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TORINO. Piemonte al voto,sfida a 4 guardando equilibri Italia

Il 26 maggio il Piemonte è osservato speciale, si vota infatti anche per la Regione, che è l’ultima del Nord Italia governata dal centrosinistra. La posta è dunque alta, con il centrodestra che vorrebbe fare l’en plein schierando l’europarlamentare azzurro Alberto Cirio, e il governatore uscente Sergio Chiamparino impegnato a difendere il campo avverso. Fra i due contendenti, anche il candidato pentastellato Giorgio Bertola, consigliere regionale uscente, e il chimico professore ad Agraria Valter Boero, spinto in politica dal Popolo della Famiglia.
Fra l’estate e l’autunno, quando Chiamparino dopo un ripensamento sciolse le riserve e decise di presentarsi per il secondo mandato, i giochi sembravano già decisi nella scia del clima nazionale favorevole al centrodestra. Oggi la forbice che separa l’ex sindaco di Torino dall’imprenditore di Forza Italia è sempre meno allargata. E c’è chi parla di un possibile ‘voto utile’ grillino verso il candidato del centrosinistra, sebbene i diretti interessati gettino acqua sul fuoco. In palio, con il Piemonte, ci sono anche gli equilibri nazionali, il Pd che spera di fermare la striscia di vittorie del centrodestra e la Lega, che vuole imporsi sui 5 Stelle alleati di governo, pronta a scaricare su Forza Italia la colpa di un eventuale insuccesso.
“Basta alla propaganda su un impossibile voto disgiunto, il Movimento 5 Stelle è alternativo agli altri schieramenti”, sostiene Bertola. E Chiamparino rincara: “non ci sono le condizioni per fare alleanze con il Movimento 5 Stelle, siamo su posizioni diametralmente opposte pressoché su tutto”, Tav in testa.
I due principali contendenti, Chiamparino e Cirio, puntano ad accreditarsi al centro e a far pesare le rispettive competenze, smarcandosi il più possibile dai partiti di riferimento.
“Ritengo di avere dimostrato la mia indipendenza – ha chiarito Chiamparino – anche dal mio partito”, il Pd. Cirio lo ha fatto sfoggiando tutta la sua abilità oratoria per non citare mai la Lega, che in Piemonte evoca la caduta anticipata dell’amministrazione a guida Carroccio di Roberto Cota, di cui lui stesso ha fatto parte.
Rarefatte le presenze dei leader nazionali, la campagna elettorale si è giocata in una lunga serie di confronti. Fra i cavalli di battaglia di Chiamparino e Cirio il sì alla Tav.
Boero ha proposto, ma solo per le italiane, “un reddito di maternità di mille euro al mese per otto anni”. Bertola ha attaccato sulla sanità e spiegato che avversare la Tav non vuole dire essere contro le altre infrastutture, rivendicando l’azione del Governo a 5 Stelle, che “ha sbloccato l’Asti-Cuneo”. Cirio ha puntato su “autonomia ed Europa, due campi dai quali è possibile ottenere importanti risorse”. Chiamparino ha rimarcato di avere “rimesso in rotta una barca che rischiava di affondare”, ma anche evidenziato la necessità di “fermare chi usa il crocifisso per creare odio”. La parola, ora, passa agli elettori.

Modalità di elezione del presidente e del Consiglio regionale

Quattro candidati presidente, quattordici liste, 537 candidati circoscrizionali. Sono i numeri delle elezioni regionali in Piemonte, che domani chiameranno al voto oltre 4,3 milioni di cittadini. Si può votare dalle 7 alle 23, presentandosi al seggio con un documento d’identità valido e con la tessera elettorale che, in caso di smarrimento o di tessera con tutti gli spazi timbrati, può essere richiesta anche domani all’ufficio elettorale del Comune di residenza. Lo spoglio avrà invece inizio alle ore 14 di lunedì. A Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale, sarà allestito il centro operativo media. Ecco, in sintesi, le principali regole che porteranno all’elezione del nuovo presidente e del Consiglio regionale.
MODALITA’ DI ELEZIONE – Il Consiglio regionale è composto dal presidente della Giunta regionale e da 50 consiglieri. E’ eletto presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale. Quaranta seggi sono assegnati nelle circoscrizioni provinciali col sistema proporzionale (quozienti interi e resti più alti). Dieci seggi, corrispondenti ai candidati della lista regionale del presidente regionale eletto, sono assegnati col sistema maggioritario. Tale assegnazione maggioritaria si dimezza a 5 seggi (e cioè i primi 5 candidati del listino) nel caso in cui le liste provinciali collegate al presidente eletto abbiano già ottenuto 25 dei 40 seggi proporzionali.
CIRCOSCRIZIONI E SEGGI – Le circoscrizioni sono otto. A quella di Torino, dove gli aventi diritto al voto sono 2.247.780, spettano 21 seggi, 5 a quella di Cuneo (586.378 votanti), 4 a quella di Alessandria (427.229), 3 a quella di Novara (365.559), 2 a quelle di Asti (217.573), Biella (182.192) e Vercelli (176.941) e uno a quella di Verbano-Cusio-Ossola (160.264).
ASSEGNAZIONE SEGGI PROPORZIONALI, MODALITA’ – I voti di ciascuna lista circoscrizionale vengono divisi per un quoziente (totale dei voti di tutte le liste della circoscrizione diviso il numero dei seggi della circoscrizione aumentato di una unità). Il numero intero di tale divisione corrisponde ai seggi assegnati a quoziente intero alla lista. I seggi rimanenti vengono assegnati in un collegio unico regionale ai gruppi di liste, ovvero all’insieme delle liste provinciali presentate in tutte le circoscrizioni, con il sistema proporzionale dei quozienti interi e dei resti più alti sulla base dei voti residui di ciascun gruppo di liste, che corrispondono a quelli che non sono stati sufficienti per ottenere nelle circoscrizioni un seggio a quoziente intero o che eccedono quelli necessari alla sua conquista. Sulla base di una graduatoria decrescente ottenuta dividendo i resti di ciascuna lista circoscrizione per il relativo quoziente circoscrizionale si procede all’assegnazione nelle circoscrizionI dei seggi ottenuti da ciascun gruppo di liste nel collegio unico regionale.
SOGLIA SBARRAMENTO – È prevista una soglia di sbarramento del 3% dei voti validi per il gruppo di liste provinciali, a meno che tale gruppo sia collegato a una lista regionale che ha superato la percentuale del 5%.
CANDIDATO PRESIDENTE NON ELETTO – È eletto consigliere anche il candidato alla carica di presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato proclamato eletto presidente. A tal fine viene riservato l’ultimo seggio assegnato alle liste circoscrizionali collegate al presidente secondo classificato.

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