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Mihai Bursuc con il libro "Torino da Scoprire". Sullo sfondo, due dei suoi scatti

MOSTRE. Torino come non l’avete mai vista: la mostra di Mihai Bursuc

I Giardini Reali ricoperti dalla neve, con la Mole sullo sfondo. La collina torinese e i suoi spettacolari colori autunnali. Un angolo rustico di Torino, lo scorcio di una via con i dehors dei caffè, le insegne colorate, i lampioni. Piazza Vittorio e il suo traffico notturno. Il fiume, le montagne. I monumenti storici, la luna che fa capolino dietro la Mole.

È una Torino intima, familiare, svelata nei suoi segreti più intimi quella che Mihai Bursuc racconta attraverso le sue fotografie. Torino come può vederla solo un occhio “estraneo”, che nel capoluogo non vi è nato né cresciuto, ma che si è innamorato di tutte le bellezze – nascoste e non – con cui la città che fu Capitale d’Italia è in grado di sorprendere.

 

Nella mostra “Torino – Amore per una città meravigliosa”, realizzata presso il Bivio Concept Cafè, la bravura di Mihai traspare senza filtri: le foto allestite sulle pareti attraggono gli avventori del locale perché raccontano un paesaggio ben noto, visto però con uno sguardo diverso. A colpire a volte è la prospettiva, a volte sono i soggetti, altre volte è l’originalità dello scatto.

L’installazione è visitale presso il Bivio Concept Café, in Strada Val San Martino Inferiore – a due passi da piazza Hermada – fino al 15 febbraio 2017 negli orari di apertura del bar.

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L’aspetto curioso è che a raccontare Torino in tutto il suo splendore non è un torinese, non è nemmeno un italiano. Mihai Bursuc, infatti, è nato in Romania 39 anni e si è trasferito nel capoluogo piemontese poco più di 10 anni fa. Quella di Mihai è una storia a lieto fine, nonostante un inizio molto complicato.

Mihai nasce ad Halaucesti, nella Romania dell’est, in un periodo molto difficile. È l’ultimo di quattro figli. Perde la madre all’età di 2 anni, il padre non riesce a badare a lui e così viene mandato in un orfanotrofio. Sono gli anni della dittatura comunista di Ceausescu, anni in cui gli orfanotrofi sono un vero e proprio “inferno” in cui i bambini vengono costantemente maltrattati. A gestirli è lo Stato stesso, il regime comunista, per cui i bimbi sono niente più che un numero.

Mihai riesce a cavarsela, ma ancora oggi è costretto a portarsi dietro il ricordo di quegli anni terribili. Quel che resta del trauma infantile, mai del tutto superato, lo si può ritrovare anche in alcuni suoi scatti. Sono ricorrenti, tra i soggetti scelti da Mihai, bambini assieme ai genitori immortalati in momenti di felicità.

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Quando si trasferisce in Italia, assieme alla moglie, Mihai inizia a scattare alcune fotografie. Lo fa inizialmente per gioco, cercando di cogliere l’attimo giusto senza però avere alcuna base di tecnica. Pian piano si appassiona, si compra una reflex, dedica sempre più tempo alla fotografia. Migliora la sua tecnica giorno dopo giorno. Poi, tre anni fa, inizia a condividere i suoi scatti su Facebook, e scopre che molta gente li apprezza. Così decide di impegnarsi davvero.

Nonostante lavori nel campo dell’edilizia, Mihai trova il tempo per studiare le basi della fotografia e per catturare immagini sempre più belle. Il soggetto delle sue foto è sempre lo stesso, ma è sempre diverso: Mihai fotografa sempre Torino, ma ogni volta in modo differente. Sceglie gli angoli più belli della città, cattura dettagli mozzafiato: la Mole Antonelliana, il borgo medievale, piazza Vittorio, le vie del centro, le montagne, due innamorati che si baciano, una bambina che stringe la mano della sua mamma.

 

Finché i suoi scatti vengono selezionati per il libro “Torino da Scoprire”, pubblicato da Editris 2000. Un volume che è possibile acquistare in moltissime librerie di Torino e il cui ricavato servirà a ripristinare l’Orologio Floreale nel giardino Sambuy in piazza Carlo Felice, inaugurato nel 1963, rimosso durante il periodo dei lavori per la metropolitana, e mai più ricollocato.

Una “carriera” che sta velocemente spiccando il volo. Merito di Mihai, della sua dedizione ma soprattutto della passione che lo spinge a migliorarsi ogni giorno e a ricercare la fotografia perfetta.

 

 

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