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Salone del libro
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TORINO. Salone Libro: Kehlmann, non amo storie familiari. Scrittore tedesco a Torino con ‘I fratelli Friedland’

Un padre frustrato e tre figli che diventeranno degli impostori più o meno consapevoli. E’ una storia familiare alquanto particolare, quella raccontata dallo scrittore tedesco Daniel Kehlmann nel suo nuovo avvincente romanzo ‘I fratelli Friedland’ (Feltrinelli) con cui è al Salone del Libro di Torino.
“Ho scritto un romanzo familiare per persone che non amano i romanzi familiari” spiega Kehlmann, 40 anni, che anche nel suo libro più famoso, ‘La misura del mondo’, ha fatto un’operazione simile: “ho scritto un romanzo storico – dice – per persone che non amano i romanzi storici”.
Arthur Friedland, che sogna di diventare uno scrittore di successo, un pomeriggio porta i suoi tre figli alla performance di un famoso maestro dell’ipnosi, il grande Lindemann, pur essendo scettico nei confronti dei poteri del mago. Ma, ironia della sorte, sarà proprio lui a finire sul palco e a vedere da quel momento cambiare la sua vita e quella dei suoi ragazzi.
Dopo la seduta di ipnosi svuota il conto in banca e fugge per inseguire il suo sogno lasciando i figli al loro destino non proprio roseo.
“Mi piacciono le storie di fantasmi, di magia e il contrasto tra temi di attualità e la letteratura fantastica del Novecento” spiega lo scrittore tedesco che nel romanzo fa entrare anche la crisi finanziaria del 2008 attraverso la figura di Eric, uno dei figli, che diventerà un consulente finanziario di successo, poi in rovina. “Eric è un paranoico, sente le voci che in questo contesto sono plausibili” dice lo scrittore. Forse il più felice è Ivan, che diventa un pittore e il più ambiguo è Martin che sarà un prete cattolico pur non credendo in Dio. “E’ il romanzo per il quale credo di aver fatto il maggior numero di ricerche. Ivan è un artista ma qui non volevo fare una satira del mondo dell’arte e credo di esserci riuscito visto che ho avuto molti riscontri sul fatto di aver creato una rappresentazione onesta” sottolinea riferendosi al suo libro del 2006 ‘Io e Kaminski'(Voland) e aggiunge: “Ivan non è davvero infelice. Vuole dipingere ma gli manca l’egocentrismo necessario e incontra un altro pittore che disegna al suo posto e rilascia interviste per lui. Io penso sia una persona per bene. Martin è un sacerdote che non crede in Dio ma non è un impostore consapevole. Non ha mai avuto una fidanzata e decide di farsi prete per motivi personali. E’ convinto che con un pò di pratica e attraverso la preghiera potrebbe arrivare a credere, ma non è così. Sacerdoti senza fede ce ne sono parecchi nella letteratura ma io colgo di più il lato comico” dice Kehlmann tutto vestito di nero. Piuttosto scettico a inserire nei romanzi temi di attualità, Kehlmann si è interessato alla crisi finanziaria del 2008, ha fatto molte ricerche e ha subito il “fascino” di questo mondo. “Ho scoperto che la terminologia complessa che viene usata nella finanza va a coprire concetti che non esistono ma che sono ancorati alla realtà. Ho voluto rappresentare questa fascinazione” conclude lo scrittore che vive tra Berlino e New York. Con questo romanzo non pretende di avere lo stesso successo de ‘La misura del mondo’, che ha venduto oltre un milione di copie diventando il più importante fenomeno editoriale del secondo dopoguerra tedesco. “Questo è un romanzo dalla scrittura più complessa, più difficile ma sono stato fortunato ad avere così successo con ‘La misura del mondo’ perchè mi ha lasciato libero di sperimentare”.

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