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Le sorelle Sandra, Giuditta e Caterina negli anni della maturità artistica

VALPERGA. Il Trio Lescano in Canavese

Gallenca, regione di Valperga – un lembo di terra tra il torrente omonimo e il torrente Orco, forse un tempo parte importante della mitica Canava, tra  Castellamonte a oriente e Valperga-Cuorgnè a occidente – ha una struttura abitativa sparsa su un territorio abbastanza vasto: gruppi di casolari dei quali si sono conservati gli antichi toponimi (Boetti, Beltrami, San Martino, Silvesco, Bertotti, Rivarotta per citarne alcuni), corrispondenti nel periodo medioevale a villaggi abitati da  gente dedita alla coltivazione della fertile piana alluvionale ed alla pesca.

Borgata Boetti: una schiera di cortili chiusi da fienili, stalle, depositi, un piccolo accesso carraio ognuno, abitazioni formate da un gran numero di locali piccoli e grandi su piani diversi, un sottopasso che porta all’antico forno comunale.

Muri e scale, ovunque la pietra, materia prima abbondante portata dai torrenti: il Gallenca vicinissimo alle case che brontola durante le piene, l’Orco più lontano presenza amica e talvolta ostile, nel mezzo la trecentesca roggia di Favria temuta per la sua violenta corrente ma risorsa preziosa per l’irrigazione e, un tempo, di movimento per le macine dei mulini.

E’ a Boetti di Gallenca che possiamo trovare le tracce delle sorelle Leschan, l’indimenticabile Trio Lescano, che qui hanno vissuto un periodo non facile della loro vita.

Il padre Alexander Leschan di origini ungheresi lavorava nel mondo del circo, la madre, Eva De-Leuwe, era una cantante d’operetta olandese. Erano cresciute in Olanda, dove avevano lavorato prima come acrobate e poi avevano formato un trio vocale, senza ottenere grande successo.

Arrivano in Italia a metà degli anni Trenta accompagnate dalla madre, dove sono scoperte dal maestro Carlo Prato e col nome di Trio Lescano rappresentano la risposta italiana al trio statunitense delle Andrews Sisters.

I nomi delle tre sorelle Alexandra (1910 – 1987), Judith (1913 – ?) e Kitty (1919 – 1965) sono subito italianizzati in Alessandra (Sandra), Giuditta e Caterinetta (Caterina).

Il Trio, divenuto in breve tempo popolarissimo grazie alla radio, inizia accompagnando cantanti celebri come Ernesto Bonino e Silvana Fioresi per poi esibirsi in canzoni esclusive del Trio, soprattutto di genere swing, tra le quali famosissime Maramao perché sei morto, Ma le gambe, Pippo non lo sa, Tuli Tulipan e Il pinguino innamorato.

«Lo stile del trio è basato su raffinati virtuosismi vocali, una tecnica che prende il nome di vocalese, su armonizzazioni swing e jazz. Per lo più consiste nel fatto che ognuna delle tre sorelle canta su un’ottava diversa la stessa melodia, creando un effetto polifonico dal suono particolarmente brillante e armonico (usato anche nel passato nel canto gregoriano)». (1)

L’origine ebrea della madre crea al Trio qualche problema: pare ci sia stato anche un carteggio tra le sorelle Leschan e il duce in persona con la richiesta di salvare la loro madre dalle leggi razziali promulgate dal regime nel 1938. E’ invece del novembre 1939 una dichiarazione del ministero dell’Interno secondo la quale le tre cantanti devono essere “considerate a tutti gli effetti di legge non appartenenti alla razza ebraica”.

Nel 1941 le sorelle Leschan ottengono la cittadinanza italiana, e la notizia ha grande risalto sulla stampa, che per loro ha coniato definizioni come “Le tre grazie del microfono”. Con il nuovo status e la popolarità raggiunta tutto pare filare liscio; invece i guai seri sono dietro l’angolo.

E’ a questo punto che le strade delle Lescano si intersecano con quelle di una famiglia di borgata Boetti, non a caso Boetto di cognome.

La famiglia Boetto – padre, madre, una figlia e due figli – a metà degli anni ‘30 si trasferisce a Torino per gestire la trattoria Barolo (all’angolo tra piazza Vittorio Veneto e via Bava).

Il padre, dichiaratamente contrario al regime, viene precettato per la guerra coloniale in Africa; in pochi giorni è costretto a cedere la trattoria rimettendoci molti soldi e lasciando la famiglia senza lavoro. Trovato un escamotage per evitare la partenza, lavora prima come muratore e poi come aggiustatore meccanico. La moglie trova un lavoro a ore presso la famiglia Leschan che abita in uno stabile che dà sulla piazza, la figlia svolge lavori di casa presso una famiglia benestante, i figli maschi frequentano la scuola. Intanto hanno cambiato casa, li troviamo prima in via San Giobbe (2), poi in via Principe Amedeo.

Spesso madre e figlia si recano dalle Lescano, che nel frattempo si sono trasferite in uno stabile di via Artisti (nello stesso stabile abita il noto maestro Alberto Semprini), per dare una mano nell’accogliere i numerosi ospiti, soprattutto artisti, che le frequentano, e servire il caffè, preparato alla turca.

Le Lescano sono molto cortesi con le persone che lavorano per loro, talvolta ricambiano con generi alimentari di cui loro possono disporre, molto più di quanto sia possibile con la “tessera” di regime. A volte i figli della famiglia Boetto sono incaricati di  portare in camerino abiti di scena alle Lescano e in questa circostanza hanno la possibilità di assistere ai loro spettacoli per l’EIAR al teatro Vittorio Emanuele di via S. Massimo.

Papà Boetto di tanto in tanto si reca in bicicletta a Valperga dove ha lasciato casa e parenti e torna in città con qualche pagnotta preparata nel forno della borgata e qualche panino di burro di campagna.

Le incursioni aeree su Torino iniziano dopo l’entrata in guerra dell’Italia: la notte tra l’11 e il 12 giugno 1940 dodici bombardieri inglesi arrivano su Torino dalle basi dello Yorkshire, e colpiscono il quartiere a ridosso di Porta Palazzo e precisamente via Priocca e via XI Febbraio.

Seguono altre incursioni, le principali a gennaio 1941 e ottobre 1942.

Dopo i primi bombardamenti, i Boetto iniziano a trascorrere periodi sempre più lunghi al paese natale. Al definitivo rientro trovano la casa parzialmente occupata da operai in forza ad una vicina fabbrica che in quel periodo lavora a ciclo continuo per l’esercito; un loro terreno è stato espropriato a loro insaputa per costruirvi un nuovo impianto per aumentare la produzione. In un periodo così difficile non rimane che rassegnarsi alla nuova situazione.

Mamma e figlia continuano saltuariamente a lavorare in città ed è in quel periodo che vengono a sapere che la pressione del regime sulle Lescano si è fatta più forte. I Boetto conoscono l’origine ebrea di mamma Leschan, sono abituati ad avere a che fare con famiglie con questa origine: infatti la figlia ha anche lavorato per una nota famiglia ebrea a Villa Valpiana, prima che i componenti fossero tutti deportati in Germania.

Nonostante la popolarità le Lescano sono tenute sotto controllo, anche perché qualcuno le accusa di mandare messaggi cifrati in canzoni come Tuli tulipan (considerata alla stregua delle cosiddette “canzoni della fronda” antiregime).

Mamma Evelina prevedendo il peggio chiede aiuto per trovare un rifugio lontano dalla città. La famiglia Boetto trova due stanze presso i vicini di Valperga, la famiglia Rolando: mamma Lescano e figlie raggiungono Valperga in treno, una per volta accompagnate da mamma Boetto.

È la primavera del 42. E’ stata da poco promulgata la legge che prevede l’esclusione degli elementi ebrei dal campo dello spettacolo: “Art. 1. E’ vietato l’esercizio di qualsiasi attività nel campo dello spettacolo a italiani ed a stranieri o ad apolidi appartenenti alla razza ebraica, anche se discriminati,(..) Art. 2. Sono vietate la rappresentazione, l’esecuzione, la proiezione pubblica e la registrazione su dischi fonografici di qualsiasi opera alla quale concorrano o abbiano concorso autori od esecutori italiani, stranieri od apolidi appartenenti alla razza ebraica e alla cui esecuzione abbiano comunque partecipato elementi appartenenti alla razza ebraica (..) Art. 5. Con decreto del Ministro per la cultura popolare, di concerto con il Ministro per l’interno, sarà nominata una Commissione di cui fanno parte anche due rappresentanti del Ministero dell’interno ed alla quale è attribuito il compito di provvedere alla compilazione ed all’aggiornamento degli elenchi di autori e di artisti esecutori appartenenti alla razza ebraica.

Nei riguardi degli autori ed artisti italiani e degli autori ed artisti stranieri od apolidi, residenti nel Regno, l’inclusione nell’elenco dovrà essere preceduta dall’accertamento della posizione razziale, da parte del Ministero dell’interno, secondo le norme contenute negli articoli 8 e 26 del R. decreto-legge 17 novembre 1938, n. 1728.” (3)

Le Lescano si sistemano a borgata Boetti in due camerette al piano superiore di un vecchio edificio; dal balcone in legno possono anche accedere con una scala a pioli ad uno stanzino nel sottotetto che usano come deposito. Si sono portate dietro lo stretto necessario: di tanto in tanto ritornano a Torino in bicicletta per recuperare vestiario, oggetti per la casa e in cerca di qualche contatto amico che faccia loro capire la situazione.

Tramite agganci locali riescono anche a procurarsi qualche mobile per la casa e una macchina da cucire. Con i proventi della loro attività precedente anche nello sfollamento possono disporre di cose impossibili per i contadini del borgo: molte legate alla loro vita di artiste e mondana, scarpe di ogni foggia, vestiti, pellicce, fanno colazioni e merende con pane bianco, marmellate, cioccolato, generi che condividono anche con curiosi bambini del borgo che vanno a far loro visita.

Si concedono anche qualche piatto della loro tradizione olandese, come zuppe di riso e latte molto dolcificate.

Hanno contatti solo con la famiglia Boetto e la famiglia Rolando che le ospita, escono di casa lo stretto necessario, si recano a prendere l’acqua ad una vicina fontana con alcune persone del posto e una fila di bambini che rivolgono loro ingenue domande. Leggono molto, di tanto in tanto ricevono qualcuno, spesso viene da loro il fidanzato di Ketty.

Alla fine del 1943, forse avvertite che qualcuno le sta cercando, lasciano nottetempo il rifugio di Gallenca. Vi rimane la madre Evelina, passata ormai da qualche tempo al cattolicesimo; lei sarà a Gallenca fino a fine 1944 per ritornare a Torino ancora in via Artisti.

La mossa delle figlie è stata quanto mai tempestiva: due giorni dopo la fuga un gruppetto di camicie nere si presenta ad  Evelina quando ormai le Lescano hanno già cambiato aria.

Per quale destinazione? Forse un rifugio presso amici in Valle d’Aosta, forse sotto la protezione di un gruppo partigiano in Valle Soana.

Finita la guerra, dopo tre anni di silenzio, il Trio Lescano si congeda dal pubblico italiano con una ultima interpretazione, alla radio, il 1° settembre 1945, accompagnato al pianoforte dal maestro Semprini, venuto appositamente da Londra.

Giuditta e Sandra si trasferiscono poi in Sud America. Caterinetta lascia il Trio e rimane a Torino con il suo compagno Augurio. Viene sostituita nella formazione da Maria Bria (4) del Centro Sperimentale EIAR che parte anche lei per il Sud America e continuerà a cantare con loro fino agli anni Cinquanta: un periodo difficile, anche per i precari rapporti con l’impresario che le aveva convinte a continuare la carriera all’estero.

Giuditta in quel periodo si lega ad un uomo d’affari argentino; della coppia non si avranno più notizie, spariti nel nulla o lontani dal mondo in qualche paradiso sudamericano.

Sandra, rimasta sola, per un periodo lavora come interprete, poi incontrato un signore vedovo di origine toscana torna in Italia con lui.

In un’intervista realizzata da Natalia Aspesi de La Repubblica, Sandra Leschan racconta: «Nel 1939, l’anno in cui Gilberto Mazzi cantava “Se potessi avere mille lire al mese”, noi guadagnavamo mille lire al giorno. Avevamo comprato un bellissimo appartamento a Torino, possedevamo una Balilla fuori serie a 4 porte, i nostri armadi erano pieni di vestiti… rifiutammo sempre la tessera fascista».

Sandra, ultima superstite del trio, si è spenta a Salsomaggiore nel 1987.

A Boetti di Gallenca è rimasta l’eco di questa vicenda umana, tipica dell’epoca ma particolare per l’intreccio tra le vite semplici dei contadini del borgo e quelle di artiste affermate, queste ultime perseguitate da un regime che non si fermava neppure davanti al talento di tre ragazze che avevano dato molto alla musica italiana.

Un sincero ringraziamento alle famiglie Boetto e Rolando per le informazioni e per le immagini messe a disposizione

Note

1. Elaborazione di informazioni disponibili sul web.

2. Via S. Giobbe non esiste più, sul sito è stata costruita una caserma dei Vigili del Fuoco.

3. Estratto della legge del 19 aprile 1942-XX  firmata Vittorio Emanuele, Mussolini, Pavolini, Grandi.

4. Oggi, ottantenne, vive a Chivasso.

Articolo tratto dalla rivista Canavèis

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