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VALLE SOANA. Il monumento dello spazzacamino compie 40 anni

Il vento fresco di queste parti si accompagna a un sole finalmente splendente dopo una settimana di nuvole e pioggerellina dispettosa: in questo gradevole clima si è svolta sabato 13 agosto la riuscita festa per i 40 anni dall’inaugurazione dl monumento allo spazzacamino.

La statua di un giovane, armato degli attrezzi del mestiere e che annuncia a gran voce i suoi servizi passando per tante strade di città lontane, venne innalzata nel 1977 nella frazione Giroldi del Comune di Locana con il contributo dell’allora  Comunità Montana Valli Orco e Soana: l’intento era ed è rimasto quello di ricordare un mestiere duro e praticato da tanti giovani sin dall’inizio dell’Ottocento e che ancora per i primi 70 anni del Novecento costituì un’opportunità lavorativa importante per tanti giovani di questo territorio. Partiti dalle loro povere case di montagna quando spesso erano ancora bambini, i “Burna”, come vengono chiamati nel loro gergo, trovavano lavoro a Torino, a Chivasso, ad Alessandria, a Vercelli, addirittura  a Genova.

Nel dopoguerra, con la ricostruzione  e l’avvio delle prime attività industriali , molti di loro divennero artigiani con garzoni alle loro dipendenze, con tanto di fatturazione, telefono e magari piccole pubblicità affisse in punti strategici delle città per richiamare l’attenzione di chi dovesse pulire camini e caldaie.E se, come raccontano gli antichi documenti, gli spazzacamini chiamati “ramoneurs” erano tenuti in gran conto nel 1700 alla corte di Francia, negli anni del boom econmico erano grandi aziende come Wamar, Lavazza e la stessa Fiat a richiedere il loro lavoro Anche di quei tempi, quelli delle prime soddisfazioni economiche dopo tanto duro lavoro, si è parlato nella giornata del quarantennale, iniziata con la Messa celebrata proprio davanti al monumento da Don Sergio Noascone, Parroco di Sparone, ma nato e cresciuto proprio in queste borgate di Locana.

Fra i presenti, tanti spazzacamini ormai anziani e le loro famiglie, dove qualche figliolo ha continuato la loro attività,  è stato tutto un susseguirsi di emozioni e ricordi, a cominciare da quelli di Secondo Nora, uno dei promotori dell’iniziativa, che ha voluto qui gli amici e i colleghi di tanti anni di lavoro, arrivati da ogni parte del Piemonte. Un grande cuscino di fiori bianchi ricorda i “burna” che non ci sono più e anche per loro Don Sergio legge la “Preghiera dello Spazzacamino”, mentre i canti che accompagnano la cerimonia si diffondono intorno creando un’atmosfera di profonda commozione. Poi è il momento  dell’ufficialità con i brevi interventi del Sindaco di Locana Giovanni Bruno Mattiet e dell’Assessore  Bruno Giuseppe Merlo in rappresentanza del primo cittadino di Noasca, Da entrambi un omaggio sentito alle tradizioni del mestiere dello spazzacamino, il richiamo alla durezza dei tempi in cui molti ragazzini erano costretti a cercare di lavorare tra funi e ramazze per sostenere la famiglia e a sottolineatura di volere preservare tale patrimonio di lavoro e tradizione. Oggi il mestiere dello spazzacamino, pur supportato dalla tecnologia, è tornato a coinvolgere tanti artigiani, soprattutto con la diffusione di sistemi di riscaldamento come il pellets. Tuttavia la statua rappresenta  una tradizione viva di lavoro e di fatica, di realizzazione e di sconfitta, di destini a volte tragici e di belle storie umane prima ancora che professionali: per questo il Comune di Locana ha voluto che intorno al monumento sorgesse un’area attrezzata con panche e tavoli e con una casetta dotata di servizi igienici in modo che qui ci si possa anche fermare, per guardare, conoscere, capirel epopea di un mestiere che da queste parti nasce più tardi che altrove, non ve ne è traccia infatti negli Statuti municipali fino al 1750, ma che poi diventa un volano occupazionale non trascurabile.

“Grazie a chi ha lavorato per consentirci di spendere i soldi per realizzare questa area e farlo subito” racconta ancora Giovanni Bruno Mattiet, mentre in molti si affollano intorno alle foto appese, foto antiche e preziose in cui riconoscere un parente o un amico, foto del primo decennale in cui riconoscersi, foto storiche che ritraggono la famosa “Opera Spazzacamini” che a Torino si occupava dell’assistenza a coloro che arrivavano in città per fare questo lavoro e magari cercavano alloggio presso compaesani già sistemati e poi a loro volta aiutavano altri. Una catena di solidarietà priva di  retorica altisonante, ma piena di umanità e generosità semplici e quindi sincere. Vincoli, amicizie, incontri, ricordati in un caldo sabato di agosto seduti a tavola tutti insieme, davanti a un ottimo pranzo, con l’obiettivo e l’augurio  di rivedersi, magari per il mezzo secolo di quel monumento che sembra cantare  alle belle montagne che lo incorniciano :“Come rondine vo…il mio nome è lo spazzacamin”.

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Blogger: Celestiana Ronchetto

Celestiana Ronchetto
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