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Il Municipio di Venaria

Tutto torna come dopo

Tutto torna come dopo. Parola di Alessandro Bergonzoni, uno che di parole se ne intende. Può apparire un’ostentata ricerca stilistica di superficie, al contrario rappresenta la sintesi più profonda di chi leggendo tra le righe della realtà, dentro alla quale siamo stati catapultati un giorno come tanti, ci offre una via d’uscita, anche quando l’inarrivabile attore bolognese aggiunge: “Non vedo la luce in fondo al tunnel: ma devo diventare quella luce, dentro al tunnel”.

Parole che fanno riflettere e di tempo per farlo ne abbiamo avuto, oscillando tra la paura di non sapere cosa sarà il “dopo” e la speranza (forse) che “tutto torni come prima”. Il problema era proprio il “prima”, dicono alcuni, mentre il dopo è già adesso. È già iniziato. E potrebbe essere la classica soluzione contenuta nel problema, se solo fossimo in grado di cogliere il senso profondo di ciò che succede.

Questo vale per la dimensione personale in ciascuno di noi ma altrettanto per la dimensione collettiva, comunitaria. In questo senso non è azzardato pensare che proprio i Comuni, più di altri enti, saranno chiamati a ripensare la propria di dimensione, rappresentando da sempre il punto di riferimento più prossimo per i cittadini. Saranno proprio gli Enti Locali (già lo stanno facendo) a farsi carico del maggior carico di una delicata fase di ricomposizione del tessuto sociale ed economico e, in un certo senso, di rinascita appunto collettiva.

Ma non secondo le regole e le modalità della solita politica. Quella degli slogan, cui da un ventennio siamo ormai assuefatti, che promettere città più sicure e strade più pulite. Politiche di basso cabotaggio e dal fiato corto, utili a recuperare qualche voto in più, “parlando alla pancia” come sono soliti fare da qualche anno i partiti di Destra; o “parlando alla testa”, come l’ultimo centro sinistra che sembra aver smarrito la propria identità, naufragata nel desiderio di piacere a tutti e nella paura di scontentare qualcuno. Peraltro, categorie, destra/sinistra ormai ritenute estinte secondo la vulgata del post seconda repubblica. E forse lo sono davvero, anche se non nel senso inteso di superamento delle differenze culturali e di sistema di valori di riferimento (quelle per fortuna sono rimaste), quanto piuttosto dell’agire politico concreto, della prassi quotidiana delle politiche pubbliche, dove molte delle differenze di appartenenza sono sparite, lasciando sul tappeto le questioni irrisolte di sempre.

Dopo, cioè oggi, come ci ricordano Luciano Gallo e Gianfranco Marzocchi “È necessario un nuovo protagonismo delle autonomie locali non tanto come enti regolatori, pianificatori, decisori e controllori, ma soprattutto come “agenti” di sviluppo locale…. un’azione strutturata delle amministrazioni locali, fondata su una visione di una nuova forma di relazione fra PA e comunità, sussumibile in un’Agenda per l’Innovazione Sociale e per lo Sviluppo sostenibile dei Comuni (AGISCO)”.

L’ente Comune, pena l’autoreferenzialità spesso percepita da molti cittadini, dovrà svolgere la propria missione istituzionale all’interno di “un’alleanza di comunità”, capace di dar vita a un “soggetto collettivo multi-esperto”, frutto dell’integrazione di saperi, risorse e azioni dei soggetti, pubblici, privati e del terzo settore. Il Comune non come “risponditore automatico” delle esigenze del vivere comune ma come ri-generatore di una comunità in grado di provvedere a sé stessa, attivando le reti di prossimità.

Dopo, cioè oggi, non è “Non è più possibile in termini di efficacia pensare in modo individuale… Sento che c’è bisogno di costruire comunità di pensiero autenticamente crossover, in cui cultura, salute, welfare, educazione, economia s’incontrino e co-progettino. Ma è necessario andare oltre anche la dimensione del professionismo, ci vuole una comunità crossover con coloro che sono “esperti di vita”: donne, famiglie, giovani, anziani, cittadini tutti “adulti e competenti” che conoscono i propri bisogni e risorse”. (Alessandra Rossi Ghiglione).

Dopo, cioè oggi, c’è bisogno di una politica che “parli al cuore” delle persone. Perché il problema degli altri è da sempre uguale al mio. E nel pensiero collettivo, c’è la comunità. Da soli c’è solo l’avarizia.

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