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VEROLENGO. In centinaia dicono no alla pirolisi

Si sentono presi in giro i residenti della frazione di Casabianca. Si sentono presi in giro dall’azienda che ha presentato il progetto per la costruzione di una centrale di pirolisi termocatalitica sul loro territorio. Si sentono presi in giro perché nonostante le ricadute negative sull’ambiente e le inesattezze presenti nelle studio preliminare presentato a Città Metropolitana, c’è il rischio che quel progetto, martedì 6 ottobre, venga accolto alla Conferenza dei Servizi a cui saranno presenti il sindaco Rosanna Giachello, l’Asl e pure i vigili del fuoco.
Lo hanno detto martedì e venerdì scorsi, in una sala della scuola elementare di Casabianca: si sono incontrati ed hanno raccolto le osservazioni che, entro questa mattina, saranno inviate ai tavoli tecnici Città Metropolitana. A guidarli, uniti in un solo fronte, tutti i consiglieri di minoranza: Roberto Giglia, Agostino Viano, Luigi Borasio e Sandro Franchi. L’altra sera, dopo l’esordio di Franchi sull’importanza di “far passare il messaggio che i cittadini non sono d’accordo”, quello di Viano che ha spiegato in cosa consiste il progetto di Pirolisi – un impianto con una superficie di 1.600 metri quadri realizzato all’interno della zona industriale a ridosso dell’autostrada Torino – Milano e della Statale 11 che, se tutto va bene, “brucerà 450 chili di plastica all’ora che diventeranno 32 tonnellate al giorno e 10 mila in anno” –  e quello di Giglia che ha rimarcato l’importanza di tutelare la salute dei cittadini, al di là dei colori e delle appartenenze politiche, gli interventi più significativi sono arrivati da due cittadini. Entrambi hanno evidenziato gli errori presenti nella relazione, gli stessi che sono diventati parte delle osservazioni. “La mia abitazione si trova a 350 metri dalla possibile centrale – ha detto Franco Giovannini, davanti ad un centinaio di ascoltatori -. Il piano regolatore dice che non sono ammesse aziende nocive o inquinanti o rischiose per il territorio quindi questo inceneritore non si può fare. La normativa comunale non lo permette”.
Da qui, l’elenco della sfilza di errori nati, a detta un po’ di tutti, da un “copia e incolla” fatto dal progetto presentato ad Arborio, in provincia di Vercelli. Dalla cartina in cui l’autostrada Torino – Milano si trasforma nella Torino – Trieste ai diversi riferimenti alla provincia di Vercelli, fino a quelli ambientali, gli errori sono davvero tanti.
Nello studio del territorio – spiega Giovannini – dicono che qua non ci sono ‘acquitrini’, invece abbiamo un laghetto, dicono che il nostro terreno è pianeggiante mentre è argilloso e collinare. La fesseria più bella compare però quando definiscono le attività produttive della nostra zona. Dicono che abbiamo il Grana Padano, la Toma Piemontese, i Salamini italiani alla cacciatora, il Salame di Cremona e la Mortadella di Cremona”.
Tutti rigorosamente Dop e Igp. Nemmeno un accenno alla Sogin, alla Centrale a biomasse di Torrazza, alla discarica di Chivasso, ecc… ecc…  “Però fanno riferimento all’aria di Settimo Torinese che si trova a 17 km da noi e dicono che qui l’aria è pulitissima…”.
Il testimone viene poi passato ad un altro cittadino, Tino Sammartano. Facendo riferimento ad alcune criticità, ha evidenziato il numero dei camion – tra i 14 ed i 17 ed uno ogni mezz’ora – che “faranno avanti e indietro ogni giorno per trasportare i copertoni esausti”.
Riferendosi all’ambiente, invece, tuona: “Ci sono pagine e pagine in cui il fiume Dora spesso e volentieri viene confuso con la Sesia. Inoltre– precisa- la relazione di impatto ambientale fa riferimento alla regione Lombardia e nemmeno al Piemonte…”.
Impossibile quindi, avere fiducia in un progetto del genere. Durante le serate, i consiglieri hanno dato vita ad una raccolta firme, durata anche per tutto il fine settimana.
La petizione con quattrocento firme verrà portata oggi in Comune e inviata alla Città Metropolitana. E c’è già chi parla di estendere l’iniziativa alle vicine Torrazza e Rondissone.

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Un commento

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    Il massacro del territorio non finirà se il Chivassese non diventa un Comune unico rendendo evidente che i disastri ambientali sono sulla stessa area e soprattutto dando all’amministrazione locale le risorse, le competenze ed il peso politico per fermare i danni ambientali. Finché il Chivassese resta spezzettato in tanti piccoli Comuni tutte le proteste dei cittadini saranno purtroppo inutili, perché le decisioni vengono prese fuori del territorio e senza tener conto del parere degli abitanti. Se gli amministratori locali vogliono davvero salvare il territorio devono fondere i piccoli Comuni in uno capace di fare veramente qualcosa per i cittadini.

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