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TORINO. Terrorismo: nuovo arresto in inchiesta su anarchici Fai

Nascondeva in casa tutto l’occorrente per fabbricare una bomba rudimentale. Un redattore della rivista clandestina ‘Croce Nera anarchica’, che negli anni ha dato voce ai principi cardine del moderno anarchismo, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Torino Scripta Manent che nei giorni scorsi ha smantellato in tutta Italia i gruppuscoli della Fai-Federazione anarchica informale.
Per Daniele Cortelli le manette sono scattate durante la perquisizione della sua abitazione, a Roma, dove gli agenti della Digos hanno sequestrato il materiale incriminato.
Il suo nome si aggiunge, tra gli altri, a quelli di Anna Beniamino, titolare di un negozio di tatuaggi a Torino e secondo gli investigatori tra i fondatori storici della Fai; ma anche a quelli di Alfredo Cospito e Nicola Gai, già in carcere per l’attentato, nel 2012 a Genova, dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. Un duro colpo per la Fai, che a partire dal 2003 ha rivendicato una cinquantina di azioni. Dai pacchi-bomba ai politici (Romano Prodi, Sergio Chiamparino, Sergio Cofferati), alle forze dell’ordine (la questura di Lecce, la sede dei carabinieri del Ris a Parma, la polizia municipale a Torino), ai giornalisti, a Equitalia, ad alcune aziende private.
E poi campagne contro “le strutture del potere”, i Cie, le nuove tecnologie, la ricerca sul nucleare. Rivendicate talvolta da sigle irriverenti: Comitato Pirotecnico, Rivolta anonima e tremenda, Cooperativa artigiana fuoco e affini. Tutte riconducibili alla stessa associazione eversiva con cellule attive in ogni parte del mondo, dalla Grecia al Messico e persino in Indonesia.
Il ritrovamento del materiale necessario per costruire un ordigno confermerebbe, secondo gli investigatori, l’intenzione degli anarchici del Fai di preparare nuovi attentati. Un rischio paventato nei giorni scorsi dagli esperti dell’antiterrorismo e confermato per altro dagli appelli alla solidarietà con gli indagati diffusi su alcuni siti web di riferimento dell’area anarchica. “La solidarietà come la intendiamo noi – si legge in uno di questi siti – è quella che si fa azione, il continuare a portare avanti gli attacchi e le pratiche per le quali i compagni sono stati arrestati”.
L’articolo sottolinea, come se si volesse dipingere un potenziale bersaglio, che “il mandante dell’operazione repressiva è il pubblico ministero Roberto Maria Sparagna”.
Parole “mafiose”, come le definisce Libera Piemonte, che ha espresso “solidarietà e vicinanza” ad un magistrato “rigoroso, impegnato nella lotta all’illegalità”.

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