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VALLE ORCO E SOANA. Quei bei presepi di Chironio e Pezzetto

Pezzetto e Chironio: non piccoli comuni montani ma soltanto borgate, situate una in  Valle Soana, l’altra in Valle Orco. Secondo il punto di vista  imperante fra legislatori e politici italiani sarebbero da considerarsi delle nullità.

Eppure queste due borgate sono riuscite, grazie all’iniziativa ed all’impegno  dei loro abitanti e villeggianti  – la prima già da qualche anno, la seconda dal 2015 –  a dar vita ad iniziative analoghe, che le hanno rese mèta di visitatori che probabilmente, fino a quel momento, nemmeno ne conoscevano il nome. Entrambe hanno ospitato nel periodo natalizio ( a Chironio fino al 15 gennaio) una  grande quantità di presepi all’aperto, costruiti in arte povera e con materiali di recupero.  Grandi o minuscoli, sono stati sparpagliati un po’ dovunque: stradine, cortili, davanzali, scale, nicchie, prati. Dovunque c’era un buco in cui fosse possibile sistemare degli oggetti, lo si è sfruttato.  Dire che i loro creatori si sono sbizzarriti, lasciando libero sfogo alla propria creatività, è poco: dopo ave visitato questi due luoghi non sarebbe  più lecito sostenere che gli abitanti delle vallate canavesane siano poveri di fantasia. E’ vero che gli autori sono per lo più persone residenti altrove e con alle spalle esperienze di vita variegate ma  sono  originari dei luoghi ed una parte almeno della loro creatività discende probabilmente dai loro antenati: il problema di queste vallate forse non è l’assenza di fantasia ma la paura di lasciarla fluire liberamente, perché era considerata in passato, e spesso anche ora, un lusso che non ci si può concedere.

Non è il valore dei materiali (tutt’altro che pregiati) a rendere interessanti questi presepi  ma la capacità di chi li ha ideati di dare vita a composizioni originali, che spesso si avvicinano all’arte. Certe creazioni – specialmente quelle che utilizzano il legno – piacerebbero agli estimatori dell’Arte Contemporanea  e non sfigurerebbero in concorsi come quello di Scultura che si svolgeva in passato in concomitanza con la Mostra dell’Artigianato di Pont.

Pezzetto: le creazioni artistiche

La prima creazione che accoglie il visitatore di Pezzetto è quella realizzata all’interno della fontana situata a lato della strada asfaltata, là dove inizia il vecchio nucleo abitato: un pezzo di corda adeguatamente sagomato riesce   a riprodurre l’immagine stilizzata della Sacra Famiglia, creando l’impressione di trovarsi di fronte ad un mosaico pavimentale romano od alto-medievale. Poi si va alla scoperta delle altre opere: piccole o grandi composizioni, realizzate con statue, case  e capanne acquistate sul mercato (dove l’originalità sta nella loro composizione e collocazione) oppure create dal nulla con materiali tipici delle località montane: legno, lana, juta.

Ci sono i presepi tradizionali di una certa dimensione: quelli in stile napoletano, baroccheggianti, con strutture complesse su più piani, e quelli alpini, creati con ceppi di legno o tronchi contorti. Ci sono quelli  minuscoli collocati sui davanzali, su mensole, sui gradini di una scala, e quello contenuto nella parte in vetro di una vecchia damigiana. Poi i collage su vetro o compensato (tavolette racchiuse nei  barattoli o figure ad altezza reale ospitate in una stalla abbandonata), i lavori di intaglio, le statuine realizzate con l’impasto della pizza… I bambini che frequentano la Scuola Primaria di Ronco e quella dell’Infanzia di Valprato hanno contribuito rispettivamente con un mini-presepe racchiuso in una sfera di vetro e con una torretta costituita da rondelle di legno sovrapposte in cima alla quale è collocata la capanna.

Dalle riproduzioni realistiche si passa a quelle simboliche e bisogna dire che sono queste a riservare le maggiori sorprese. E’ incredibile come si riesca a creare Sacre Famiglie commoventi  e credibili con il filo di ferro, i rocchetti di lana da filare, minuscole fascine, pigne, stoffe e carte lucenti adeguatamente sagomate. In un orcio rotto  a metà ne è collocata una interamente realizzata all’uncinetto; in cima ad un palo su cui si arrampicano file di formiche di legno fissate con chiodi a vista, San Giuseppe e la Madonna sono due pigne ed il Bambino un piccolo cono di pino. E’ commovente un gruppo realizzato con la rude juta: quel Bambin Gesù che si protende verso le braccia aperte di sua madre  è davvero una piccola opera d’arte e riesce a trasmettere un’intensa emozione. 

La stilizzazione è portata all’estremo in una serie di sculture lignee dove l’intervento umano è ridotto all’essenziale ma con pochi tocchi sapienti crea meraviglie: i gruppi davanti alla chiesa; quello addossato ad una vecchia porta di legno; quello – complesso ed articolato nella disposizione – che occupa una scala, un  pianerottolo e la vicina nicchia voltata. La composizione in assoluto più bella, per la sua capacità evocativa e per la bravura scenografica di chi l’ha ideata è però forse la Natività sulla Slitta, realizzata con pezzi di tronco cilindrici alla sommità dei quali sono state fissate rondelle, sempre di legno, per le teste: coperte da mantelli di stoffa quelle di Giuseppe e Maria, da una parrucca gialla carnevalesca quella del Bambino. Le figure sono disposte scalarmente  sulla slitta, a sua volta appoggiata ai gradini di una scala semi-diroccata, sopra un lungo velo bianco drappeggiato che simula la neve. Splendido davvero!

Chironio: le creazioni artistiche

A Chironio si comincia subito alla grande. Appena arrivati nella borgata,  prima di raggiungere il piazzale della chiesa, dove inizia il nucleo antico, uno degli edifici costruiti negli ultimi decenni mostra ai visitatori la sua versione del presepe.

Un’alta catasta di legname  occupa tutto lo spazio sotto il balcone del primo piano: per buona parte è costituita da pezzi squadrati  e scuri, sostituiti in alto da pezzi cilindrici, con  la parte tondeggiante e più chiara a vista. Nella catasta si aprono tre nicchie ( una ospita la capanna, le altre delle botteghe artigiane), collegate da un “sentiero” costituito da bastoni lunghi, stretti e scuri, lungo il quale sono collocate altre statue di persone e di animali. Ai suoi piedi, sul terreno, si allunga una striscia di muschio con le pecorelle  in fila. Il tema verrà riprese altre volte, più in piccolo, all’interno della borgata.

Subito dopo ecco la prima opera dal forte sapore simbolico: sotto una tenda rosata, tre pezzi di legno (due più grandi, uno più piccolo  e triangolare) simboleggiano la Natività. Ed è proprio il tema delle tre figure centrali  del presepe (oltre, in qualche caso, al bue ed all’asinello) quello che più ricorre e che viene declinato in tutte le possibili varianti: dalla riproduzione delle forme umane ed animali in modo fantasioso ma riconoscibile all’astrazione assoluta.  Alla prima categoria appartengono le opere realizzate con materiale di cancelleria, con gli strumenti da parrucchiera, con le matasse di lana. Belle le teste umane ed animali create con tela bianca sagomata ed adagiate sopra un letto di foglie secche dentro una vecchia culla. Interessanti i  cavoli collocati su una cassetta di legno, avvolti in una stoffa a guisa di mantello  e con gli occhi costituiti da vecchi bottoni. Allontanandosi sempre più dal reale, ecco i mini-presepi dove le statue sono sostituite da mollette di legno del bucato, spighe di grano,  fili di paglia legati. Per il resto è il trionfo dell’arte concettuale: nessun tentativo di riprodurre le forme anche in modo stilizzato e simbolico. Contano solo un numero (il tre)e le proporzioni fra gli oggetti: più grandi quelli che rappresentano Giuseppe e Maria, più piccolo quello del Bambin Gesù. Che vengono rappresentati, un po’ irriverentemente, sotto forma di   vasi da fiore, macinini, caffettiere, tazze, bottigliette, cuscini, e poi pietre, mattoni, cazzuole da muratore, forconi da fieno e persino dei sottopiedi.  I pazienti del Reparto Geriatria dell’Ospedale di Cuorgnè, in modo un po’ macabro ma in sintonia con l’ambiente in cui vivono, hanno utilizzato siringhe, cotone idrofilo, bottigliette per le soluzioni da iniettare con le flebo…

Tornando a raffigurazioni originali ma meno astratte, c’è solo l’imbarazzo della scelta: statue dentro i calici sotto una tenda ad igloo o dentro pentole in disuso appese al muro; sopra rondelle di legno allineate o dentro blocchetti da costruzione. Un paio di vecchi scarponi riempiti di muschio ospitano la capanna da un lato, le pecorelle al pascolo dall’altro; un “Libro dell’Avvento” con le pagine di stoffa fa compagnia ad un  presepio di concezione tradizionale ma con le statue sostituite da patate dipinte. Un appassionato di navigazione ha ricreato un mare mosso con le imbarcazioni ondeggianti: il mare è un velo azzurro, le barche sono pezzi di legno. Non mancano infine i presepi veri e propri, creati con muschio, pietre, statue, primo fra tutti quello – grande e ben progettato – ospitato sotto una tettoia accanto alla chiesa.

La viuzza centrale è addobbata di luci come i paesi di maggiori dimensioni e, grazie alla lanterna fornita dagli organizzatori, è possibile anche di sera inoltrarsi tra le prode erbose cosparse di pecore a misura reale per raggiungere il ponte romanico: lì sotto, accanto al letto del torrente, è stato collocato quello che chiamano “il Presepio di Ghiaccio” con figure bianche illuminate dai lampioni.

Pezzetto in Valle Soana: la borgata.

Pezzetto è una borgata di Ronco, situata nella laterale Valle di Forzo, e la si raggiunge percorrendo per qualche chilometro la strada che si stacca dalla provinciale della Val Soana poco prima del capoluogo. E’ un piccolo agglomerato di case, racchiuso in un tornante della strada, che mantiene il volto  e la struttura dei vecchi borghi montani: fabbricati in pietra che ospitano locali di abitazione, stalle e fienili; stradine di collegamento dal rustico selciato, caratterizzate da ripide scalinate, da slarghi improvvisi ed improvvise strettoie. Gli edifici sono per lo più disabitati ed inabitabili, stalle e fienili prevalentemente vuoti, molte scale sono semi-diroccate, come accade nelle frazioni spopolate. Il  borgo però non  è abbandonato: oltre che nelle poche case moderne costruite all’esterno del nucleo principale, anche nella parte vecchia c’è qualche luce che brilla nella sera, si ode qualche voce dietro le finestre e qualche passo si muove rapido sul selciato.

Chironio in Valle Orco: la borgata

Chironio è una delle tante borgate del Comune di Locana. Dista appena tre chilometri dal capoluogo ma sorge in una posizione appartata, al termine di una strada dall’andamento tortuoso, che si distacca da quella che sale agli impianti sciistici dell’Alpe Cialma. Si arriva in auto fino allo spiazzo antistante la chiesa per poi proseguire a piedi lungo un viottolo tortuoso che si snoda stretto fra le case, con brevi diramazioni laterali verso cortili e prati, e poi esce dall’abitato in direzione del ponte romanico. Vi risiedono stabilmente una decina di persone , tutte anziane, ma i giovani e meno giovani che vi tornano per il fine settimana sono riusciti  a mettere in piedi quest’ iniziativa dei “Presepi diffusi”, probabilmente ispirata da quella di Pezzetto e che, visti i risultati, merita il plauso dei suoi visitatori.

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