fronte Est più avanzato dello schieramento francese, oltre il fiume Narew, nella attuale Bielorussia. Rimase più volte isolato dal resto dell’Armata e si scontrò svariate volte con le truppe russe. Le spaventose condizioni climatiche dell’inverno polacco/russo, vi erano costantemente 10 gradi sotto zero, decimavano le fila del reggimento più che i combattimenti.

Dopo un inevitabile acquartieramento invernale tra  marzo e maggio, nel mese di giugno del 1807, il 111° attaccò la roccaforte di Konisberg (oggi Kaliningrad in Russia) e sostenne molte battaglie per difendere le posizioni contro i russi, con nuovi e numerosi morti e feriti. L’armistizio di Tilsit del 25 giugno1807 pose fortunosamente fine alle ostilità con i russi, ma per mesi il reggimento si spostò continuamente su e giù per la frontiera polacca per controllare che i termini del trattato fossero rispettati. Inoltre nel novembre 1807 un battaglione del 111°, tratto direttamente dal deposito reggimentale, con circa 1100 nostri corregionali, fu formato e inviato in Spagna, dove fece tutta la campagna di guerra sino al 1811, rientrando in Piemonte con solo 350 superstiti.

Il 111° passò tutto il 1808 in Polonia, ma l’Austria nell’aprile del 1809 riprese le ostilità.

Il 111° Reggimento si diresse a marce forzate verso Vienna lungo il Danubio, transitò prima a Amberg e poi a Regensburg, e fu duramente impegnato in combattimento a Eckmuhl, con morti e feriti, tra cui Pinto, Bonardi, Audisio, Vittonato, Mattioda, Rabbia, Gallino, Peiretti, Albertaz, Locatto.

La nuova avanzata su Vienna terminò il 18 maggio, ma questa volta l’esercito Austriaco anticipando le mosse si trasferì dalla parte opposta del Danubio tagliando i ponti. L’esercito francese dovette quindi attraversare il grande fiume.

Vi fu un primo tentativo preparato affrettatamente e andato a vuoto con pesanti perdite il 21-22 maggio 1809 nella battaglia di Aspern-Essling, alla quale il 111° partecipò con solo un battaglione, ma con discrete perdite.

Il 5-6 luglio Napoleone riattraversò con ben  altra preparazione il Danubio e sconfisse l’esercito austriaco nella grande battaglia di Wagram. Il 111° diede nuovamente mostra di sé e della forza dei suoi uomini. Fu schierato all’estrema destra della formazione e fu fondamentale per la manovra di accerchiamento che Napoleone aveva pianificato. In questa battaglia il 111° contò la perdita di ben 143 uomini in poche ore.

Il Granatiere Molinario in questa occasione venne colpito da una scheggia di granata alla spalla sinistra; granata che colpì ed uccise sul colpo tre commilitoni alla sua immediata sinistra. Anche qui i nomi dei caduti canavesani si sprecano Goglio, Abrate, Cresto, Dominietto, Allasia, Bianco, Peirachia, Peradotto, Pagliero, Derossi. Dopo l’inseguimento dell’armata nemica sino a Brno in Repubblica Ceca, la pace fu firmata il 14 ottobre del 1809.

Nel maggio del 1810 il 111° Rgt. rinforzato dall’arrivo di centinaia di reclute dalle città e campagne piemontesi, prese la via del Nord attraverso Monaco di Baviera, per arrivare a Magdeburgo il 9 novembre. Venne messo di stanza in Lubecca, Rostock e Amburgo sul finire del 1810 per sorvegliare l’applicazione del blocco continentale contro l’Inghilterra.

Con piccoli spostamenti il 111° fu sempre schierato tra il Meclemburgo e la Pomerania dal gennaio del 1811  sino al marzo del 1812, quando Napoleone decise di invadere la Russia.

Allora, con una moltitudine di truppe provenienti da tutti i paesi dell’Impero Francese, il 111° Rgt. iniziò una marcia di avvicinamento alle frontiere orientali del Granducato di Varsavia. Toccò le città di Stettino il 7 marzo, attraversò la Vistola il 15 aprile nel villaggio di Kwidzyn, per arrivare a Kaunas in Lettonia il 20 giugno.

L’inizio della fine di Napoleone coincise con l’inizio della campagna di Russia, il 25 giugno 1812. In quel momento il 111° reggimento della 2° Divisione del Gen.Compans, contava 85 ufficiali e ben 4157 militari di truppa tra granatieri, fucilieri e volteggiatori e fu inquadrato nel I Corpo d’Armata, ma sempre sotto il comando del maresciallo Davout.

Il 28 si toccò la città di Vilnius e il clima fece le sue prime vittime, quando si passò da una altissima temperatura dei giorni precedenti, che aveva obbligato tutti a marciare con il minimo abbigliamento, ad un subitaneo abbassamento della temperatura in conseguenza di un violentissimo temporale, che provocò alcuni assideramenti e una decina di casi di polmonite fulminante.

Con l’avanzata crebbero le difficoltà, infatti le strade sterrate erano pessime ed era sufficiente un acquazzone per renderle fiumi di fango non percorribili. La scarsità e la pessima qualità del cibo provocarono dissenteria diffusa a tutti i livelli e ciò comportò una notevole diminuzione degli effettivi di ciascun battaglione.

Il 9 luglio 1812, il 111° era a Minsk in Bielorussia, il 17 passò il fiume Beresina e il 20 arrivò sul Dnieper a Mahilyow dove trovò una forte resistenza da parte di truppe russe asserragliate. I 5 reggimenti francesi di Davout, tra cui il 111°, circa 15.000 uomini, si trovarono di fronte i 55.000 Russi di Bagration, che dopo aver impegnato battaglia si ritirarono verso Est, tattica che portarono avanti per tutta la campagna.

Il I Corpo con il 111° Rgt., dopo la conta dei caduti, si diresse a Nord, a Orsha, che raggiunse il 31 luglio. In quel momento gli effettivi del Reggimento erano 81 ufficiali e 3685 uomini. Mancavano all’appello 324 soldati tra morti e dispersi e altri 375 militari erano ricoverati in ospedali per malattie e ferite. Il 17 agosto 1812 la Grande Armata arrivò alle porte di Smolensk che venne subito attaccata e conquistata.

La marcia riprese quasi subito per incalzare i Russi verso Mosca e il 111° comandato in avanguardia a sostenere  la cavalleria di Murat arrivò tra i primi a Vyaz’ma.

Sostenne nel percorso decine di combattimenti con la retroguardia russa perdendo il Capitano Baudi, il Tenente Ricci e molti volteggiatori tra cui Ulliano, Martini, Albertengo, Dellorto, Delfino, Francescato e Giacosa.

All’adunata del 20 agosto gli effettivi si erano ridotti a 79 ufficiali e 3155 uomini, il 111° aveva perduto in 20 giorni circa 500 uomini, tra morti e feriti. Il 4 settembre arrivò nelle vicinanze di Borodino dopo aver percorso da Smolensk circa 320 chilometri. Tra il 7 e l’8 settembre si scatenò sul fiume Moscova, una delle battaglie più dure di tutta l’avventura Napoleonica. Il 111° fu impegnato per tutta la giornata in prima linea per attaccare due munitissime fortificazioni difese dai russi, quella di Schwardino e la Grande Ridotta.

Durante la prima giornata, dopo molte ore di combattimento, la prima forticazione fu conquistata dai nostri con fatica e sangue. All’imbrunire, quando tutto sembrava finito, una Brigata di cavalleria russa, che indossava una divisa bianca simile ai bavaresi alleati dei francesi, si scagliò caricando all’arma bianca contro il 111° reggimento.

Presi alla sprovvista, in pochi istanti caddero morti o feriti circa 200 uomini tra ufficiali e soldati, tra cui Giorgio Molinario che ricevette una sciabolata alla testa e a cui venne staccato di netto il mignolo della mano destra con cui teneva il fucile alto sulla testa per difendersi.

Queste ferite non gli impedirono tuttavia di ripresentarsi sul campo di battaglia il giorno successivo.

L’8 settembre tutto il 111° reggimento, o ciò che ne rimaneva, fu duramente impegnato nell’attacco frontale contro le batterie di cannoni a difesa della Grande Ridotta. Le cannonate falciarono gli uomini a decine per volta, ma il 111° reggimento non arretrò e all’ala destra dello schieramento francese arrivò alla conquista della posizione.

Le perdite furono immani. Ventiquattro ufficiali erano morti o feriti su 77 presenti e circa 700 soldati tra granatieri, fucilieri e volteggiatori non erano più all’appello sui 3100 scesi in campo in  mattinata. Con questa sofferta vittoria Napoleone si aprì la strada per Mosca dove il 111° entrò il 17 settembre con queste presenze: combattenti 51 ufficiali e 1596 soldati; dispersi 22 ufficiali e 610 soldati ed erano ben 1520 gli ufficiali e soldati, morti o feriti.

Dopo molti giorni di indecisione Napoleone, il 19 ottobre, diede l’ordine di ritirata senza essere riuscito a piegare i Russi alla resa. Il I Corpo D’Armata di Davout fu incaricato di proteggere la ritirata di tutta l’Armata e ciò costrinse gli uomini del 111° a procedere a sbalzi in costante assetto di guerra per contrastare gli attacchi dei Russi e dei cosacchi che mietevano continue vittime.

Per gli uomini tuttavia era peggio della morte la circostanza di essere catturati. Infatti venivano spesso ritrovati uccisi i commilitoni presi prigionieri; erano orrendamente straziati, mutilati o addirittura bolliti vivi o impalati. Il 31 ottobre il reggimento riattraversò con orrore il campo di battaglia di Borodino.

I cadaveri dei caduti, insepolti, avevano richiamato dalle foreste circostanti branchi di lupi, che ne avevano fatto scempio. Nei giorni seguenti il gelo decimò le fila delle truppe e ogni mattina i bivacchi erano disseminati dei cadaveri irrigiditi dei congelati. Il 2 novembre il 111° reggimento era ridotto ad una forza di solo più 1100 combattenti.

Il 17 novembre a Krasnoé, 100 chilometri a Ovest di Smolensk, dopo che da giorni il termometro segnava costantemente 10/20 gradi sotto lo zero, il I Corpo, accerchiato dai russi, venne tagliato fuori dal resto della colonna in ritirata.

Con una immediata decisione il 111° si gettò in avanti e con un sanguinoso attacco alla baionetta spezzò le fila russe, perdendo tuttavia i tenenti Giachino,Valdan, Fassio, Doleati e circa 200 soldati. Giorgio Molinario pur subendo un colpo di fucile alla gamba destra che gli provocherà la cancrena, proseguì la ritirata e il 27 Novembre passò la Beresina a Studianka con una temperatura di 24 gradi sotto zero.

Gli assiderati si contarono a centinaia, tra cui i tenenti Ferrero, Pages, Artaudo, Leonardi, Ceccani. Il 111°, comandato dal maggiore Montiglio di Asti, comandante del 3° battaglione, il più alto in grado rimasto, era ridotto a 400 unità.

Il 6 dicembre con 30 gradi sotto zero il 111° Reggimento rientrò in Vilnius con solo più 250 uomini. Uno spaventoso stillicidio. I resti del 111° attraversarono  Kaunas il 12 e giunsero a Kaliningrad il 18.

Cento soldati comandati dal Maggiore Montiglio, arrivarono sfiniti dalle sofferenze a Torun in Polonia il 30 dicembre, riportando indietro la bandiera del Reggimento, Tra loro c’era ancora il granatiere Molinario, che tuttavia si trovava in condizioni spaventose per le ferite e la fame.

Nella notte del 31 dicembre del 1812 Giorgio Molinario morì assiderato, insieme a decine di commilitoni, sotto le mura della città di Torun, a causa della temperatura che scese a 32 gradi sotto lo zero. Il 1813 iniziò con il 111° ridotto a meno di una compagnia. Dal deposito furono inviati i rincalzi, oltre 2900 uomini, tutti piemontesi, che portarono la forza del Reggimento a 3098 uomini; il 111° fu inserito nella nuova 40° divisione del riformato XIII Corpo della Grande Armata, sempre comandato dal Maresciallo Davout.

Durante il 1813, il 111° fu spostato tra Lubecca, Stettino e Amburgo dove si scontrò numerose volte con forze nemiche russe, prussiane e svedesi della nuova coalizione anti-napoleonica, e rimase bloccato nelle piazzeforti dai Corpi d’Armata nemici. Mentre Napoleone combatteva a Lipsia e Dresda, le truppe di Davout assediate e non in grado di ricevere aiuti, rimasero asserragliate in queste luoghi resistendo a nemici tre o quattro volte superiori di numero.

Il 111° subendo ancora molte perdite mantenne le posizioni, nonostante il durissimo assedio alleato, sino al maggio del 1814 quando, con l’abdicazione di Napoleone e la Restaurazione Borbonica, venne sciolto dal giuramento all’Impero Francese e restituito al proprio stato. Il reparto con in testa il maresciallo Davout rientrò in Francia da Amburgo a Longwy in Alsazia, il 28  maggio. Il 26 agosto 1814 i 2259 superstiti del 111° Reggimento di fanteria di Linea rientrarono in Piemonte dal valico del Monginevro. Dall’inizio della loro avventura, 12 anni prima, i nostri trisavoli si erano fatti onore sui campi di battaglia di tutta l’Europa percorrendo a piedi circa 8.000 chilometri e lasciando sul terreno circa 7.000 morti. Mai un reggimento straniero aveva servito con tale lealtà, senso del dovere, determinazione, abnegazione e con un tale numero di caduti, una patria imposta, come i nostri piemontesi del 111° Reggimento di Fanteria di Linea.

I nomi di Austerlitz, Auerstadt, Eckmulh, Wagram, Borodino, Krasnoe e Amburgo sono ricamati con il sangue sulla bandiera di guerra del 111°, la quale è possibile vedere ancora oggi conservata nel museo Ranieri di Montecarlo a perenne memoria della grandezza di tali uomini.

di Federico Molinario

Articolo tratto dalla rivista Canavèis

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