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TORINO. Mattarella: “Basta barriere: Ue vitale mosaico di culture”

Tante identità, tanti volti e culture, diverse fra loro ma parte dello stesso “mosaico”. Usa questa metafora il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per tornare a parlare dell’Europa. Delle sue differenze, ma anche di quella “cultura comune” che fa da “sottofondo” a un modello “cui si ispirano in tante parti del mondo”. L’occasione per rinnovare l’invito ad “abbattere le barriere”, mettendo da parte i pregiudizi senza senso “verso gli altri” è la vista del Capo dello Stato a Torino, tra l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università e, dopo una visita al Polo del ‘900 e alla cappella della Sindone, l’incontro con i volontari del Sermig.
Una giornata, quella del presidente Mattarella, all’insegna dei giovani della generazione Erasmus, quelli “refrattari a qualunque confine”, siano essi geografici o culturali.
Di fronte alla platea del Teatro Carignano, che lo ha accolto con un lungo applauso, Mattarella ha citato la prolusione di Sijbolt Noorda, presidente dell’Osservatorio Magna Charta.
“Siamo tutti un mosaico”, ha detto. Tante identità, tanti volti e culture, tessere del mosaico che compone l’Europa. Un continente, ha affermato, che non è uniforme, contiene tante identità, tradizioni storiche e stili di vita ma tutti accomunati da tratti di civiltà e cultura comuni”.
Il tema della Tav, tirato in ballo da Teresa Piergiovani, presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università di Torino, resta soltanto sullo sfondo. Il presidente Mattarella ha già chiarito di non volersi intromettere in decisioni che spettano al Parlamento e al Governo. La sua risposta è stata uno sguardo più ampio su un progetto senza confini, che si basa su cultura e conoscenza, intese come garanzie di libertà: “non vi è libertà piena per nessuno – ha affermato il Capo dello Stato – se non c’è piena libertà di acquisire conoscenze, condizione che garantisce il perseguimento del bene comune”.
Sui valori dell’Europa è incentrato anche l’incontro con i giovani del Sermig, l’Arsenale della Pace un tempo fucina di armi e oggi cittadella della solidarietà. “Qualcuno la critica e può avere dei difetti, ma l’esperienza di integrazione europea è guardata con ammirazione, un modello al quale ispirarsi, in tante parti del mondo: in Africa, nel sud est asiatico, in America del sud. Si deve proseguire su questa strada, senza pensare al ritorno di nazionalismi che farebbero tornare indietro di secoli”, ha sottolineato parlando con i giovani e i volontari di Ernesto Olivero, il fondatore del Servizio missionario giovanile. Poi l’affondo contro “i pregiudizi e l’ostilità preconcetta verso gli altri popoli e le altre etnie, una cosa priva di senso”, ha puntualizzato rispondendo alla domanda di una bambina originaria del Ghana, mentre ad Annachiara di Padova ha ricordato il valore dell’amicizia. “Si sta meglio crescendo insieme, non cercando di prevalere sugli altri – ha concluso – È una scelta che compete a ciascuno di voi e alla collettività. L’Arsenale della Pace insegna a fare queste scelte. Dimostra che non è un sogno ma una possibilità reale.
Insistendo si può fare breccia, non desistete mai”.

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