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Umaneschi!

Umaneschi!
Abbiamo sempre avuto il vizio di proiettare sugli animali le nostre miserie e nefandezze. Il vecchio morbidamente lascivo lo chiamiamo porco, di un pessimo attore diciamo che è un cane, una donna bella e fatua è un’oca, lo stupido ha un cervello da gallina, allo scolaro scadente diamo del somaro, ma rende meglio in dialetto burich! Per non parlare, poi, del fatto che definiamo bestiali gli atti più perversi che compiamo, dimenticando che la perversione è una peculiarità tutta nostra, umana! Quegli animali siamo noi. Gli animali delle favole siamo noi, con le nostre virtù e i nostri vizi. Siamo il lupo e siamo la pecora ed il capretto, siamo la volpe e la gallina, siamo l’anatroccolo e il cigno. Siamo cattivi e buoni, siamo belli e brutti. Siamo portati a pensare che abbiamo due facce quella umana, nobile e quella animalesca, gretta. Anzi, non è corretto e basta, perché sappiamo che l’anima animalesca, cioè degli animali, può essere buona e cattiva come quella di noi umani. Se gli animali dovessero usare lo stesso criterio, potrebbero parlare dell’anima animale per designare il loro lato buono e dell’anima umanesca per designare il loro lato cattivo. Gli animali sono presenti nelle favole. Esopo, Fedro, La Fontaine nelle loro favole mettono in scena leoni, volpi, lupi, asini, capretti, lepri, corvi, topi, rane con sembianze di esseri umani divisi tra bene e male. Il loro scopo è morale, gli animali incarnano pregi e difetti umani: la forza, l’astuzia, la viltà, la bontà, la giustizia, l’onestà, la stoltezza, l’ostinazione, l’innocenza, la superbia, l’ingordigia. . Dalla notte dei tempi, le fiabe, tramandate di bocca in bocca, di padre in figlio, di nonno in nipote, hanno viaggiato per secoli e continenti portandosi dietro i loro principi azzurri, i loro eroi e i loro malfattori, i loro lupi cattivi, i loro animali dotati di facoltà magiche Gli animali nei racconti fiabeschi hanno la stessa funzione sciamanica del tappeto-volante, l’aquila, il cavallo, il lupo trasportano l’eroe nell’altro regno. Prima che arrivassero i grandi trascrittori di fiabe, fino a Calvino, che ha raccolto quelle italiane, l’Europa ha conosciuto i bestiari medievali, un filone letterario in cui ogni animale veniva narrato solo come simbolo pagano, e se il re delle fiere, il leone, è, come Cristo, capace di resuscitare i propri piccoli venuti al mondo privi di vita, l’indomabile unicorno riesce a diventare mansueto solo di fronte a una fanciulla che lo accolga nel suo grembo vergine. Ebbene si, quegli animali siamo proprio noi con la nostra natura umanesca!
Favria, 14.11.2019 Giorgio Cortese

Quando tutti mi dicono di rinunciare, dentro di me la Speranza mi sussurra suadente di provarci ancora una volta.

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