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TORINO. Terrorismo: esperti, rischio nuovi attacchi anarchici Fai

Forse si limiteranno a qualche scritta sui muri. Forse spaccheranno dei bancomat. O magari faranno di peggio. Di una cosa, comunque, gli esperti dell’antiterrorismo sono sicuri: le cellule anarchiche della Fai/Fri sparse per il mondo non rinunceranno alle azioni “di solidarietà” verso i sette compagni italiani arrestati ieri dalla Digos nel quadro di un’inchiesta coordinata dalla procura di Torino. Anche perché in passato è già accaduto: nel dicembre del 2010, per esempio, le sedi romane delle ambasciate di Grecia, Cile e Svizzera si videro recapitare dei pacchi-bomba, da mittenti finora ignoti, in risposta a “un appello” lanciato dagli estremisti anarchici greci. Ci furono anche dei feriti.

Gli investigatori avrebbero appurato l’esistenza di un vero e proprio cartello, il “Fronte rivoluzionario internazionale”, composto da una rete di cellule operative all’estero con modalità assai simili a quelle presenti in Italia. Già nel 2009 l’anarchico spagnolo Gabriel Pombo Da Silva, ora indagato a Torino, scriveva che il progetto della Fai/informale (da non confondere con la Federazione anarchica italiana, che gli aderenti a questa frangia ‘lottarmatista’ del movimento definiscono “riformisti di merda”) era “l’unico serio presente in Europa negli ultimi 10-20 anni”.

Fra i Paesi in cui oggi opera il network – con sigle differenti – ci sono la Grecia, il Cile, il Messico, la Russia, il Perù, l’Olanda, l’Inghilterra, l’Indonesia. Le informazioni circolano agevolmente via internet, attraverso i siti e i blog di area, al punto che nella maggior parte dei casi non sono nemmeno necessari contatti diretti tra gli affiliati sparsi per il mondo. E ogni cellula può entrare in azione liberamente, senza comunicare o coordinarsi con le altre.

La procura di Torino, che sta lavorando su una cinquantina di azioni rivendicate dalla Fai italiana (tra cui i pacchi bomba a politici come Romano Prodi, Sergio Chiamparino e Sergio Cofferati, ai giornalisti, alle forze dell’ordine, alle aziende private), procede anche per associazione terroristica internazionale.

“L’arresto dei nostri compagni non servirà a farci battere ritirata. Quindi armatevi di ‘santa e inquisitoria’ pazienza perché vi toccherà svegliarci ancora all’alba per tantissimo tempo… sempre se ci trovate ancora nei letti”. Dice questo un messaggio diffuso via internet da un anonimo che afferma di aver subito, a Napoli, una perquisizione da parte di ‘un branco di cani da guardia’ nel quadro dell’inchiesta del pm torinese Roberto Sparagna, definito nel testo “il parruccone di turno”.

L’estensore afferma che le forze dell’ordine gli hanno trovato “manifesti con simboli della Fai/Fri” e “opuscoli soprattutto di provenienza Grecia e Messico”.

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