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TORINO. ‘Ndrangheta: Ros, Lazzaro si vantò di campagna mediatica

L’imprenditore valsusino Ferdinando Lazzaro, imputato a Torino nel processo per ‘ndrangheta chiamato “San Michele”, nel 2012 si vantò della campagna mediatica che, grazie all’aiuto di alcuni politici piemontesi, sostenne il suo ingresso nei lavori per il Tav. E’ quanto si legge in un rapporto dei carabinieri del Ros acquisito fra i documenti dell’indagine.

In quel periodo furono pubblicati degli articoli in cui si affermava che le aziende locali non dovevano essere escluse dalla realizzazione dell’opera. Lazzaro, in questa vicenda, era una espressione del “Consorzio Valsusa”.

In una intercettazione, l’imprenditore racconta di essersi andato a lamentare con il parlamentare Stefano Esposito (Pd) della posizione “poco indulgente” di Cmc. “Gli ho detto che questi fanno i tiranni – riferisce all’interlocutore – e lui ha preso il telefono e ha chiamato direttamente il presidente di Cmc”. Anche il presidente del Consorzio Valsusa, l’ex senatore Luigi Massa, raccontò durante una telefonata intercettata di avere parlato con Esposito, il quale, a suo dire, gli riportò il contenuto di uno scontro con la Cmc: “Non mi frega un c… – avrebbe detto il parlamentare – Vengo a piedi giunti contro di voi che siete i capifila. Vedete voi”.

I Ros annotano che sul proprio sito ufficiale, Esposito il 21 aprile 2012 rilanciò un articolo sulla questione pubblicato da un quotidiano. A Lazzaro venne anticipato che su un altro giornale sarebbe comparsa un’intervista dell’assessore regionale ai trasporti Barbara Bonino (che “giudicava inaccettabile l’esclusione delle aziende valsusine”). I carabinieri riportano anche un sms fra Lazzaro e Massa: ‘Benissimo, anche Ferrentino sollecita Saitta per Tav” (Antonio Ferrentino era un sindaco della Valle, Antonio Saitta all’epoca era presidente della Provincia).

 Erano le “cosche crotonesi” a voler partecipare ai lavori per il Tav in Valle di Susa attraverso “ditte di movimento terra di soggetti intranei o comunque vicini alla consorteria”. E’ quanto scrivono nel 2012 i carabinieri del Ros in un rapporto alla procura di Torino entrato ora negli atti del processo “San Michele”.

Gli investigatori focalizzarono l’attenzione su due imprenditori, Ferdinando Lazzaro e Giovanni Toro, futuri imputati in “San Michele”, i quali (pur non facendo parte delle cosche) “di fatto pongono a disposizione del sodalizio mafioso le proprie realtà imprenditoriali”, compiendo anche “atti diretti a scoraggiare eventuali concorrenti”.

Secondo il rapporto, l’associazione di imprese Cmc (che aveva ottenuto da Ltf i lavori del Tav) aveva tentato di sganciarsi da Lazzaro, che a sua volta, per ottenere “un atteggiamento più indulgente nei suoi confronti”, si rivolse ai politici piemontesi.

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Blogger: Fabio Mina

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