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VIALFRE’. Addio a Giovanni Marangoni, capogruppo delle Penne Nere

 

Era l’anima del paese, uno dei personaggi più attivi nell’ambito dell’associazionismo locale. Se n’è andato mercoledì scorso, Giovanni Marangoni, capogruppo delle Penne Nere di Vialfrè e volontario della locale squadra Aib Protezione Civile comunale. Aveva 61 anni. Un mal incurabile se l’è portato via, lasciando un grande vuoto nel cuore di chi lo conosceva.

I funerali sono stati celebrati nel pomeriggio di venerdì 8 maggio presso la Chiesa Parrocchiale di Vialfrè. Lascia la mamma Maria, la moglie Laura, il figlio Andrea, la sorella Elda, molti cugini e nipoti. Alle esequie erano presenti amministratori comunali e rappresentanti dell’Associazione Nazionale Alpini, sezione di Ivrea, con una quindicina di gagliardetti dei gruppi canavesani.

Marangoni aveva lavorato a lungo come dipendente della Provincia, come cantoniere. Si occupava dei mezzi per la movimentazione terra. Aveva viaggiato, in lungo e in largo per il torinese, dove le strade erano da ampliare e i fossi da pulire, da Bollengo fino alle Valli di Lanzo o a Pian Cavallo. “Tutti lo conoscevano – sottolinea il Sindaco e cugino di Marangoni, Piero Gianoglio Vercellino -. Lascia un vuoto nella nostra famiglia e nel paese. Era una di quelle persone che c’è sempre. Partecipava ad ogni occorrenza, dava una mano alla festa patronale, era uno dei volontari preposti a cuocere i goffri durante il Gran Bal Trad. Mio cugino era veramente molto attivo e sempre disponibile. E mi è stato d’aiuto in questo mio primo anno di amministrazione”.

Nei mesi scorsi, quando al monumento dei caduti, presso il cimitero, era stata rubata la colonnina di ottone, Maragoni aveva provveduto a ripristinarla. “Era persona veramente piacevole – aggiunge Gianoglio -. Ed era anche un cacciatore provetto, una passione che accomuna famiglia. Di quei cacciatori amante degli animali e della natura, rispettosi dell’ambiente”.

Problemi di salute lo attanagliavano dal 2009, anche se non lo dava a vedere. Marangoni, come ricordano i familiari, ha vissuto coscientemente, insieme al suo male, per sei anni, sprigionando una incredibile forza d’animo.

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