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Impianto di bitume: è troppo vicino a case e acquedotto? Leggendo e rileggendo i documenti, si affacciano nuove domande e nuovi dubbi.
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TORRAZZA. Bitume, gli ambientalisti chiedono chiarezza a Città Metropolitana

Torrazza, bitume, gli ambientalisti chiedono chiarezza a Città metropolitana.

Le associazioni ambientaliste scrivono a Città Metropolitana di Torino una lettera di osservazioni sul progettato impianto di produzione di bitume. L’impianto dovrebbe sorgere nell’area dell’ex Fornace Pautasso all’angolo tra la circonvallazione e strada Cascina Rossa.

La società TRAMA conduce già un impianto per la produzione di bitume all’interno della cava GOGEFA / FI.FA: l’impianto verrà dismesso quando entrerà in funzione quello nuovo. Da qui la prima domanda posta dagli ambientalisti: quali sono le ragioni del trasferimento? Occorre fare spazio allo smarino? Oppure a qualcos’altro? I tecnici di Città Metropolitana pare che non se lo siano nemmeno chiesto. Eppure costruire un impianto nuovo costa parecchio: la società deve pur avere qualche buona ragione per affrontare la spesa.

Il fatto è che – come ci segnalano da mesi i residenti – il nuovo sito di produzione bitume a Torrazza non è lontano da un pozzo dell’acquedotto, da edifici scolastici, da impianti sportivi, e dall’abitato centrale del paese. E dall’impianto usciranno rumore, puzza e scarichi di acqua: poco o tanto, ma usciranno. Le distanze sono state adeguatamente valutate da Città Metropolitana? A Rondissone l’ex Provincia ha appena perso un ricorso al TAR presentato dai Comuni, compreso quello di Torrazza, perché non aveva calcolato bene la distanza tra il sito di una progettata fabbrica di biometano e un edificio abitato da sessanta famiglie.

Le acque di pioggia che cadranno sul nuovo impianto di strada Cascina Rossa saranno convogliate, dopo trattamento, in un fosso scoperto lungo via Coppi: ma il progetto non indica dove a sua volta il fosso verserà le sue acque. In linea di massima, i corsi d’acqua del territorio torrazzese scendono a valle verso le campagne coltivate del Comune di Verolengo e in parte dello stesso Comune di Torrazza. La questione è stata più volte sollevata dal Comune di Verolengo nel corso dei procedimenti riguardanti la discarica di via Traversa Mazzini, le cui acque meteoriche versano nella roggia dei Mulino o roggia Natta, che a valle serve all’irrigazione dei terreni agricoli di entrambi i Comuni.

E il comune?

Colpisce il fatto che il Comune di Torrazza non abbia presentato alcuna “osservazione” al progetto. TRAMA ha depositato il progetto in Città Metropolitana il 23 maggio e il 29 l’ente lo ha messo in pubblicazione nel proprio sito, informando il Comune: da quel momento il Comune e i cittadini avevano 45 giorni di tempo per inviare le loro osservazioni. Ma nessuno ha mandato due righe. Nemmeno l’amministrazione di Torrazza, che pure ha presentato il ricorso al TAR per il biometano di Rondissone.

In Città Metropolitana il procedimento è andato veloce. Esaminato il progetto, e preso atto che non erano pervenute osservazioni, il 28 agosto i tecnici dell’ente hanno stabilito, con la Determinazione n. 275 – 9184 / 2019, che non era necessario effettuare la Valutazione di Impatto Ambientale: le informazioni ricevute dalla società proponente “sono state ritenute sufficienti per valutare l’impatto dell’intervento” sull’ambiente. I tecnici si sono così limitati a chiedere a TRAMA precisazioni e approfondimenti, che questo giornale chiederà all’ente pubblico. Aggiungiamo che Città Metropolitana non ha domandato un parere all’Azienda Sanitaria Locale.

Da quel 28 agosto gli interessati, compreso il Comune, avevano 60 giorni di tempo per presentare ricorso al TAR. Non sappiamo se qualcuno l’ha fatto.

Le autorizzazioni

A che punto è il procedimento autorizzativo in corso in Città Metropolitana? E chi lo sa. Abbiamo scritto e telefonato all’ufficio stampa, all’ufficio relazioni col pubblico, ai tecnici che seguono la pratica.

Abbiamo ottenute le risposte più contrastanti: qualcuno ci ha detto che il procedimento autorizzativo è solo all’inizio, un altro che è quasi concluso, ecc.

I “colleghi” dell’ufficio stampa, ai quali ci siamo rivolti fiduciosi, ci hanno invitato a rivolgerci all’URP, all’URP ci hanno invitato a presentare domanda di accesso agli atti. Ma quali atti dobbiamo chiedere, visto che non riusciamo nemmeno a farci dire in quale fase si trova il procedimento?

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