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VENARIA. Mai dire ospedale

Forse molti ricorderanno come era nata la storia del (quasi) fu ospedale di Venaria. Prima del 2000, nella programmazione sanitaria dell’epoca, i “piccoli” ospedali (nel nostro caso ridotto tale da pregresse e infelici scelte politiche nazionali e regionali) erano destinati alla chiusura. La protesta diffusa che ne seguì provocò la revisione di alcune di quelle scelte scellerate e impopolari ed il massimo che Venaria riuscì ad ottenere fu un “ospedale distrettuale con annesso poliambulatorio” o “ospedale di Comunità” o “polo sanitario” (come da insegna all’ingresso della struttura). Tanti modi di chiamare una struttura che non sarebbe più stata un ospedale (tradizionalmente inteso) tra Amministrazioni regionali di centro destra e centro sinistra che per quasi 15 anni si sono rimpallate le responsabilità: la solita vecchia storia che la colpa è sempre degli altri.

Quella vicenda si sta avviando alla fine, nello stesso modo in cui è cominciata, quasi a mantenere una paradossale coerenza. Infatti la struttura è pronta ma da La Stampa del 14 gennaio scorso: “Il nuovo ospedale aprirà nel 2020, ma non sarà raggiunto dai mezzi pubblici e, per qualcuno, soprattutto per gli anziani, sarà un disastro“. Come ha denunciato Flavio Boraso, il direttore dell’Asl To 3, “Tutti sapevano che avremmo aperto ora, tra l’altro rispettando le tempistiche dell’intervento, d’altronde non si poteva lasciare vuota, alla mercé di tutti, una struttura sanitaria già completamente arredata”. Insomma, il nuovo polo sanitario di Venaria è stato inaugurato, ma per ora nessuno ci può arrivare con i mezzi pubblici, perché non sono stati né previsti, né organizzati. Siamo ancora allo studio delle ipotesi ed ovviamente la responsabilità, come spesso capita, è di nessuno. Non dell’Amministrazione Chiamparino, se è vero che non ha previsto a fine mandato i fondi necessari, non dell’attuale Amministrazione Cirio, se continua a giocare a rimpiattino. Sul punto convergono anche i due aspiranti candidati alla carica di sindaco di Venaria, che hanno preferito
non tirare in ballo i rispettivi partiti e/o coalizioni di appartenenza (PD, Lega e dintorni), solo qualche meno impegnativo richiamo generico ai tanti scarica barile sul tavolo e/o alle inadempienze della giunta grillina venariese, che ha le sue responsabilità ma non tali da spiegare la macroscopica inefficienza (la sanità è competenza regionale).

Infatti, va ricordato che in termini generali se un Comune chiede una modifica/potenziamento sul proprio territorio del trasposto pubblico gestito da GTT, deve metter sul piatto le risorse necessarie per gestire il nuovo piano dei costi: ogni fermata in più di una linea esistente ha il suo costo. Ma cosa ben diversa è una nuova struttura sanitaria che come ha ricordato anche il sindaco di Pianezza Castello “…. servirà 80mila cittadini ed è imprescindibile attivare un nuovo servizio di collegamento tra il nuovo ospedale di Venaria e l’ospedale di Rivoli, a diretto beneficio dei cittadini di Druento, San Gillio, Pianezza, Alpignano e Rivoli”. In questo caso spetta alla Regione Piemonte stanziare le risorse necessarie e trovare una quadra all’interno dell’Agenzia per la Mobilità per organizzazione il trasporto affinché diventi fruibile da parte di tutti i cittadini e tutti gli operatori un nuovo servizio pubblico che la stessa Regione ha realizzato. Purtroppo, l’assenza di un governo politico a Venaria non agevola le trattative e così in assenza della voce dei partiti locali che non possono/vogliono schierarsi contro i livelli superiori sono corsi in supplenza (per fortuna) i sindacati che bene hanno fatto nel denunciare “la scandalosa situazione esistente che rende irraggiungibile con mezzi pubblici la struttura sanitaria” andando a penalizzare soprattutto gli anziani e le persone che non possono contare su auto privata per accedere al servizio. Mercoledì 22 gennaio alle 10.30 davanti al Palazzo Civico CGIL-CISL-IUL e i Rappresentati unitari dei lavoratori della Sanità hanno convocato un presidio per ribadire la necessità di intervenire quanto prima.

L’importante è partecipare!

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