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TORINO. Operai di Mirafiori e Pomigliano, timori per futuro

Porta numero 2, Carrozzerie di Mirafiori, ore 14. Non sono tanti gli operai del turno mattutino. Mille lavoratori sono stati trasferiti alla Maserati, a Grugliasco, e nella fabbrica emblema della Torino industriale sono rimasti solo 3.500, sulla linea del suv Levante, per ora l’unica in funzione. Escono alla spicciolata, quasi tutti hanno i capelli bianchi, la media d’età alle carrozzerie è di 55 anni, sono pochissimi i giovani. Sono tutti dispiaciuti per Sergio Marchionne, perplessi sul “manager inglese” e molti sono preoccupati per il futuro.
“Sono grato a Marchionne, ci ha salvato. Speriamo che il nuovo amministratore delegato vada avanti sulla stessa strada e arrivi il nuovo modello. Qualche paura ce l’abbiamo”, spiega Gregorio, 25 anni in Carrozzeria. “Marchionne ha fatto il massimo per Mirafiori. Manley? non so, speriamo bene”, dice un altro operaio. “Manca un modello, i volumi non garantiscono la sopravvivenza produttiva dello stabilimento. Si vive nell’incertezza, alla giornata, non c’è un futuro garantito.
Erano previste due settimane di ferie ad agosto perché ci doveva essere un aumento dei volumi, nei giorni scorsi le settimane sono diventate tre”, aggiunge Giovanna.
Anche a Pomigliano, davanti allo stabilimento, gli operai si scambiano opinioni sul futuro del Vico e sulle condizioni di salute dell’ex amministratore delegato. E’ l’altra fabbrica che aspetta il nuovo modello perché gli ammortizzatori sociali stanno per finire e la Panda non basta. “Siamo dispiaciuti per le condizioni di salute di Marchionne – dice Aniello Guarino – ci aspettavamo che fosse lui a venirci a comunicare il nuovo modello di auto da produrre. Manley? Non è italiano, e questo ci preoccupa, ma ha fatto un ottimo lavoro con la Jeep”. Gerardo Giannone, carrellista, ricorda la prima visita di Marchionne.
“Lavoravo al montaggio dell’Alfa 147 – spiega – all’improvviso decise di deviare il suo percorso e si diresse agli spogliatoi, ai bagni, su vecchie linee in disuso. Quando tornò era furioso, e urlava, diceva che non dovevano nascondergli le criticità. Ci sono state stagioni conflittuali e continui rinvii per il rilancio del nostro sito, ma ad ottobre avremmo dovuto avere la certezza sul nuovo modello, speriamo che il nuovo ad non stravolga tutto e non ci porti alla deriva”.
“Bisogna sempre essere ottimisti”, dice Pasquale Amendola: “E’ vero, Manley non parla italiano, ma speriamo in bene.
Marchionne? Spero si riprenda, è un grande manager”. Non mancano i commenti critici, come quello di Mimmo Loffredo “Si dovrebbe evitare la santificazione’ di Marchionne. Pomigliano era stato uno dei pochi stabilimenti a tenere durante la crisi con produzioni di successo, ma fu disegnato come il peggiore per poter imporre le nuove regole”. Qualcun altro crede che Manley “cambierà tutto il piano”. “Siamo tornati in cassa integrazione – afferma Antonio – quale sarà la nuova vettura nessuno al momento lo sa. Marchionne nel 2008 voleva chiudere questo stabilimento, e ora con l’inglese cosa succederà?”.

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