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Uniamo memoria ed impegno con i Mangiastorie, – Tradire, voltagabbana,! – Alba di fuoco! – Res Gestae Favriesi. Versus Solem Orientem . – Piastrinoaferesi – Rorido. – Quante cose.- Res gestae favriesi, i rimedi di una volta

Uniamo memoria ed impegno con i Mangiastorie
Giovedì 22 marzo presso il Salone Polivalente verrà ricordata la XXIII Giornata Nazionale contro le Vittime della Mafia, evento anche se ufficialmente istituito dal Parlamento nel 2017, esisteva già prima, promosso da Libera. . La data del 21 marzo non è una scelta casuale ma voluta, essendo il primo giorno di Primavera. Se con la Primavera si risveglia la natura con la giornata contro le Vittime della Mafia si è vuole immaginare simbolicamente il risveglio e la rinascita delle coscienze di tutti i cittadini, nonché il rinnovo ciclico dell’impegno che ognuno è tenuto a tenere alto, rimanendo vigili sulle libertà civili faticosamente, e a prezzo alto, ci vediamo riconosciute. La mafia oltre ad essere un fenomeno di criminalità organizzata, è anche un certo modo di pensare che rifugge dalle regole, della lealtà, della giustizia. La mafia è prepotenza e prevaricazione verso i nostri simili. Per questo dobbiamo rimanere sempre vigili con investimento costante e lungimirante nella cultura ed educazione alla legalità, condannando ogni principio di violenza. Durante lo spettacolo i Mangiastorie racconteranno delle storie basate sulle vittime di mafia, alternando il racconto alle canzoni. Uno spettacolo che narra le vite di grandi uomini e donne come Bruno Caccia, Rita Atria, Hiso Telaray, Don Peppe Diana, Jerry Essan Maslo, Annamaria Torno e Pio La Torre e molti altri. Una serata che merita partecipare al Salone Polivalente di Favria giovedì 22 marzo alle ore 21, organizzato dal Comune di Favria in collaborazione con Libera, Biblioteca Comunale G. Pistonatto che sarà un’occasione di incontro e di scambio per parlare di un’Italia che cambia, che unisce memoria e impegno. Non mancate ne vale la pena e….passate parola
Favria, 20.03.2018 Giorgio Cortese

Ogni giorno non devo avere paura dell’ombra, perché li vicino, da qualche parte, c’è la luce che illuminerà il mio cammino

Tradire, voltagabbana,!
L’etimologia della parola tradire è sicuramente latina, e deriva da tradere, dal’unione del prefisso tra- oltre + dare, con il significato di consegnare, ai nemici. Quindi in origine, il tradimento era un fatto appartenente all’ambito militare. Successivamente il termine si estese anche ad altri ambiti fino ad assumere il significato odierno, conservando generalmente quel senso fortemente negativo e dispregiativo. Tradire significa in genere, mancare di fedeltà, ma a seconda dell’uso, assume sfumature differenti. Il tradimento se riferito al significato, all’interpretazione di un fatto significa falsare,travisare. Se riferito allo sguardo o ad una espressione emotiva significa esprimere, svelare, far trapelare. Se riferito ad un’ideologia, un partito significa rinnegare, essere un “voltagabbana”;. L’espressione “voltagabbana” deriva dal nome con cui era chiamato un largo cappotto con maniche e talora con cappuccio, spesso foderato di pelliccia o di altra stoffa, usato nel medioevo dagli uomini di ogni classe per difendersi dalla pioggia o dal freddo o per cavalcare, indossato principalmente dai militari. La gabbana derivazione di gabbano. Deriva dall’arabo qaba, di origine persiana, in in età moderna, ha indicato una veste da lavoro usata da contadini, operai. L’espressione deriva dal contesto militare nel quale i soldati disertori indossavano le giubbe al contrario per non farsi notare ed essere quindi riconosciuti. Ci sono politici che cambiano casacca in base alle stagioni, l’importante è stare dalla parte del più forte che, in Italia, ha sempre ragione a prescindere dalle ragioni. Leggendo i giornali capisco sempre di più che l’incoerenza rappresenta il vizio più diffuso e, per questo, più tollerato nel BelPaese. E ammettiamolo ci sono molte persone volubili e, un po’ codarde. Certe persone l’unico coraggio che hanno è ammettere di non averne. Se li conosci li eviti i voltagabbana ma questi loschi individui conoscono molti trucchi e prudentemente hanno vie di fuga preparate con cura da preveggenti. Torna ciclicamente la loro ora in cui esibirsi nei salti mortali che la gente ben presto dimentica convinta dai mascheroni perfetti. Superano in forza la gramigna i voltagabbana in tutti i campi e certo merita plausi la cura d’esser graditi dai nuovi padroni. Se poi per caso il vento gira sanno avvertirlo per primi bravi a escogitare ogni scusa pronti a servire il carro dei vincenti.
Favria, 21.03.2018 Giorgio Cortese

Nella vita presto o tardi coloro che sono vincenti sono coloro che credono di poterlo fare

Alba di fuoco!
Le affascinanti profondità marine celano tesori e misteri meravigliosi e inimmaginabili, che sfidano il tempo e la memoria. Nessuno lo sa meglio di Dirk Pitt, direttore della Numa, e del suo braccio destro Al Giordino, che al mare hanno dedicato la vita e la professione. In questo romanzo “Alba di fuoco” di Clive e Dirk Cussler siamo arrivati il ventunesimo romanzo della saga che vede protagonista l’eroe Dirk Pitt, impegnato nel tentare di fermare il ripristino dell’Impero Ottomano, da parte di un fratello e una sorella malvagi che si definiscono gli ultimi discendenti dell’Impero, e quindi gli unici degni di farlo rinascere sfruttando e causando le rivolte delle popolazioni arabe, per guidarlo e comandarlo, più facilmente grazie al caos indotto. La religione è sempre stata un buon motivo per cominciare una guerra e per continuarla durante i secoli, tramite lotte segrete e battaglie nascoste. Azioni militari e private per conto dei rispettivi dettami religiosi, dettati da esseri umani ottusi e senza scrupoli, secondo loro in missione contro gli infedeli, qualunque essi siano, perché loro sono in missione per conto di dio. Ma in questa storia non c’entrano i Blues Brothers. C’entra la Turchia e il Medio Oriente. C’entrano i Musulmani, i Cristiani e gli Ebrei. C’entrano i segreti da nascondere per non imbarazzare chi governa e ha governato per decenni o secoli. L’imbarazzo può avere delle ripercussioni importanti sulla credibilità, che si riflette anche sulla facilità di governo e sulla sua legittimità. Un bel romanzo dove i poteri forti sono sempre più forti e occulti. Segreti come le trame contorte della nostra storia, disseminata di tesori scomparsi e reperti che se scoperti possono contribuire a cambiare il mondo che conosciamo in un altro mondo, che potrebbe anche piacerci di meno. “Alba di fuoco” di Clive e Dirk Cussler è un’avventura emozionante e cinematografica nelle visioni e nelle immersioni, che lega la sua trama alla storia, romanzo piacevole da leggere, si trova alla Biblioteca Pistonatto di Favria. Quando leggo questi romanzi di azione provo piacere nell’animo perché sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più gradevoli della vita quotidiana.
Favria 22.03.2018 Giorgio Cortese

Ci sono tanti diamanti falsi in questa vita che passano per veri, e viceversa.

Res Gestae Favriesi. Versus Solem Orientem
Prima del XII d.C. le Chiese erano edificate secondo i canoni costruttivi e soprattutto di orientamento, stabiliti già nelle Costituzioni Apostoliche redatte nei primi secoli del cristianesimo. Sin dagli albori del cristianesimo era diffusa la tradizione di orientare i templi o più in generale i luoghi di culto verso la direzione cardinale est, Versus Solem Orientem, in quanto per i cristiani la salvezza era collegata alla generica direzione cardinale orientale. Infatti Gesù aveva come simbolo il Sole, Sol justitiae, Sol invictus, Sol salutis, e la direzione est era simbolizzata dalla croce, simbolo della vittoria. Nel Medioevo le chiese erano generalmente progettate a forma di croce, generalmente latina, con l’abside orientato ad est. L’ingresso principale era quindi posizionato sul lato occidentale, in corrispondenza dei piedi della croce in modo che i fedeli entrati nell’edificio camminassero verso oriente simboleggiando l’ascesa di Cristo. La direzione orientale corrisponde a quel segmento di orizzonte locale in cui i corpi celesti sorgono analogamente, dal punto di vista simbolico, alla stella della nascita di Cristo, nota come “la stella dell’est”. Le chiese dovevano assolvere agli aspetti puramente liturgici quindi le istruzioni che venivano date agli architetti in fase di progettazione si basavano su tutta una serie di indicazioni tratti dalla simbologia liturgica della religione cristiana. Era poi l’architetto ad impiegare Matematica, Geometria e Astronomia al fine di esprimere simbolicamente la funzione liturgica del culto. Il significato metaforico era notevole infatti la cupola stava sovente a rappresentare la volta del cielo, mentre l’altare simboleggiava la cima della croce di Cristo. L’architetto sfruttava le proprie cognizioni di Astronomia di posizione per ricavare mediante osservazioni, calcoli e costruzioni geometriche la direzione di orientamento più opportuna per verificare le specifiche simboliche richieste dai committenti. L’Astronomia però era solo un mezzo per esprimere le funzioni liturgiche e simboliche del monumento. Le ragioni per cui vennero adottati criteri di orientamento astronomici furono spesso dettate da esigenze mistiche più che reali. Infatti è noto che la Croce di Cristo fu eretta sul monte Calvario in modo da essere rivolta verso ovest, quindi i fedeli in adorazione devono essere rivolti ad est che per antica tradizione è la zona della luce e del bene, pars familiaris, in contrapposizione con la pars hostilis, che identifica la direzione occidentale. Per tradizione Cristo salì in cielo ad oriente dei discepoli e pare che così facessero anche i Martiri. Sempre secondo la tradizione l’aurora è il simbolo del Sole della Giustizia che si annuncia e anche il Paradiso Terrestre veniva ritenuto, dai primi cristiani, essere genericamente ad oriente. Per questa simbologia anche la croce di pietra nel Cimitero a Favria è rivolta ad est cosi chi pregava davanti alla croce si rivolge verso l’est.
Favria 23.03.2018 Giorgio Cortese

Le persone veramente geniali sono quelle che creano concordia tra il mondo in cui vivono ed il mondo che vive in loro..

Piastrinoaferesi
La piastrinoaferesi consiste nel prelievo delle sole piastrine. Oltre ai requisiti necessari alla donazione di sangue intero, il donatore di piastrine dovrà avere un normale assetto emocoagulativo e un peso di almeno 50 kg. L’operazione può essere effettuata con più cicli di centrifugazione durante i quali l’apparecchiatura utilizzata separa la parte corpuscolata del sangue dal plasma, che viene restituito al donatore. Il procedimento dura circa un’ora e mezza, e l’aspetto particolare in questo caso è che le piastrine raccolte, seppur conservate in frigo, dovranno essere utilizzate entro un breve termine, 5 giorni e gli impieghi più ricorrenti sono nella terapia di pazienti leucemici, oppure sottoposti a chemioterapia o a trapianto di midollo. osseo. Per questa vita breve delle piastrine, si può dire che questo tipo di donazione è mirata ad un ricevente già identificato. Grazie alla plasmaferesi e alla piastrinoaferesi è possibile ottenere da un singolo donatore “prodotti” di maggior efficacia terapeutica e di migliore qualità. Con il vantaggio addizionale di aumentare la sicurezza trasfusionale evitando l’insorgere nel ricevente di possibili reazioni immunologiche.
Favria 24.03.2018 Giorgio Cortese

Dicono che i libri pesano tanto, eppure, se me ne cibo leggendoli vivo tra le nuvole

Rorido.
Che strana parola rorido dal significato di rugiadoso, bagnato, infatti deriva dal latino ros roris con il significato di rugiada. Quindi propriamente può essere rorido il prato al mattino, roridi i fiori che se scossi stillano. Più estensivamente il rorido diventa in genere il bagnato, ma l’immagine della goccia evocata dalla rugiada resta
Favria .25.03.2018 Giorgio Cortese

Ogni tanto la ruota gira, ma certe persone rimangono sempre dei criceti!

Quante cose…
Quante cose si possono apprendere dai libri? Esperienze, momenti, cultura, relax…frasi. Personalmente ho l’abitudine di scrivere, una volta sul quaderno, adesso sul cellulare, tutte le frasi più belle che si trovano nei libri. Ecco perché i libri sono in grado di cambiarmi, ovviamente in meglio, la vita.
Favria, 26.03.2018 Giorgio Cortese

Quanto i tengo a fare qualcosa, non lo chiamo lavoro

Res gestae favriesi, i rimedi di una volta
Sotto Carnevale una concittadina grande cuoca eccellente mi ha parlato della mela ruggine, frutto di origine incerta, anche se le prime coltivazioni sono state individuate nella zona delle alpi piemontesi da cui prende il nome. Da non confondere con le altre varietà similari come la renetta grigia di Torriana o la Spitzlederer dalle quali si distingue per la polpa un po’ acidula e per il profumo di mandorla amara che ricorda il Platin. Il frutto generalmente si raccoglie a fine settembre ancora molto sodo, ma quando raggiunge la perfetta maturazione esprime tutte le sue qualità gustative. E’ inoltre una pianta molto rustica e non richiede trattamenti, perciò è ideale per una coltivazione a carattere familiare e/o biologica. Ideale sia per consumo fresco e cotto. Mi ha raccontato come sua nonna metteva delle mele nella tofeja che aveva delle piccole crepe e ormai inadatte per cucinare le cotenne con i fagioli. La tofeja è un tipo di pentola in terracotta tipicamente piemontese, prodotta tradizionalmente a Castellamonte in Canavese. Di forma panciuta è dotata di quattro manici fatti ad ansa e coperchio che chiude l’imboccatura, parecchio più piccola della circonferenza della pancia. Viene utilizzata per cuocere i faseui grass, fagioli grassi, fagioli grassi, ricetta carnevalesca Canavesana di fagioli con cotiche e altre parti di maiale. Dopo questa precisazione proseguo nel dire che i contenitori vecchi che presentavano delle crepe venivano usati per fare cuocere le mele. La mela cotta è il dolce ideale per chi non vuole appesantirsi dopo i pasti, ma desidera comunque qualcosa di sfizioso. La mela ha proprietà lassative, soprattutto una volta cotta e la buccia è ricca di fibre. Una volta serviva come un toccasana anche per combattere i primi sintomi di influenza e raffreddamento perché è un conforto per il palato che riscalda, coccola ed è facile da digerire.
Favria, 27.03.2018 Giorgio Cortese

Mi pongo sempre il quotidiano l’obiettivo di vivere una vita: semplice ma non vuota.

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