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Una felpa si aggira per l’Italia

Parafrasando Marx ed Engels ne “Il Manifesto del Partito Comunista”, “Una felpa si aggira per l’Italia”. Vabbè, la nostra bella penisola non è tutta l’Europa, e nemmeno l’indumento è sempre una felpa, essendo di volta in volta uniforme della polizia, divisa dei vigili del fuoco, della protezione civile, persino da boy-scout, se servisse a portar seco voti.

Chiamiamola felpa, per brevità; cosa debba essere nello specifico lo chiarirà la scritta sul petto: Emilia, Milano, Roma, Lombardia, Veneto, Marche, Padania, Pro Recco, Sicilia, Frosinone, Finale Ligure, Pinzolo, Jesolo, Abruzzo, Salento, Napoli, Pisa, Bari… e così stampando.

Una vera e propria carta geografica che abbatte gli antichi muri posti a protezione della mitica Padania, travalica, travasa, striscia, irrompe verso il Sud un tempo vituperato. Confusione? Macché, semplice tattica per conquistar voti: armi o vangelo poco importa. E d’altronde un’altra felpa lo chiarisce: “Sono un populista”, ma anche “Stop invasione” (quale, la sua nelle terre dei terroni?), e poi “Donald Trump” (e “Vladimir Putin”, “Orban e compagnia” no?) per concludere con “Ruspe in azione”.

Ma sì, buttarla sulla caccia allo zingaro rende sempre, quasi meglio dei migranti, adesso che son calati di numero essendo chiusi nelle orrende prigioni libiche. Uno zingaro da “spianare” va bene per ogni occasione, come le felpe, appunto. Ma cosa c’è, dentro la felpa?

Disorientati, ci sovviene la fantasia di Lewis Carroll in “Alice nel Paese delle Meraviglie”, laddove ci racconta dell’incontro col Gatto del Cheshire, o Stregatto. Le apparizioni di questo personaggio sono così veloci che non è facile delinearne il carattere. Dal suo botta e risposta con Alice sappiamo che è dotato di arguzia, è scaltro e si eclissa facilmente, lasciando dietro di sé, immateriale e vago, il suo sorriso. Lo Stregatto non è un personaggio vero, bensì una caricatura, buono per ogni occasione, che si trincera dietro un sorriso simpatico eppure inquietante.

Così è la felpa: vuota, cinica, crudele e sorridente (in vista di telecamere); lo confermano le migliaia di selfie dove aleggia quel sorriso. E che tu sia un padano o un “terrone di merda” (come disse il giovane salernitano), ti resta quel ghigno appiccicato allo schermo del cellulare, a ricordarci che “lui è lui, e noi non siamo un c…o” (copyright Marchese del Grillo), almeno finché dura.

 

Certe parabole, però, rischiano di essere brevi, perché costruite sulla paura e con la furbizia. Presto o tardi gli Italiani se ne accorgeranno, anzi se ne stanno già accorgendo. Basteranno qualche altro nemico da buttare in pasto al pubblico, un sorriso artificiale ed il solleticar la pancia al fascista ch’è in noi per arrivare alle prossime elezioni in testa ai sondaggi?

Vogliamo e dobbiamo essere ottimisti, perché l’alternativa sarebbe un’onda nera come non si vedeva dal ’22 (e dagli con l’antifascismo, “male dell’Italia” come affermò un nostalgico pochi giorni fa). Niente paura… la nostra felpa “se ne frega”.

Mario Beiletti

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