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TORRAZZA. Consiglieri votando sullo smarino voterete il futuro del Paese, l’Italia

Venerdì alle 18 i consiglieri comunali di Torrazza voteranno sulle mozioni “no smarino” presentate da Luigi Corna e Rocco Muscedra.

Voteranno sul tema smarino a Torrazza. Apparentemente, su una questione locale. In realtà il loro voto avrà un’importanza che va molto al di là del tema circoscritto del deposito dello smarino nella cava a due passi dalle loro case. Di fatto essi esprimeranno un giudizio sull’utilità della TAV della Valsusa: l’arrivo dello smarino in paese è solo una parte della grande opera. Che è molto costosa.

Bene, è opportuno spendere tutti quei miliardi di euro pubblici per realizzare il TAV? Soldi che saranno prelevati dalle nostre tasche, anche di quelle dei concittadini dei consiglieri.

Una domanda – a che serve il TAV – che è oggetto di dibattito pubblico da decenni. Ma che è diventata ancora più bruciante in questo periodo di Covid: le risorse dello Stato sono drammaticamente poche e insufficienti a fronteggiare la tragedia della più grande crisi economica dalla fine della seconda guerra mondiale.  Bisogna usarle con oculatezza. Ricordiamoci che lo Stato spenderà una trentina di milioni solo portare lo smarino a Torrazza.

Si osserva spesso: quei soldi sarebbe più utile spenderli per irrobustire la sanità pubblica. Un’osservazione sensata, ma che parrebbe scontata, facile facile, persino un po’ demagogica.

Allora pensiamo ad altri possibili utilizzi di quella montagna di euro: ed esempio, al rafforzamento dei collegamenti telematici. In questi mesi molti italiani usano internet più di prima: gli adulti che lavorano da casa e gli studenti costretti a seguire le lezioni da remoto. Molti lamentano che le connessioni sono deboli e insufficienti. Basta attraversare il Po e andare in qualche paese della collina per rendersene conto: connessioni traballanti e insufficienti a reggere l’aumentato traffico di byte.

Dotare l’Italia di infrastrutture internet più robuste: questo sarebbe un impiego, uno dei tanti, certamente vantaggioso per il futuro del paese. Questa è la Grande Opera sicuramente necessaria. Ribadisco “sicuramente”. Possiamo infatti essere certi che l’irrobustimento dei collegamenti telematici sarà utile all’economia italiana: il futuro è lì.

Invece non siamo affatto sicuri che la Torino-Lione sia veramente necessaria e utile per il futuro. È stata concepita trent’anni fa. È già vecchia adesso, quando non ne è ancora cominciata la costruzione vera e propria. Nessuno sa con certezza quante merci viaggeranno tra Francia e Italia fra qualche altro decennio.  La linea esistente è stata ammodernata di recente ed è sottoutilizzata.

Vero è che la Torino – Lione avrebbe dovuto essere solamente uno dei tratti del “Corridoio 5”, che attraverserebbe l’Europa fra Ovest e Est, da Lisbona a Kiev. Ma il “Corridoio 5” è morto. Portogallo, Spagna, Slovenia, Ucraina si sono sfilate o sono molto tiepide. Il “Corridoio 5” è morto anche per una ragione ben presente agli studiosi di economia internazionale e di trasportistica: la vera, importante, e ricca di futuro, direzione delle merci è Sud-Nord. Quella che parte dai porti dell’Europa meridionale e sale verso l’Europa centrale e settentrionale. Non a caso i porti italiani, Vado Ligure, Genova, Trieste, stanno compiendo notevoli sforzi per accrescere la loro capacità di ricevere navi e merci.

Il “Corridoio 5” è morto prima di nascere. Mentre i collegamenti internet sono vivi e vegeti. Sono il nostro futuro. E l’Italia non vi ha ancora investito a sufficienza. Mentre l’utilità della Torino-Lione, a essere benevoli, è dubbia. Speriamo che, quando venerdì dovranno scegliere se approvare o respingere le mozioni “no smarino”, i consiglieri comunali di Torrazza allarghino lo sguardo oltre la piazza del municipio e facciano un pensierino sulle necessità del paese e sui settori nei quali è meglio investire gli euro in uscita dalle tasche. Dalle tasche di tutti, anche dai cittadini che li hanno votati, e anche dalle loro.

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