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Katia Pasqualotto

VENARIA. La riapertura dopo il lockdown è un terno al lotto

Ritorno alla normalità? Per i commercianti di Venaria, la riapertura dei rispettivi locali è un terno al lotto. Fatto di insidie, costi, preoccupazioni. E molto altro ancora.
Martedì scorso hanno riaperto i parrucchieri. E Igor Cappello, titolare de “Il Barbiere” di via IV Novembre, le novità non lo spaventano: “Lavorare con mascherine e guanti non cambia il modo di tagliare i capelli. Anzi. Lo trovo igienico e corretto. Anche l’appuntamento per i clienti debbo dire non sembra una idea sbagliata. Dovrò valutarla per il futuro, quando torneremo alla normalità. Quanti clienti sto facendo al giorno? Uno ogni mezz’ora, dalle 8 del mattino in poi, con orario continuato, fino alle 20. Ora sto valutando se tenere aperto la domenica mattina. Magari accontento qualche pensionato che vuole farsi solamente la barba”. Intanto, però, anche lui fa i conti con questi mesi di blocco forzato: “Come la maggior parte dei miei colleghi commercianti, ho ottenuto i 600 euro del Governo. Ma le spese classiche sono rimaste. Più che i 25mila euro di prestito, che in fin dei conti sono un altro debito però spalmato su più anni, avrei preferito uno storno di tutte le tasse. Un anno bianco, tanto per intenderci”.
Andrea Dipinto, titolare del bar “H Baracca” di via Gabriele d’Annunzio, spera in un aiuto da parte del commissario straordinario: “Mi piacerebbe potesse decidere di firmare un provvedimento come quello fatto dal Comune di Torino. E, allo stesso tempo, di non farci pagare i rifiuti per questi due mesi in cui siamo stati a casa, senza poter lavorare. E’ una situazione particolare. Io potrei tenere aperto fino alle 21 ma non lo faccio perchè ho paura. Ho paura che il locale possa essermi chiuso perché chi è deputato al controllo possa trovare troppe persone fuori. Ho paura di finire come quella gelateria di Torino, che il titolare deve servire il gelato e allo stesso tempo controllare che non si creino assembramenti. Quanti tavoli terrò? Molti meno dei sedici attuali. Sto studiando il modo per lasciare spazio tra un tavolo e l’altro e tenere un numero congruo di sedie e tavolini”. E le spese aumentano: “Ho ricevuto solo i 600 euro del Governo, che non sono serviti neanche per pagarmi la bolletta della luce, che era di 700 euro. In questi giorni ho comprato le pastiglie per le pulizie, l’alcol, i guanti, il gel idroalcolico, le mascherine, gli adesivi da mettere per delimitare percorsi e i manifesti con sopra scritte le regole da rispettare dentro e fuori. Sai quanto ho speso? Più di 400 euro. E non ti dico quanto ho incassato di colazioni e qualche birra in questi giorni. Spero bene per il futuro. Ma ho tanta paura…”. 
Stefano Mistroni, titolare del bar “De Florio” di corso Garibaldi, “Non abbiamo ancora la cultura della colazione take away, come invece in altre Nazioni. E’ stata un’occasione per continuare il rapporto con i nostri clienti. Ora si riparte, rispettosi delle regole che d’ora in poi dovremo rispettare. In questi giorni, gli agenti della polizia locale sono più volte passati per correggere eventuali errori e per farci capire come agire. Perché non è per nulla facile. I clienti, dobbiamo dirlo, sono abbastanza diligenti. In qualche caso abbiamo dovuto spiegare come fosse importante indossare la mascherina o mantenere la distanza in caso di attesa. Alcuni sono poco informati, inutile nasconderci. Speriamo sia una questione provvisoria. Anche perché è molto complicato: si fatica il doppio per la metà dei clienti”.  
Gianni Goffredo del “Geoffrey’s” di via San Marchese ha deciso di non aprire ancora e di proseguire con il delivery: “Ci sono ancora molti aspetti che mi lasciano perplesso. Non ha senso tenere aperto, con 15 posti su 65 a disposizione. Vorrei tanto poter avere la possibilità di utilizzare la parte esterna del locale, potendo così mettere altri quindici posti. Con trenta posti diventa abbastanza accettabile. Purtroppo ci vorrebbe l’ordinanza come quella di Torino, che dà la possibilità di poter creare un dehor supplementare, senza pagare oneri. Non pago 3mila euro di suolo pubblico, con annesso aumento dell’immondizia. A questo punto proseguo con il delivery”
Katia Pasqualotto, titolare del negozio “Katia Acconciature” di via IV Novembre, è una mamma di di due bambine: “Come posso tenere aperto la domenica? Sono ancora piccole e mio marito lavora in panetteria. Stiamo facendo sacrifici pur di tenere aperta l’attività, che amo alla follia. Certo, per me è cambiato il modo di lavorare. Ho una postazione in meno di taglio e acconciatura e una in meno per il lavaggio capelli. Due poltrone in meno vuole dire il 50% in meno di guadagno. Perché io e la mia collaboratrice, fino a prima del Covid, potevamo gestire fino a quattro clienti in contemporanea, a seconda di cosa dovessero fare. Soldi? Ho ottenuto i 600 euro e ho richiesto il contributo. Ma io sono una nuova attività, perché sto per compiere un anno dall’apertura. E la banca è restia a concedermi il contributo. Si è presa qualche giorno per decidere. Paure? Tante. La principale è quella di essere costretta a chiudere per il poco incasso rispetto alle spese sostenute. Pensa che ho pagato la luce, con negozio chiuso: 187 euro. Ti pare normale? E poi c’è il telefono, i fornitori, il materiale per rendere sicuro e igienizzato il locale. Non sono spicci…”. Nel frattempo, è anche arrivato un controllo sicurezza nel suo locale, pochi giorni dopo la riapertura: “Era tutto a posto, per fortuna. Sono contenta. Vuol dire che rispetto le regole”. 
Alessandra Indini, titolare de “Il giardino delle Erbe”, erboristeria di corso Garibaldi, ha dovuto stravolgere le sue abitudini: “Ho ridotto drasticamente gli orari di apertura, lavorando su prenotazione con la clientela più fidelizzata. Adesso ho riaperto, ma ovviamente prima di tornare a regime con incassi e orari passerà molto tempo. Era importante ripartire. E’ stato bellissimo poter rivedere e virtualmente abbracciare i miei clienti. E’ un piccolo segno di ritorno alla normalità. Contributi dal Governo? Ho ricevuto i 600 euro e ora sono in attesa di risposte per quanto riguarda il prestito”.

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Blogger: Claudio Martinelli

Claudio Martinelli
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