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TORINO. Sicurezza: Tar, porto d’armi non è un diritto assoluto

tar piemonte
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“Il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto”. E’ quanto ricorda il Tar del Piemonte nella sentenza con cui ha respinto il ricorso di un uomo, residente in un Comune del Torinese, contro il provvedimento della prefettura che nel 2015 gli aveva vietato di detenere qualsiasi tipo di arma o munizione.
Il cittadino, titolare di una licenza “per uso difesa personale” dal 1987, sosteneva di custodire armi dal 1974 senza che gli fosse mai stato mosso alcun addebito dalle autorità; nel 1980 denunciò il possesso di una pistola Walther 7,65 e di una carabina ad aria compressa Slavia 4,5. Il problema sorse nel 2014 durante un controllo di routine dei carabinieri della stazione di Piossasco: non trovando più la carabina i militari chiesero spiegazioni, e l’uomo riferì di essersene sbarazzato (“ormai era inservibile”) sezionandola e gettandola tra rifiuti ferrosi senza sapere che avrebbe dovuto segnalare l’episodio. La Questura, interpellata, osservò che il gesto tradiva “scarsa conoscenza della normativa di settore”, mentre la Prefettura parlò di “superficialità e negligenza”. Aspetti come il buon comportamento complessivo e l’incensuratezza passano in secondo piano rispetto alla “inaffidabilità”. Il Tar “ricorda che il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta una eccezione al normale divieto di portare armi, consentita soltanto se vi è la completa sicurezza del loro buon uso”.

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