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TORINO. Torinesi in Siria, niente sorveglianza per due antagonisti

Sono stati nel Nord della Siria a combattere lo Stato islamico nelle brigate internazionali dell’Unità di protezione del popolo, la milizia curda che rientra nelle Forze siriane democratiche. Non per questo, però, vanno ritenuti automaticamente “socialmente pericolosi”. È la decisione presa dal Tribunale di Torino, sezione Misure di prevenzione, che oggi ha respinto la richiesta di sorveglianza speciale formulata dalla procura nei confronti di due antagonisti, Davide Grasso, 39 anni, e Fabrizio Maniero, 44 anni, che tra il 2014 e il 2017 sono stati sul fronte siriano. Il collegio ha ritenuto che per applicare la sorveglianza speciale, cioè alcuni limiti e controlli sulla vita quotidiana, debba essere attuale il pericolo alla sicurezza pubblica: le condanne dei due militanti, il primo vicino al Centro sociale Askatasuna e il secondo anarchico, sono avvenute in epoca “non recente” e non hanno procedimenti pendenti. “L’osservazione del pubblico ministero circa la probabilità che l’arruolamento in un’organizzazione paramilitare determini l’impiego, nella commissione di reati, delle conoscenze acquisite in materia di armi resta, in quanto slegata da alcun contesto fattuale, meramente congetturale”, scrivono i giudici a proposito di Grasso, difeso dall’avvocato Lea Fattizzo. Per Maniero, assistito da Frediano Sanneris, sostengono che “l’esperienza siriana non incide” perché mancano “fatti concreti” che facciano ritenere “attuale” la sua pericolosità. Quindi il suo arruolamento è un “elemento neutro, che non può dunque essere utilizzato per la prognosi di pericolosità”. Nei confronti degli altri tre militanti su cui pende la richiesta della procura – Maria Edgarda Marcucci, Paolo Andolina e Jacopo Bindi, tutti difesi dall’avvocato Claudio Novaro -, il tribunale ha disposto uno stralcio perché vuole approfondire le notizie di reato per i fatti commessi dopo il loro rientro in Italia e gli eventuali procedimenti ancora pendenti. In particolare bisognerà valutare quanto indicato dall’accusa, cioè se la loro esperienza sul fronte “renda altamente probabile l’impiego per la commissione di reati delle acquisite conoscenze in materia di armi e di strategie militari”. Per questo saranno presi in considerazione i loro comportamenti nel corso di manifestazioni e proteste, ma anche le violazioni alle prescrizioni delle autorità.

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