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Francesco Bozzato

VALPRATO. Quell’oasi dove i contagi di Covid-19 stanno a zero

Tra i piccoli comuni di montagna che non hanno fatto registrare alcun contagio da Covid-19 ci sono i tre della Valle Soana: Ingria, Ronco, Valprato. E’ proprio da quest’ultimo che iniziamo una serie di interviste ai primi cittadini per capire come sia stata vissuta l’emergenza nei loro paesi  e cosa prevedano per il prossimo futuro.
Il sindaco di Valprato, l’architetto Francesco Bozzato, ha potuto osservare la crisi prodotta dal coronavirus da due visuali assai differenti: quella di una cittadina di pianura della ricca Lombardia ritrovatasi di colpo nel vortice del contagio e quella di un piccolo paese montano senza  vittime né malati. Bozzato si divide infatti tra Magenta – dove ha la sua sede lavorativa – e Valprato, che amministra dal 2014. 
Dov’era in questi mesi: qui o laggiù?
L’8 marzo avevo deciso di rientrare in Lombardia e non sono più tornato anche se come sindaco sarei stato autorizzato a farlo. Si è trattato di una scelta precisa per rispetto verso questa comunità.  Ho rimesso piede in paese solo da lunedì 4 maggio.
Come ha trascorso questo periodo?
Ovviamente chiuso in casa. I contagi a Magenta ci sono stati, tanto più che in città abbiamo un ospedale, ma per fortuna  non ho avuto problemi. Il Comune siamo riusciti a gestirlo bene sia per merito della tecnologia (ad esempio tenendo on-line le riunioni di giunta) sia perché il vicesindaco Diego Gallo Balma e l’assessore Bruno Foglietta vivono  a Valprato. 
A cosa attribuisce l’assenza di contagiati?
Gli abitanti si sono comportati bene, hanno seguito le regole e, non arrivando più gente da fuori, questa è diventata quasi una comunità chiusa. 
All’inizio però non era andata così. Cos’era accaduto nell’ultimo fine settimana prima del Lockdown? 
Il 7 e l’ 8 marzo in effetti qui era pieno di gente: c’erano anche gli impianti sciistici aperti. Abbiamo temuto per i gestori dei locali pubblici, che avevano avuto tanti contatti. Fortunatamente è andata bene e da allora non è più salito nessuno: qualcuno ha cercato di farlo ma è stato fermato al posto di blocco e sanzionato. Altri avevano deciso di rimanere, stabilendosi nelle seconde case, e non  si sono più mossi.
Come hanno reagito all’emergenza gli abitanti di Valprato e delle sue frazioni?
All’inizio c’era preoccupazione poi man mano hanno imparato a convivere con  questa realtà. Da parte nostra abbiamo subito provveduto ad acquistare le mascherine, distribuendole tramite il Soccorso Alpino. Le abbiamo date a tutti coloro che erano presenti in paese, residenti e non residenti, e tutti le utilizzano.
Com’è trascorsa la vita a Valprato in questo periodo?
Gli spostamenti fuori dal paese si erano ridotti al minimo. Qualcuno era in Cassa Integrazione, qualcun altro lavorava da casa; a muoversi per lavoro erano davvero in pochi. Per gli acquisti di generi alimentari c’era il nostro unico negozio, che è anche una pizzeria e che fa consegne a domicilio; per la farmacia si andava a Ronco. Chi era costretto a scendere a fondovalle per acquisti qui impossibili (ad esempio per comprare il pellet) lo faceva malvolentieri.
E all’interno del paese cos’accadeva?
Avevamo detto chiaramente che non si doveva uscire tutti i giorni per fare la spesa  e così è avvenuto. Tutti mettono la mascherina sebbene non sia obbligatoria. Ho incrociato persone che da tempo non vedevo: mi hanno salutato dalla macchina ma non sono scese per venirmi incontro. E’ questo il segreto: essere prudenti ed accorti. Certo il modo di vivere è  cambiato e c’è stato un rallentamento nella vita sociale: non si va in giro, non ci si incontra con i compaesani. Poi è chiaro che il divieto di fare passeggiate oltre i 200 metri da casa è risultato meno pesante qui – dove le distanze sono minime – che non in una grande città. 
Per l’economia di Valprato ci sono state ricadute negative?
Dal punto di vista commerciale si può dire che ci siano stati anche aspetti positivi: di venerdì la pizzeria ha sfornato 80 pizze, come nei periodi di punta! Le ordinazioni degli abitanti hanno sopperito alla mancanza di presenze esterne.
Con le scuole chiuse, come se la cavano gli studenti?
Per venire incontro alle esigenze delle famiglie abbiamo anticipato il “Bonus-residenti”, che di solito viene versato a fine anno: si tratta di 400 euro, che possono servire  per comprare un computer ai figli.  La nostra Scuola Materna  – che ospita anche i bimbi di Ronco e che ha 8 iscritti – sta funzionando malgrado la chiusura: la maestra si mantiene in contatto con loro attraverso WhatsApp che serve per inviare disegni, fotografie, compiti. 
Cos’è accaduto oggi, primo sabato della Fase 2?
Pensavo peggio: il movimento ovviamente è aumentato però si sono comportati tutti bene. I proprietari delle seconde case sono venuti a vedere se fosse tutto a posto ma sono rimasti dentro le loro abitazioni: non si sono recati a fare la spesa  e non hanno gironzolato per le strade. 
Il posto di blocco all’imbocco di Ronco c’è ancora?
No. Sarebbe difficile gestirlo, ora che è possibile raggiungere le seconde case e far visita ai parenti. Tuttavia abbiamo controllato e controlleremo  che chi viene qui rimanga solo durante il giorno. Detto questo, non abbiamo nulla contro i villeggianti, anzi vogliamo che tornino appena sarà consentito: l’importante è che mettano le mascherine e mantengano le distanze. Saranno ben accetti. 
Pensa che in estate i turisti aumenteranno?
Si va sicuramente verso una rivalutazione delle nostre montagne, visto che gli spostamenti saranno più difficili: dobbiamo prepararci ad accogliere i turisti e lo stiamo già facendo, confrontandoci con i gestori delle strutture ricettive. A Campiglia e Piamprato, ad esempio, ci sono spazi adatti ad essere utilizzati come déhors. Ma non ci sono solo i villeggianti: potrebbero aumentare gli abitanti stabili. Molti hanno provato in questo periodo il desiderio di vivere in un luogo tranquillo, in un paese senza contagi, e mi telefonano per chiedermi se la connessione ad Internet funzioni bene  e se sia possibile lavorare da casa. Se davvero verranno a stabilirsi qui ne saremo ben contenti! 

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Blogger: Caterina Ceresa

Caterina Ceresa
Autore e collaboratore de La Voce del Canavese nell'alto Canavese

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