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TORINO. Salone Libro: Saviano-Wallraff, mettersi in gioco

E’ “dura” per lui, ma anche per il nostro Paese e Roberto Saviano non lo nasconde nell’incontro su ‘Giornalismo d’inchiesta e Letteratura’ al Salone del Libro di Torino dove è stato accolto come una star insieme al reporter tedesco, famoso per i suoi travestimenti, Gunter Wallraff. E l’unica via è continuare a “mettersi in gioco per capire e conoscere l’altro” dicono.
“Credevo di più in un percorso di riforme in Italia, nel sud che mi sta più a cuore. Avete visto forse un cambiamento? Niente e niente sarà”, ha detto l’autore di ‘Gomorra’ e ha ricordato che “quando c’era Berlusconi al governo, l’argomento antimafia era abbastanza principe perché così si dimostrava che il governo non andava bene. Quando invece ci sono i ‘buoni’ l’aspetto antimafia sparisce”. “E’ possibile – ha sottolineato Saviano – che non riusciamo a fare pressione sul governo? Noi meridionali ce ne andiamo. Ora lo stanno facendo anche i giovani del nord. Centomila italiani cambiano residenza ogni anno. Ma è possibile che il dibattito resti così, una infinita campagna elettorale dove i temi importanti sembrano sempre marginali?”.
Anche Wallraff, famoso per il suo romanzo ‘Faccia da turco’, di cui l’editore indipendente l’Orma ha pubblicato gli ultimi libri, non ha fatto un ritratto roseo del suo Paese: “Non vorrei che voi pensaste che in Germania è tutto rose e fiori: nel mio paese le cose sono solo nascoste meglio. La società è divisa in caste. Il 27% della popolazione non possiede nulla e ha debiti e il 25% dei lavoratori vive sotto la soglia della povertà”. In Italia, ha continuato Wallraff, “le questioni sono più estreme.
Non so se avrei avuto il coraggio di fare quello che ho fatto in Germania. Per molto tempo io come tanti tedeschi mi sono chiesto come avete permesso l’ascesa di Berlusconi?”. Tra i suoi tanti travestimenti, “il ruolo più sporco mai assunto è stato quello in mezzo ad una banda di falsificatori: la redazione della Bild” ha aggiunto Wallraff.
Saviano ha parlato anche della sua vita sempre sotto scorta: “spesso mi sono pentito. Ho pensato: ‘non c’è nulla che vale la pena per far saltare la propria esistenza. E lo dico ai giovani.
Io non me la sono andata a cercare. Il disastro è stato creato dai lettori”. E poi come un fiume in piena ha spiegato di non capire perché abbiamo perso quella che poteva essere un’occasione del semestre italiano Ue: “potevamo chiedere all’Europa – ha detto – leggi antiriciclaggio. La città dove si ricicla di più al mondo è Londra, poi c’è l’Austria. E chi è contro le leggi antiriciclaggio? Gran Bretagna e Austria”. Poi Saviano ha fatto notare che “non è possibile che la critica venga associata al disfattismo, ha ribadito che “il voto di scambio è la morte della democrazia” e sull’immigrazione ha spiegato che “benché la situazione sia difficile e complicata, non si lascia nessuno annegare”. La ricerca della verità e della conoscenza è “sempre difficile e non può che passare per la compromissione”, ha aggiunto lo scrittore. E, secondo Saviano, l’opera di Wallraff in questo “ha una potenza letteraria: si camuffa anche per poter creare empatia con le situazioni in cui si immerge. In Faccia da turco, che ho letto da ragazzino, non c’è solo un giudizio sull’ingiustizia e lo sfruttamento. Bisogna mettersi in gioco perdendo anche qualcosa di tuo per aprirti verso l’altro”.

 

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