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Carabinieri (foto d'archivio)
Carabinieri (foto d'archivio)

TORINO. Traffico di migranti, smantellata banda internazionale

Sulla disperazione dei migranti avevano costruito un business. Un traffico di esseri umani, realizzato con documenti e permessi falsi e viaggi della speranza dall’Asia sino al Nord Europa che costavano fino a 8mila euro. Un gruppo criminale composto da uomini originari del Pakistan, dell’India e del Bangladesh è stato smantellato dai carabinieri del Comando provinciale di Torino. Il Nucleo Informativo ha eseguito, dalle prime ore dell’alba, in tutta Italia, sette misure cautelari, di cui quattro in carcere, due obblighi di dimora e un obbligo di firma. Tra i destinatari del provvedimento anche Luca Schera, avvocato torinese che, sotto compenso, agevolava le pratiche per far ottenere permessi di asilo politico. Il gruppo è accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina aggravata dalla transnazionalità. Il legale, invece, deve rispondere di favoreggiamento alla permanenza illegale su territorio nazionale. Si facevano pagare per aiutare gli irregolari a raggiungere la Francia, la Spagna, la Germania, l’Austria, la Norvegia. Per loro, a quanto emerge dalle intercettazioni, i migranti erano “roba” su cui lucrare. Così come i due passeur pakistani di 20 e 21 anni arrestati dalla polizia sulla tangenziale Nord di Torino, al casello di Bruere, prima dell’imbocco dell’autostrada Torino-Bardonecchia. Su un Fiat Ducato senza finestrini, avevano ammassato trentasei pakistani e indiani, tra cui due minori. Si erano fatti pagare sino a 5mila euro per aiutarli a raggiungere Parigi e Madrid. Il gruppo intercettato dai carabinieri, invece, organizzava viaggi dai paesi d’origine tramite un ponte aereo che faceva tappa ad Abu Dhabi e a Malta. “Si preoccupavano di fornire documenti falsi, false attestazioni di ospitalità e false istanze di ricongiungimento familiari”, spiega il comandante provinciale dei carabinieri di Torino, colonnello Francesco Rizzo. Presentavano richieste false di asilo politico e di permessi di soggiorno a Brescia e Genova. Li stipavano in alcuni appartamenti di Torino, a San Salvario e a Barriera di Milano, e in alcuni comuni della prima cintura. Poi, dopo qualche settimana, contattavano i passeur perché li accompagnassero a destinazione. “Si parla di decine di viaggi al mese – spiega il comandante del Reparto operativo Giuliano Gerbo – I compensi erano variabili a seconda delle distanze da percorrere. Le distanze più piccole erano pagate sui 400 e 500 euro. Sino a 8mila euro per chi voleva arrivare sino al Nord Europa”. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Chiara Maina, sono scattate nell’aprile 2018 grazie alla denuncia di un bengalese. L’uomo ha raccontato agli inquirenti che sua sorella era stata picchiata dal marito perché si rifiutava di falsificare un certificato di matrimonio e dei documenti per far arrivare in Italia due minori spacciandoli per loro figli. Durante le perquisizioni, i carabinieri del Nucleo Informativo hanno sequestrato centinaia di documenti falsi e venti carte di credito in bianco. 

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