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Gli ombrelli appesi......e subito buttati

TRINO. Ombrelli colorati: 12 mila euro e son già stati buttati tra i rifiuti

Riceviamo e pubblichiamo.

Fine ingloriosa per gli ombrelli di Trino e Robella: così come sono arrivati, alla chetichella, inaspettati ai più, così, in rapido silenzio, se ne sono andati. La loro presenza non è stata lunghissima e, in più, hanno avuto una vita travagliata: a pochi giorni dalla loro installazione una tormenta di vento e pioggia ne ha “massacrati” parecchi, cosa che si è ripetuta in tutti quei giorni in cui il brutto tempo ha imperversato sulla nostra cittadina. Il loro apporto estetico alla città, quindi, è risultato molto inefficace, se non nullo. Per la maggior parte sono finiti, ricorderanno i trinesi di buona memoria, come i famosi stendardi che, qualche anno fa, su incipit dell’On. Rosso, allora Presidente Onorario di quella sciagura amministrativa che fu “Terre d’Acqua”, avevano fantasiosamnte “battezzato” i presunti quartieri di Trino, che, per la maggior parte, anch’essi martoriati dalle incurie del tempo e degli uomini, finirono nei cassonetti o negli orti di molti trinesi per impedire la crescita delle malerbe. Su WhatsApp gira la fotografia (che allego) di un cumulo di questi ombrelli, tutti rotti, presso, mi sembra di capire, il Cerd cittadino. Per fortuna sono costati “solo” poco più di 12 mila euro, contro gli oltre, ma di gran lunga, 100 mila euro dei loro cugini stendardi. Ma 12 mila euro sono comunque tanti, e, con quella cifra, si sarebbero potute fare cose molto più interessanti, utili ed intelligenti. Ma la filosofia che li ha portati ad essere installati è stata la stessa dei predecessori: la volontà di apparire di un’amministrazione che non ha badato a spese per un qualcosa di futile, senza costrutto, che ha portato nulla alla crescita di Trino, al suo commercio, al nostro orgoglio di cittadini. Dio ci scampi se, per suscitare l’orgoglio di un paese, bastassero degli ombrelli, saremmo piazzati veramente male. In tutta questa vicenda mi è venuta in mente una lettura scolastica, di quelle che quando i professori te le impongono preferiresti un mal di pancia, ma che, a distanza di anni ti rendi conto che male non ti ha fatto: mi riferisco ad una novella di Giovanni Verga, La roba, in cui l’autore tratta il tema del possesso delle cose, della roba per l’appunto, utile per ostentare il proprio potere. Anche nel nostro caso gli ombrelli, e prima di loro gli stendardi, sono serviti a questo scopo: io (come amministrazione) ho soldi, ho potere da sbandierare e lo faccio come più mi aggrada, anche se non ha senso alcuno e se per farlo butterò via dei soldi, com’è accaduto.

Con questo mio scritto incorrerò di sicuro nelle ire degli ultras dell’amministrazione trinese, i leoni da tastiera dei social, quelli che, succede spesso, quando va bene ti criticano, nella peggiore delle ipotesi ti insultano, e, poi, come se niente fosse, se ti incontrano per strada, ti salutano serenamente e caldamente. Ma il problema, al netto di quest’ultima considerazione, rimane: a prescindere dal colore dell’amministrazione temporaneamente al comando, è lecito spendere soldi per bizzarrie che non portano costrutto alcuno alla collettività? E’ normale che su operazioni di questo genere, un opposizione degna di tale nome rimanga muta? Forse, senza gli eccessi di Mazzarò, il protagonista de La roba, bisognerebbe avere rispetto di essa, soprattutto quando La roba è denaro pubblico, ma tant’è…

Fausto Cognasso, Trino

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