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TORINO. Patto mafia ‘ndrine per dividersi Piemonte, 15 arresti

Un patto tra mafia e ‘ndrangheta per spartirsi una porzione di Piemonte. Ha portato anche a questa scoperta l’ultima maxi-inchiesta sulla presenza della criminalità organizzata nel Nord-Ovest: la zona a cavallo tra le province di Torino, di Asti e di Cuneo è stata trasformata in una terra di conquista da parte di bande e consorterie che pur di lavorare in pace ai loro traffici – droga, estorsioni, slot machine – hanno superato rivalità ataviche e spesso sanguinarie. L’operazione Carminius, condotta dal Gico della guardia di finanza e dal Ros dei carabinieri con il coordinamento della Dda del Piemonte, è sfociata oggi in quindici arresti e nel sequestro di beni e denaro per 45 milioni. Il colpo è stato sferrato a un gruppo (guidato da Salvatore Arone, 60 anni, Francesco Arone, 58 anni, e Antonino Defina, 53 anni) che aveva come riferimento la ‘ndrina dei Bonavota, originaria della zona di Vibo Valentia. E ci sono ancora indagini in corso. “Un accordo per una gestione non bellicosa del business”. Così è stata definita dagli inquirenti la pax mafiosa tra Cosa Nostra e la ‘ndrangheta. Ma nel territorio la voce delle gang si è fatta sentire: intimidazioni, minacce, attentati. A Carmagnola, paese di 30 mila abitanti, le auto del vicesindaco Vincenzo Inglese e dell’assessore Alessandro Cammarata sono andate a fuoco. La colpa? Il Comune aveva in cantiere delibere molto restrittive sull’installazione dei videopoker nei locali pubblici. E le slot, per la banda, era una specie di miniera d’oro grazie a un nuovo stratagemma: una doppia scheda, collegata via remoto a siti americani, che permetteva giocate su piattaforme estere non tracciate dai Monopoli. Il procuratore vicario, Paolo Borgna, ha elogiato l’amministrazione comunale per la collaborazione prestata agli investigatori. “Le sue parole – dice il sindaco, Ivana Gaveglio – ci rendono orgogliosi. Quando sono successi quei fatti in giunta ci siamo guardati negli occhi e, compatti, abbiamo deciso di andare avanti”. Un’inchiesta complessa, nata nel 2012 dopo il misterioso incendio di un concessionario d’auto (il titolare è ora indagato per concorso esterno). Quando il tribunale respinse la richiesta di intercettare un certa quantità di telefoni gli inquirenti, anziché perdersi d’animo, giocarono una nuova carta: le indagini patrimoniali. “La nuova frontiera nella lotta alla criminalità organizzata”, dice il generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico della guardia di finanza. Ma il procuratore Borgna chiede ancora qualcosa: “A Carmagnola l’amministrazione ci ha aiutato. Molto di più di quanto hanno fatto la società civile, il mondo economico, i cittadini. Speriamo che la tendenza cambi”.

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