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Luca Zaia

VENEZIA. Emersi nuovi inquinanti Pfas nel Po,coinvolte 4 regioni

Si allarga il problema dei Pfas in Italia. L’inquinante, in una categoria di nuova generazione, la c6o4, è stato trovato dall’agenzia Arpav nel fiume Po, quindi la contestata Miteni, l’azienda (ora fallita) di Trissino (Vicenza) dalla quale era nato il caso in Veneto stavolta non c’entra. Il governatore Luca Zaia rilancia la palla al Governo. La questione è nazionale, dice il governatore, non può essere racchiusa alle province di Vicenza, Verona e Padova. Il Veneto sta predisponendo una segnalazione alle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Non essendovi limiti europei e nazionali, per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile ‘Acque Venete’ ha già ordinato nuove batterie di filtri. “E’ la conferma – spiega Zaia – che la questione Pfas è un tema che interessa tutto il Paese, è una primaria questione ambientale nazionale. E’ necessario che il Governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero”. C’è un altro elemento che aggrava il quadro: concentrazioni di Pfas sono state riscontrate nello screening avviato dal Veneto anche nei bambini, principalmente per tre componenti: Pfoa, Pfos e Pfhxs. Lo rileva il 9/o rapporto (pubblicato a marzo 2019) del piano di sorveglianza sanitaria sulla popolazione esposta alle sostanze perfluoro-alchiliche. Le concentrazioni nel siero dei soggetti in età pediatrica sono “inferiori a quelle degli adulti”, anche se il numero di bimbi analizzati è finora minore, e la durata della residenza nell’ area rossa è mediamente molto inferiore. Questo però è bastato al gruppo ‘Mamme No Pfas’ per chiedere al ministro della sanità Giulia Grillo che nelle mense scolastiche delle zone contaminate venga usata solo acqua in bottiglia, anche per cucinare. Dei 25.288 screening totali già effettuati nella popolazione veneta, 16.000 (63%) mostrano valori di Pfas elevati. “I c6o4, Pfas di nuova generazione, sono stati trovati nel Po, quindi qualcuno sta scaricando o ha scaricati a monte questa sostanza rispetto a dove l’abbiamo trovata” afferma Nicola dell’Acqua, commissario nominato dal Veneto per gestire l’emergenza Pfas. In particolare l’Arpav ha trovato nelle acque del più grande fiume italiano “una concentrazione poco inferiore a 100 nanogrammi per litro, cioè una quantità notevole – spiega dell’Acqua -, di un nuovo tipo di sostanza perfluoroalchilica”. Nessuno prima del Veneto aveva mai effettuato controlli di questo tipo. “I campionamenti sono partiti a marzo – prosegue il tecnico – e il controllo dei risultati è avvenuto nella prima settimana di aprile”. Nel frattempo è proseguito lo screening sulla popolazione (il 60% degli invitati vi ha aderito) per riscontrare la presenza di Pfas del tipo già noto. I risultati sono stati diffusi sabato scorso. Quanto alla scoperta di Pfas nel Po, secondo l’Arpav il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza, a Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia. Nelle ultime analisi ricorda Dell’Acqua, il 65% dei cittadini controllati in Veneto (16.400 su un totale di 25.288) ha mostrato valori del sangue alterati nei livelli di colesterolo, albumina, creatinina, alterazione della pressione arteriosa o degli esami bioumorali. A tutti è stato suggerito e offerto gratuitamente un percorso di approfondimento di secondo livello. Sulla pericolosità dei Pfas, Dell’Acqua non ha dubbi: “provocano importanti malattie. Stiamo parlando di una sostanza completamente artificiale che nel sangue delle persone non dovrebbe esserci”.

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