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VALCHIUSELLA. Maltrattamenti e nei confronti dell’ex convivente, alla sbarra

Ossessionato dalla gelosia. Al punto da impedire alla convivente di uscire di casa ed arrivando quasi a strangolarla, nel corso di un violento litigio. La relazione era durato per 19 anni e 4 mesi, dal 1989 fino al 2008 quando la donna, esausta, aveva deciso di lasciarlo e di sporgere denuncia. L’uomo, un cinquantenne residente in un paesino della Valchiusella, di professione collaboratore scolastico, ora è imputato, presso il Tribunale di Ivrea, per una serie di accuse che vanno dai maltrattamenti allo stalking, dalle minacce alle lesioni.

Giovedì mattina, di fronte al giudice Marianna Tiseo, è stata sentita proprio la vittima, oggi residente in Liguria. Ha ripercorso con difficoltà e dolore gli episodi avvenuti nella casa coniugale e, spesso, di fronte ai figli piccoli. “Ci sono stati momenti di tranquillità ed altri agitati – ha cercato di riassumere il lungo periodo passato insieme -. I maltrattamenti sono iniziati nel 1991, dopo la nascita di nostra figlia. Magari mi metteva le mani al collo e cercava di strangolarmi oppure mi colpiva al torace”. Botte, insulti, aggressioni dopo l’uomo aveva bevuto. “Tornava a casa per la cena, dopo essere stato al bar – ha aggiunto la donna -, a volte succedeva anche a pranzo. Non mi apprezzava come compagna. Diceva che la casa era disordinata ma soprattutto mi accusava di avere degli amanti. Mi faceva molta paura. Non rispondevo quando provocava, cercavo di non controbattere anche se mi sarei sentita di farlo. Non ho più lavorato perchè lui era geloso”.

La donna ha raccontato di essersi licenziata da un impiego per evitare altri fastidi. “Quel lavoro mi era stato trovato da mia sorella – ha spiegato al giudice -. Lui diceva che lei copriva i miei tradimenti. Ho lasciato perchè non volevo che se la prendesse anche con lei. Non uscivo più con nessuno, addirittura andavo dalla pettinatrice o da mia madre accompagnata dalle mie figlie. Uscire da sola era improponibile”.

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