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TORINO. World Press Photo 2019, la mostra sul fotogiornalismo all’ex borsa valori.

Anche quest’anno abbiamo la fortuna di poter visitare World Press Photo, la mostra concorso dedicata al fotogiornalismo internazionale che ha iniziato il suo tour in primavera ad Amsterdam e toccherà cento città, tra cui Torino, lungo un percorso che si snoda attraverso quarantacinque paesi nel mondo. Visitare World Press Photo non è come visitare una classica mostra fotografica: le fotografie che vi troviamo all’interno sono le immagini di un mondo che non sembra il nostro, sono immagini che fanno riflettere non solo o non tanto per il virtuosismo tecnico che sta dietro allo scatto ma sono spesso ritratti di verità scomode che vengono sottoposte allo spettatore senza filtri e senza edulcorante. Le didascalie contestualizzano i soggetti e forniscono i cenni storici del fenomeno colto dal fotografo, ma hanno un posto marginale nella scena complessiva, il resto è pervaso dalle emozioni urlate in silenzio dai volti e dai colori. Come nella foto di Brent Stirton, corrispondente per Getty Images, che ha vinto il primo premio nella categoria “Ambiente”, sottosezione “foto singole”, portando in primo piano una ragazza della squadra antibracconaggio Akashinga mentre si esercita con manovre di appostamento e mimetizzazione davanti ad un cielo blu profondo. La trama che si sviluppa dietro alla foto parte dal significato di Akashinga, che sta per “le coraggiose”, un gruppo di ranger di sole donne, nato in Zimbabwe con lo scopo di promuovere la tutela e la conservazione dell’ambiente coinvolgendo le popolazioni locali. Nella stessa categoria “Ambiente”, sottosezione “storie”, il primo classificato è Marco Gualazzini, italiano di Parma, classe 1976. Le sue fotografie narrano le vicende umane intorno al progressivo e inesorabile esaurimento del lago Chad, causato da cattive politiche di sfruttamento delle risorse congegnate dall’uomo. Un danno ambientale dalle controindicazioni pericolose che ha scatenato conflitti tra pastori e agricoltori per il dominio sull’acqua, ormai risorsa scarsa e ha trasformato i villaggi piegati dalla fame in bacini di reclutamento per Boko Haram. Gli obiettivi di World Press Photo puntano a trecentosessanta gradi per mostrarci un mondo che cambia, in meglio o in peggio. La religione può essere causa di sofferenza e di contrasti, più che di sollievo spirituale ed è quello che sembra emergere dalla storia fotografica di Olivia Harris, fotoreporter inglese che ha documentato il travaglio umano che ha accompagnato l’introduzione del diritto all’aborto nella cattolicissima Irlanda. E non potevano mancare riferimenti al tema delle migrazioni, che qui sono quelle dal Centro America verso gli Stati Uniti. “Crying girl on the border” (ragazza che piange sul confine), di Julian Moore, fotografo pluripremiato di Getty Images, è la World Press Photo of the Year 2019. L’immagine della bambina honduregna che si dispera mentre la madre viene perquisita da un poliziotto di frontiera, come conseguenza della politica di zero tolleranza voluta da Trump verso gli immigrati, è stata pubblicata sui giornali di tutto il mondo destando lo sdegno dell’opinione pubblica. Il presidente americano alla fine fu costretto a capitolare e a sospendere la separazione dei bambini dai genitori. World Press Photo è tutto questo, è uno sguardo sul mondo che ci arriva grazie a fotoreporter che hanno il coraggio di avvicinarsi quanto basta alla verità.

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Blogger: Andrea Capello

Andrea Capello
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