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Un libro celebra il poeta Guido Gozzano nel centenario della sua scomparsa

“Guido Gozzano dalle Golose al Meleto” è un volume scritto a più mani in omaggio all’uomo e al Poeta nel centenario della sua morte. Un’occasione per riproporre un autore dimenticato o letto frettolosamente sui banchi di scuola, per farlo conoscere al grande pubblico senza intenti accademici, familiarmente, prendendo le distanze da quei luoghi comuni che ne fanno un poeta provinciale delle buone cose di pessimo gusto, “imbalsamato” sotto una campana di vetro come i frutti di marmo nel salotto di nonna Speranza.

Simona Gallizio, Marco Michela, Bruno Quaranta, Lilita Conrieri e Manuela Muzzolini accompagnano il lettore nei luoghi che hanno visto dipanarsi la vita di Gozzano, partendo da Torino, la cuna in cui era nato, fino a giungere a quel dolce paese che non dico, Agliè, il rifugio del giovane poeta. Un gradevole excursus di agevole lettura in cui ritrovare le tracce indelebili di un uomo e della sua variegata personalità, delle sue ambiguità e contraddizioni, anche se la parte più importante del suo essere uomo resta sotto silenzio perché, per dirla con Giorgio De Rienzo, neppure oggi possiamo conoscere il vero Gozzano, che è morto ed è stato sepolto con lui. Tutt’altro che provinciale e retrò, Gozzano è stato uno spirito inquieto che incarna molto bene le inquietudini del nostro tempo ed è un poeta moderno perché suscita ancora emozioni in chi si accosta alla sua poesia, dove trova quel sentimento dell’amore che dà il senso della contemporaneità e dell’universalità.

Dalla penna di Bruno Quaranta, uno spaccato della Torino della Grande Esposizione, da Palazzo Madama al Valentino dove ardono l’Alpi tra le nubi accese, passando per via Garibaldi, piazza Castello, via Roma, via Po, la via dell’Università in cui l’Avvocato assisteva alle lezioni di Arturo Graf, annoiato dagli studi giuridici che non porterà mai a termine. Una città da cui si allontanò più volte in cerca di climi più miti e che diventerà sempre più una parentesi nei momenti in cui la malattia si aggrava sempre più.

Lilita Conrieri, proprietaria di Villa Meleto ad Agliè, ci invita nelle stanze dove Gozzano, smontando e rimontando gli oggetti della quotidianità, costruisce gran parte della sua poesia, un luogo in cui le fotografie ingiallite, i pappagalli impagliati, le scatole senza confetti e i fiori in cornice sono il riflesso di una poesia che continua ad abitarci. E poi la camera di Guido … la mia stanza modesta …la reggia del non essere più, del non essere ancora, il salotto di nonna Speranza, le camere dei fratelli e della madre del Poeta.

Manuela Muzzolini ci racconta della corrispondenza d’amorosi segni tra Guido e Amalia Guglielminetti, 22 anni (due meno di lui), poetessa dal carattere schivo e diffidente, incrociata più volte alla Biblioteca della Società della Cultura di Torino. Il carteggio va oltre la semplice prosa epistolare e descrive in tono poetico l’inquieto amore che lega l’amazzone-medusa al dandy trasognato. Nello scambio epistolare emerge una relazione caratterizzata da un’ambiguità tra letteratura e vita, fra sentimento, attrazione e poesia. Un oscillare continuo tra incontri svaniti, desideri frustrati, partenze e riavvicinamenti, fino a quando Guido si rivolgerà ad Amalia come a una cara amica, convinto che fra due esseri così simili non potrà mai esistere un effettivo scambio.

Nella corrispondenza tra Guido e Amalia si possono leggere anche descrizioni di quei luoghi in cui il poeta trascorre lunghi periodi, nella speranza di veder migliorare le proprie condizioni di salute: Agliè, ma anche Ceresole Reale, Noasca, Ronco, Ivrea, meta favorevole alle fughe di un giorno, alle assenze di una notte …

Il volume, grazie al contributo di Anna Rita Santoro, offre anche un profilo psicografico di Gozzano che rivela alcuni aspetti di una personalità complessa e a tratti contraddittoria, in cui vita e morte si intrecciano costantemente, permeando la sua breve esistenza conclusasi a soli 33 anni d’età. Gozzano si illude di ritornare guarito dal viaggio in India, da quella cuna del mondo così lontana e così favolosa. Ma è appunto un’illusione che lo conduce a un lucido corteggiamento letterario della Signora vestita di nulla. Sul finire della parabola della sua vita terrena, Gozzano, candidamente innamorato di se stesso – come viene definito in un ritratto di Antonio Borgese – dirà: L’immagine di me voglio che sia sempre ventenne, come in un ritratto; amici miei, non mi vedrete in via, curvo dagli anni, tremulo e disfatto!

Pagine intense che ci restituiscono in modo comprensibile ma mai banale la vita di un uomo che, come affermò Eugenio Montale, entrò nel pubblico come poi non avvenne più ad alcun poeta: familiarmente, con le mani in tasca.

Il volume, edito dalla casa editrice Atene del Canavese di S. Giorgio Canavese, è accompagnato da un DVD, prodotto dalla Master Black, in cui si può ammirare la bella Villa Meleto col giardino e le stanze, alcune riprese della città di Torino oltre che suggestivi scorci paesaggistici e una mirabile interpretazione del Poeta e di Amalia.

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Blogger: Doriano Felletti

Doriano Felletti
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