Home / Piemonte / TORINO. Rimborsopoli. Pranzi e cene a base di tartufo, altro che politica.
Tartufo
Tartufo

TORINO. Rimborsopoli. Pranzi e cene a base di tartufo, altro che politica.

Altro che politica. Altro che pranzi e cene per “finalità istituzionali e di rappresentanza”.

Quando si mangia, si soddisfa “un bisogno primario” e basta: non si può pagare il conto con i soldi pubblici. Lo scrive un giudice, il gup Roberto Ruscello del tribunale di Torino, nel motivare la condanna di tre ex consiglieri regionali del Piemonte (area centrodestra) accusati di peculato dopo lo scandalo delle “spese pazze”, ai quali si aggiunge un imprenditore dei call center che sedeva nel Consiglio comunale di Torino (area centrosinistra).

La vicenda è quella legata all’uso improprio dei rimborsi destinati a gruppi consiliari: oltre ai primi condannati (pene variabili fra i 3 anni e i venti mesi di carcere con la condizionale) ci sono 24 rinviati a giudizio insieme all’ex governatore Roberto Cota, più un gruppo di ex consiglieri in prevalenza del centrosinistra che fra qualche giorno sapranno se verranno processati o archiviati.

Il giudice si sofferma sul capitolo “pasti” perché la stragrande maggioranza delle somme contestate si riferisce alla ristorazione. E usa parole sferzanti. “E’ assai arduo – osserva – ricomprendere nella nozione di ‘attività (politica) la sequenza di azioni che ciascuno compie dal momento in cui si siede a tavola e consuma cibi e bevande” perché chi prende coltello e forchetta non fa altro che soddisfare i “bisogni primari legati alle necessità alimentari più o meno frugali di ogni persona”.

Ruscello ammette che qualche eccezione è possibile: se il partito organizza un incontro per lanciare un’iniziativa legislativa e invita un esperto del settore, per esempio, fa benissimo a pagargli la cena. Ma quando si scelgono sempre “ristoranti prestigiosi”, quando ci si fanno rimborsare “ben 172 scontrini” emessi in due anni dalla stessa pizzeria di Sanremo, quando si allestisce a spese del gruppo consiliare un banchetto a base di tartufo con 14 invitati per promuovere i formaggi della Valle dell’Ossola, si va al di fuori dei binari. Per non parlare del Gratta e Vinci, della cuccia da giardino (acquisto che “spicca per la sua stravaganza”), delle 12 confezioni di gorgonzola piccante. E non si può nemmeno invocare l’errata interpretazione delle norme perché i consiglieri sono “legislatori” e quindi “attrezzati rispetto alla possibilità di cadere in errore”. Un concetto, questo, che potrebbe pesare sui consiglieri per i quali la procura ha chiesto l’archiviazione per la modesta entità delle somme e per la “mancanza di dolo”.

Commenti

Blogger: Fabio Mina

Avatar

Leggi anche

LANZO – Quei torcettini che conquistarono Mario Sodati

Storie di uomini che si intrecciano alla grande storia. Poteva essere questo il sottotitolo non …

LANZO – Riflessioni sulla pandemia dalle Valli di Lanzo

Sono le minoranze più rumorose, lo sappiamo bene, a farsi notare di più in ogni …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *