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TORINO. Psa ha contattato Fca per nozze, ma ha ricevuto un no. Wall Street Journal ricostruisce così contatti fra i due gruppi

In passato è stata General Motors a respingere le avances di Fca e dell’allora numero uno Sergio Marchionne. Questa volta invece – secondo la ricostruzione del Wall Street Journal – è stata la famiglia Agnelli, che controlla Fca attraverso Exor, a rifiutare il corteggiamento di Psa (Peugeot, Citroen e Opel) e a dire no alle possibili nozze. Nessuna trattativa sarebbe, quindi, in corso oggi con il gruppo francese per una partnership che preveda anche una partecipazione azionaria. Secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, il gruppo Psa, infatti, sta ancora metabolizzando l’acquisizione degli asset europei di General Motors e quindi dovrebbe usare una rilevante contropartita in azioni. Non commenta Fca, mentre Peugeot si limita a ricordare che le due società hanno una joint venture nei veicoli commerciali e quindi parlano sempre di collaborazioni. Le voci su un matrimonio tra Fca e Peugeot e sulla possibile riapertura del risiko delle case automobilistiche nello scacchiere internazionale si rincorrono da quasi un mese. Robert Peugeot, amministratore delegato della holding di famiglia, si è detto pronto a sostenere Psa e il suo numero uno, Carlos Tavares, in possibili operazioni di fusioni o acquisizioni. Peugeot ha parlato di un possibile “allineamento dei pianeti” con Fca pur precisando di non avere ancora nulla di concreto in mano. Al Salone dell’Auto di Ginevra è stato l’ad Mike Manley a lasciare aperta la porta a un possibile accordo che permetta al suo gruppo di diventare più forte: “il futuro di Fca è indipendente ma siamo aperti a valutare opportunità se ci danno la possibilità di crescere”, ha detto. Sulla stessa lunghezza d’onda Tavares per il quale “se si guadagnano soldi, si può rimanere padroni del proprio destino. E si può sognare qualsiasi cosa”. L’alleanza tra Fca e Psa porterebbe alla nascita di un colosso globale da 9 milioni di auto. Ai francesi l’ipotesi piace perché consentirebbe loro di disporre della rete commerciale di Fca negli Usa, di rafforzarsi in Brasile, mentre l’alleanza, per il gruppo italoamericano, sarebbe un passaporto per la Cina, per l’Africa del Nord e l’India.

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