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Costume e Società

Madame Labelle: una canzone che spacca e conquista TikTok

Dal Breakfast Club ad Ascanio, il brano virale che nasce sui social e diventa un caso generazionale

C’è un momento preciso in cui una canzone smette di essere soltanto una canzone e diventa un fatto sociale. Non la cerchi, non la scegli, non la scarichi: ti viene incontro mentre scorri TikTok, ti resta addosso, ti segue. “Madame Labelle” nasce così, non come un singolo che chiede attenzione, ma come un oggetto pensato per stare esattamente dove sta. E infatti lì esplode.

Il punto di partenza è The Breakfast Club, che non è una band nel senso tradizionale, ma un progetto generazionale costruito attorno a tre volti giovanissimi: Viola Silvi, Fabio Ferrucci e Cristiano Borsi. Classi 2008 e 2009, cresciuti davanti a una fotocamera, dentro un linguaggio che non chiede il permesso agli adulti e non sente il bisogno di spiegarsi. Prima dei palchi e delle piattaforme musicali, c’erano i video quotidiani, le coreografie, la relazione costante con una community che non si limita a guardare, ma si riconosce. La musica arriva dopo, come naturale estensione di un racconto già avviato.

Dentro questo universo entra Andrea Ascanio, nome e cognome, cantautore vero, nato nel 2003, con un percorso che passa dalla televisione, dai talent, dallo studio della scrittura e della melodia. È lui, insieme a Gregorio Zecca, a firmare musica e testo di Madame la belle. Due autori che costruiscono una canzone pop nel senso più puro del termine: immediata, emotiva, riconoscibile in pochi secondi. La produzione è di Bernini, il suono è pulito, calibrato, pensato per funzionare tanto in cuffia quanto nei quindici secondi di un reel.

Ma ridurre tutto a “una canzone che va forte” sarebbe sbagliato. Perché qui c’è una filiera precisa. Il video nasce da un’idea di Simone Gargiuli e Matteo Nunziata, prende forma con Madò Production, è diretto da Marzio Bonrgazone, fotografato da Edoardo Cascarino, montato e colorato da Davide Vegas, con una scenografia firmata Big Balloon Group. La produzione esecutiva è di Universo Teen SRLS, realtà che segue e struttura il progetto, mentre la distribuzione passa da circuiti professionali, non artigianali. La location è il PMR Studio di Roma, la coreografia è affidata a Jarno Trulli, con un gruppo di ballerini che diventa parte integrante del racconto visivo. Nulla è casuale, perché oggi la viralità non è solo fortuna: è costruzione.

Il testo fa il resto. Madame la belle è una sequenza di immagini che sembrano già montate nella testa di chi ascolta: il rossetto, la granita, la gonna nera, la città che si muove, l’amore che non resta ma ritorna per ripicca. Non c’è la pretesa di innovare, c’è l’intelligenza di parlare una lingua che tutti riconoscono. È una canzone che funziona perché non chiede attenzione, la prende. Perché è fatta di frasi-uncino, di emozioni semplici, di sentimenti che non vogliono essere analizzati ma condivisi.

E infatti TikTok fa il suo mestiere. Prende il ritornello, lo trasforma in linguaggio comune, lo moltiplica. La canzone diventa colonna sonora di storie che non si conoscono tra loro, ma che improvvisamente sembrano parlare la stessa lingua. Nascono le domande, le curiosità, persino le micro-polemiche su chi canta cosa, su chi sia davvero la voce dietro il brano. Anche questo alimenta il fenomeno, perché oggi la viralità vive anche di racconto laterale, di dietro le quinte, di discussione continua.

Quello che sta succedendo con Madame la belle dice molto più di quello che sembra. Dice che la musica, per i giovanissimi, non è più un prodotto da consumare ma uno strumento per rafforzare un’identità collettiva. Dice che i creator non “provano a fare i cantanti”, ma usano la musica come un tassello coerente di un mondo già esistente. Dice che la distinzione tra pop, social e intrattenimento è ormai superata, e che il successo passa dalla capacità di abitare uno spazio emotivo prima ancora che una classifica.

Forse tra un anno questo brano sarà solo un ricordo. O forse sarà uno dei primi passi di un percorso più lungo. Ma oggi Madame Labelle è lo specchio fedele di un tempo in cui le canzoni non nascono più per essere ascoltate in silenzio, ma per essere vissute, replicate, rimesse in circolo. E mentre qualcuno continua a chiedersi se questa sia “musica vera”, i ragazzi hanno già risposto: l’hanno presa, l’hanno fatta loro, e l’hanno portata ovunque. Insomma.

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