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Un contributo di Marco Chiaro, Presidente Anpi di Caluso

Buongiorno a tutti, ho il piacere di inviarvi il video con il discorso tenuto davanti alla lapide dei partigiani fucilati dai nazifascisti il 7 aprile 1944, in via Roma a Caluso.

Come ben sapete la cerimonia di commemorazione si è svolta in ottemperanza alle disposizioni sanitarie contro l’emergenza del covid-19, con la presenza del sindaco, del capo della polizia municipale e del parroco. Allego anche il testo del discorso pronunciato.

Grazie Marco, e tanti auguri per la Sezione, che ha ben cominciato il suo lavoro!

La sezione ANPI di Caluso è rinata ufficialmente quest’anno, o meglio alla fine dell’anno scorso, dandosi il nome di “Staffetta partigiana”, in ricordo di tutte le donne che ebbero questo importante e rischioso ruolo nella lotta per la resistenza.

Avevamo una serie di iniziative in programma, in collaborazione naturalmente con

l’amministrazione comunale, e con la Pro loco, alle quali iniziative abbiamo dovuto rinunciare, o meglio, che abbiamo rimandato.

L’emergenza sanitaria del covid-19 ci ha messo davanti a una situazione ai più sconosciuta: prima di tutto restrizioni delle nostre libertà, e questo ci porta alla mente le parole di Calamandrei: “«La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare».

Ci ha messo davanti alla paura, a perdite dolorose, senza poter salutare i congiunti scomparsi. Con le dovute proporzioni, situazioni che ci possono portare alla mente quelle che furono vissute dalla popolazione durante la guerra, e quelle che vissero i partigiani e le loro famiglie. Infatti qualcuno ha affermato che siamo in guerra. E questo ci dovrebbe far venire alla mente quanto è importante la pace. Quanto è stato importante lottare per la pace (perché la guerra della resistenza fu una guerra per portare la pace). Ci dovrebbe far venire in mente quanto è difficile per tutti coloro che al mondo vivono dove la guerra c’è davvero. Succederà? Cambieremo? Impareremo a vedere le cose nella giusta prospettiva? Impareremo a non odiare chi da quelle guerre fugge? Impareremo a essere

solidali con chi ha bisogno?

In questo momento particolare emerge con forza la necessità della difesa di quei diritti che sono oggetto dei principi della nostra Costituzione, difesa di cui l’ANPI è protagonista:

la salute, il lavoro e la scuola, della cui importanza non dobbiamo dimenticarci, non dobbiamo dimenticare di quanto sia fondamentale dare ai giovani gli strumenti per fare delle scelte libere e consapevoli.

Il giovane partigiano Artom, pochi giorni prima di essere catturato, selvaggiamente torturato e barbaramente ucciso dai fascisti, chiese che gli fossero portati, su in montagna dove stava combattendo, dei libri per, cito testualmente «svolgere un po’ di educazione tra questi giovani partigiani: penso a quando si tratterà di ricostruire il paese». Perché «Il fascismo non è una tegola cadutaci per caso sulla testa: è un effetto dell’apoliticità e quindi dell’immoralità del popolo italiano. Se non ci facciamo una coscienza politica non sapremo governarci».

Fu una guerra per ritornare alla pace, ho detto prima. Ma c’è chi disprezza quella lotta. C’è chi si augura che il 25 aprile possa diventare per sempre una festa virtuale, perché non la sente come una festa che unisce, ma una festa divisiva, appartenente a una sola parte. Il 25 aprile è la festa di tutti quelli che credono nella libertà, nella democrazia, nella pace. E’ un dato di fatto, non è un’opinione.

E’ un dato di fatto che in quella data l’Italia è stata liberata da una dittatura, da 20 anni di assenza di libertà, di soprusi e violenze, e anni di guerra. Chi non la sente come la sua festa non fa un atto di fede politica, ma si mette al di fuori della democrazia e dello stato civile, al di fuori della Costituzione, contro la pace.

E infine ricordiamo loro, i partigiani fucilati su questo muro il 7 aprile 1944.

E li voglio commemorare parlando di due partigiani ancora in vita.

Qualche settimana fa ho ricevuto la telefonata di un partigiano di 96 anni, di Torino, che combatté nelle valli di Lanzo e nel canavese, e che voleva darmi il suo appoggio morale per svolgere al meglio il mio ruolo di presidente della sezione. Una telefonata con parole piene di forza, di passione, e anche di feroce rabbia verso l’abominio di quella dittatura che egli contrastò con le armi.

Parole che mi hanno toccato profondamente.

E poi lui, il nostro partigiano di Caluso, Vitale “Talin” Salvetti, che ha voluto salutarci con un discorso la cui registrazione è sui vari social: “L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione. Noi dell’ANPI, nel giorno del ricordo e della memoria di tutti i partigiani e del loro altissimo valore espresso, invitiamo il Paese intero a celebrare il 25 Aprile, come una risorsa di rinascita. Viva l’Italia! Viva i Partigiani!”

Commenti

Blogger: Mario Beiletti

Mario Beiletti
Oh bella ciao

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