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VENAUS. No Tav invadono la Val di Susa, ‘noi pacifici ma determinati’

“Pacifici e determinati”. Lo stato d’animo dei No Tav alla vigilia della ‘grande marcia’ è riassunto da queste parole di un attivista storico come Guido Fissore, 74 anni. “Qui – afferma – non si parla di prendere d’assalto il Palazzo d’Inverno o di fare chissà cosa. Noi vogliamo andare al cantiere. E se ce lo impediscono, cercheremo di andarci lo stesso”. Oggi sulla spianata della Val Cenischia a due passi dalle case di Venaus ci sono almeno quattromila persone. Sono quasi tutti giovani e giovanissimi che vogliono trascorrere qualche giorno in campeggio e seguire i concerti del Festival ad Alta Felicità (stasera ci sono la Pfm ed altri artisti, poi spazio alla dance fino alle 4 del mattino). Per domani, in occasione della ‘Gita Notav’, si attende il grosso. “Spero – interviene il ministro Matteo Salvini – che sarà una bella iniziativa. Spero che ci sia tanta gente, mamme, papà, bambini a volto scoperto e disarmati. L’importante è manifestare le proprie idee cantando, fischiando e ballando, ma a volto scoperto e a mani nude. Se qualcuno cominciasse a fare casino, ad attaccare, bruciare, minacciare e insultare, nessuno resterà a guardare. Sul posto ci sono 500 agenti. E nessun episodio di violenza resterà impunito”. Le risposte dei No Tav non si fanno attendere: “Se a Salvini va bene che manifestiamo come mai sono stati posizionati dei blocchi a due km da un cantiere che già di per sé è solidamente presidiato dalle forze dell’ordine?”. Ermelinda, 57 anni, di Bussoleno, uno dei duecento addetti alla cucina del campeggio, è del parere che “se un divieto è ingiusto si può e si deve aggirare. Noi vogliamo solo arrivare alle recinzioni. Cinquecento poliziotti? Proprio qui, nel 2005, ce n’erano almeno duemila: e noi liberammo l’area impedendo ai lavori di cominciare”. I leader del movimento stanno spargendo la voce: stare attenti alle “provocazioni”. Ad un certo punto si sparge la notizia di cinque ragazzi che, nuotando nel Cenischia per sfuggire alla calura, sono state sorprese da un’improvvisa ondata di piena, hanno trovato rifugio su un isolotto e sono stati raccolti dall’elisoccorso: qualcuno mormora che a monte siano state aperte le chiuse appositamente. Ma è una storia che non prende piede. Dall’altra parte della barricata, all’interno del fortino che tra ‘zone rosse’ e cancellate protegge il cantiere di Chiomonte, la Questura attende antagonisti da ogni parte d’Italia e dall’estero, attivisti dei centri sociali di area autonoma, qualche anarchico. Non saranno benvenute le bandiere M5S. Dopo il sì al Tav del premier Conte, ai pentastellati – salvo quelli che continuano imperterriti a pronunciare il proprio ‘no’ come la consigliera regionale Francesca Frediani – viene appiccicata qualsiasi locuzione purché critica: inadeguati, traditori, poltronari. Il carico da undici lo mette Livio Pepino, magistrato in pensione vicino da sempre ai No Tav: “Il collante che tiene insieme Lega e Cinque Stelle è il razzismo”.

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