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TORINO. Violenza donne: Piemonte adotta il Codice rosa, è la prima Regione

Il Piemonte sarà la prima Regione a introdurre il Codice Rosa, con l’attivazione di un’apposita equipe multidisciplinare ogni volta che in un Pronto Soccorso si presenterà una donna che è stata vittima di violenza. Lo prevede il disegno di legge contro la violenza di genere dell’assessore alle Pari Opportunità, Monica Cerutti, approvato dal Consiglio regionale questa sera.

Durante la discussione del provvedimento non sono mancate le difficoltà, con il sistema per il voto elettronico che si è guastato obbligando a fare almeno venti votazioni per appello nominale. E con il finale di un effluvio maleodorante che ha invaso l’aula nel tardo pomeriggio. Dopo alcune indagini si è scoperto che un guasto, questa volta nella rete fognaria, stava costringendo il vicino albergo a cinque stelle a procedere a un’operazione di spurgo.

Ma soprattutto non sono mancate le polemiche, con il centrodestra che ha accusato la Giunta Chiamparino di sfruttare il ddl come “un escamotage per la propaganda dell’ideologia gender”, e in base a questa motivazione ha votato contro. In una precedente seduta la leghista Gianna Gancia era arrivata a chiedere la “castrazione chimica” degli autori delle violenze.

Criticata anche l’entità delle risorse, che Forza Italia e Movimento 5 Stelle ritengono così scarse da “mettere a repentaglio l’efficacia della legge”. Respinto poi un tentativo dei Fratelli d’Italia di aprire la discussione al tema dell’utero in affitto.

“Abbiamo costruito un disegno di legge molto ambizioso – ha commentato Cerutti – lo capiamo anche dalle critiche che riceve.

Rispetto al testo iniziale abbiamo recepito alcune modifiche, per migliorarlo il più possibile. Questa è anche la prima legge che è stata pensata e studiata nel pieno rispetto del linguaggio di genere previsto nella Carta d’Intenti ‘Io parlo e non discrimino’, che la Regione Piemonte sottoscriverà l’8 marzo”.

Il provvedimento e’ finanziato con 500 mila euro l’anno, che si aggiungono ai quasi due milioni di fondi statali che il Piemonte già impiega per sostenere 17 Centri Antiviolenza e 9 Case Rifugio. Prevede interventi per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne, spaziando dalla sensibilizzazione nelle scuole e sui luoghi di lavoro all’inserimento lavorativo delle vittime, fino a sperimentare interventi sugli stessi autori delle violenze. E ancora, attenzione all’uso del linguaggio, azioni contro la tratta e le mutilazioni genitali, oltre a 150 mila euro (dei 500 totali) già destinati a un fondo per il patrocinio legale delle vittime.

Approvate anche due mozioni della relatrice di minoranza Stefania Batzella (M5s). La prima impegna a “individuare nei consultori, negli ambulatori di distretto, negli ospedali, operatori e spazi da rafforzare per promuovere le azioni di prevenzione della violenza e l’accompagnamento delle vittime”.

La seconda chiede di potenziare la vigilanza sui treni per prevenire le molestie contro le donne.

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Blogger: Fabio Mina

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