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stefania belmondo
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TORINO. Olimpiadi 2006: Belmondo, “che emozione accendere braciere”

“Essere l’ultima tedofora ed accendere il tripode di un’Olimpiade, nella mia regione, è stata un’emozione incredibile”. Nel palmares di Stefania Belmondo, pluricampionessa dello sci di fondo (10 medaglie olimpiche, 13 ai Mondiali), c’è un altro trofeo di cui va altrettanto fiera: la responsabilità di portare la fiaccola nell’ultimo tratto, il momento più emozionante della cerimonia di apertura.

La scelta della sciatrice per l’ultimo tratto con la fiaccola olimpica fu annunciata ufficialmente dall’Ansa molte ore prima della cerimonia, fatto mai avvenuto ai Giochi in era moderna, e fu comunque una doppia sorpresa. Perche’ quello di Stefania Belmondo era tra quelli più accreditati ma non era il solo nome in lizza. “Era una possibilità e lo sapevo, naturalmente, – racconta Stefania Belmondo – ma non ero affatto certa che sarebbe toccato proprio a me. C’era la concorrenza di Alberto Tomba e di altri atleti. Perciò è stata grandissima l’emozione quando mi è stata comunicata dai responsabili la decisione. Ma ancora prima mi aveva chiamato mia madre”. ‘Hanno scelto te – mi ha urlato al telefono – il telegiornale dice che lo ha appena annunciato l’Ansa!”.

Stefania Belmondo che di chilometri ne ha macinati a migliaia sulle piste da sci, ricorda la concentrazione negli ultimi metri vicino al braciere: “Portare una fiaccola non è un’impresa così difficile – sorride – ma con tutta quella gente a guardarti l’emozione diventa enorme, specie se ti trovi nella tua terra”.

I Giochi di Torino 2006 hanno celebrato grandi successi dei fondisti azzurri, i trionfi di Fabris nel pattinaggio, di Zoeggeler nello slittino, ma nel decennio dopo Torino 2006 i risultati negli sport invernali nel complesso non sono stati molto soddisfacenti. “Forse ci aspettavamo che il traino dell’Olimpiade producesse qualcosa in più in termini di praticanti e risultati, ma se non c’è la tradizione non è facile crearla, neppure sullo slancio dei Giochi”. Ma anche Stefania Belmondo concorda sul fatto che l’onda lunga di Torino 2006 continua a produrre effetti positivi.

“Per Torino ed il Piemonte – sottolinea la pluricampionessa – è stata una vetrina eccezionale. Le notti bianche in città hanno creato emozioni, è stato un susseguirsi di eventi bellissimi e sono sicuro che hanno lasciato un segno che sarà benefico anche per la candidatura di Roma per l’Olimpiade del 2024. Il ‘modello Italia’ è piaciuto in tutto il mondo e credo che chi dovrà scegliere lo terrà ben presente”. 

In un ufficio del Comune squilla il telefono. E’ un anziano torinese, non ha molta dimestichezza con Internet e vorrebbe sapere come fare a iscriversi alla grande festa del decennale dell’Olimpiade Invernale 2006, per essere di nuovo, 10 anni dopo, protagonista di un evento che ha cambiato la città e la vita di molte persone. Lui è uno degli oltre 20 mila di Torino 2006, i volontari olimpici che si preparano a indossare di nuovo quella giacca a vento grigia, gialla e rossa che li aveva fatti conoscere al mondo. Una giacca che, metaforicamente, tanti non hanno mai chiuso nell’armadio perché per centinaia di volontari la passione non si è mai spenta, anzi si è tramutata in un impegno di volontariato che dura ormai da un decennio.

Così è stato per Michele Calleri, uno dei fondatori di una delle 4 associazioni di ex volontari di Torino 2006, Volo 2006, e fra gli organizzatori della festa per le celebrazioni del decennale, dal 26 al 28 febbraio. “E’ qualcosa che è rimasto nel cuore di chi ha partecipato più di quanto potessi immaginare”, dice, raccontando che “quando abbiamo aperto le iscrizioni alla festa sono arrivate oltre mille adesioni in 24 ore. Fa un certo effetto”. Michele era diventato volontario per caso. “Avevo seguito degli amici – racconta – senza rendermi ben conto di cosa mi aspettava. Una decisione sull’onda dell’entusiasmo che mi ha cambiato la vita”.

Dopo i Giochi, infatti, Michele e altri volontari del gruppo che assisteva i membri del Cio non volevano perdersi di vista. E questa voglia di mantenere l’amicizia si è trasformata in qualcosa di più. “E’ nata l’associazione – spiega – e la voglia di continuare a mettersi a disposizione della città e dei suoi eventi. Oggi siamo più di 400, non solo ex di Torino 2006”. Con lui c’è anche Angelo Balestrieri che, a 10 anni di distanza, ha ancora viva “l’emozione più forte di quell’esperienza, quando alla cerimonia di chiusura Castellani disse ‘ce l’abbiamo fatta’. Tre parole in cui era racchiuso tutto il lavoro enorme fatto per organizzare l’Olimpiade. E i festeggiamenti per il decennale saranno per me un grande momento. E’ stata un’esperienza che è entrata nell’animo dei torinesi”. Rivive ancora quei giorni anche Alessandra Aires, anche lei socia di Volo 2006. “Un’esperienza esaltante e coinvolgente”, dice ricordando quando “appena ti vedevano con la divisa olimpica tutti ti riempivano di domande. Era una festa per tutti e a livello personale oggi rimane la felicità di aver collaborato a una cosa che è rimasta nella memoria. E per il decennale – conclude – la Città ha capito che sono ancora tanti quelli che ce l’hanno nel cuore e vogliono celebrare quell’esperienza che Torino merita di rivivere”.

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Blogger: Fabio Mina

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