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TORINO. Musica: show U2. E Bono canta anche per migranti

Il fisico, e le rughe, sono quelle di chi ha ormai superato gli ‘anta’ da tanti anni. Ma quando Bono Vox compare sul palcoscenico del Pala Alpitour di Torino, unica tappa italiana del nuovo tour planetario degli U2 che approda per la prima volta in Europa, il tempo sembra essersi fermato. E ‘The Miracle’, la canzone con cui la band irlandese apre il concerto dando sfogo al sound crudo e potente dell’omaggio al punk rock degli inizi, sembra confermarlo.

Sono le 20.30 in punto, in perfetto orario anglosassone, quando la canzone dà il via alla festa tanto attesa, che da giorni ha portato sotto la Mole migliaia di fan, tra cui la cantante americana Mariah Carey. Almeno trentamila persone per il doppio concerto – stasera e domani -, 4mila delle quali provenienti dall’estero secondo le stime della città, con un aumento delle presenze in alberghi e ristoranti del centro di circa il 50%. Un vero e proprio ‘regalo’ della star al capoluogo piemontese, di cui è cittadino onorario.

Sul palco Bono sfoggia il nuovo look biondo platino tanto criticato suoi social; ma se l’aspetto tradisce gli anni, la voce è quella di sempre come il frontman della band aveva promesso dopo qualche apprensione per le sue corde vocali. E l’adrenalina del pubblico sale subito alle stelle, come la scaletta che alterna i successi del passato a quelli più recenti. Ben 24 brani interpretati da Bono alla perfezione, grazie anche alla performance degli altri musicisti della band: Adam Clayton al basso, Larry Mullen alla batteria e The Edge alla chitarra.

Un crescendo di emozioni segnato da canzoni bellissime e romantiche come ‘Cedarwood Road’ del 2014 e da brani ormai nella storia come ‘Sunday blody Sunday’, dell’83, divenuta simbolo delle lotte di libertà per più di un ventennio. E ancora ‘Beatiful day’ del 2000, ‘Pride’ e ‘Desire’ del 1988. Quando è stata la volta di ‘Iris’ sono sfilate le foto della sua famiglia e di sua madre. Immagini commoventi, che il pubblico ha rischiato di non vedere se la polizia non avesse ritrovato in tempo il pc che le conteneva, rubato nelle scorse ore.

E’ stato l’unico contrattempo, con quello dell’uomo fermato questa mattina perché minacciava di far saltare in aria tutto, benché in realtà non avesse nessun esplosivo con sé come accertato dai carabinieri. Ancora una volta gli U2 non hanno deluso le aspettative e il pubblico ha ringraziato la band con una speciale coreografia, scelta nei giorni scorsi con tanto di consultazione online. Durante l’esecuzione di ‘The streets have no name’, gli spettatori hanno alzato i telefonini mostrando tutti insieme il fondo rosso con il simbolo di Red, la campagna contro l’Aids. Un tocco di sociale come la campagna di Amnesty Internationa ‘Refuges Welcome’, che la band ha fatto propria.

“Non ho una soluzione per i rifugiati, ma insieme possiamo trovarla”, il suo messaggio. “Noi musicisti non possiamo fare molto per i rifugiati – ha aggiunto ricordando l’amico Mandela – ma speriamo che i politici si muovano ad agire”.

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Blogger: Fabio Mina

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