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TORINO. Progettavano omicidi col veleno, ricina era attiva e tossica

Se iniettata o inalata la ricina, realizzata da un giovane operaio di Bra (Cn) per conto di tre simpatizzanti torinesi di Casapound, avrebbe potuto uccidere perché “attiva e tossica”. E’ questa, in sintesi, la spiegazione del perito del Tribunale di Torino, un professore del dipartimento di medicina di Bologna, sulla sostanza prodotta da Rainer Hachemberg, arrestato lo scorso 21 dicembre dai carabinieri del Reparto operativo speciale di Torino. Il giovane aveva allestito nel garage un laboratorio per produrre veleno su richiesta di tre torinesi (Emanuele Giordano, Luca Servetto e Simone Rorato), sostenitori di Casapound che volevano uccidere un rivale d’amore senza lasciare tracce. I tre avevano tentato di avvelenare il ragazzo durante una festa al circolo ‘Asso di bastoni’ nel novembre scorso. Non essendoci riusciti, volevano ucciderlo gettandogli addosso il veleno, ma sono stati arrestati prima di attuare il piano. I quattro sono ancora in carcere e gli avvocati hanno fatto istanza di scarcerazione. Il consulente nominato dal gip Silvia Carosio ha illustrato ieri l’esito dei suoi esami dai quali emerge che “nei reperti analizzati è presente ricina attiva in discreta quantità” e inoltre “si può concludere che la ricina isolata dai due reperti sia completamente attiva e tossica”.

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