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L’Osservatorio astronomico sul tetto di Palazzo Madama
L’Osservatorio astronomico sul tetto di Palazzo Madama

TORINO. L’osservazione astronomica a Torino

Lo sviluppo degli studi astronomici si ebbe quando nacque il cannocchiale, ideato in Olanda ma adattato all’osservazione dei corpi celesti da Galileo Galilei.

Da quel momento, studiosi di tutto il mondo iniziarono a osservare il cielo, a disegnare mappe stellari e a congetturare teorie sulla volta celeste. Nel progetto di riforma dell’Università degli Studi di Torino, voluta da Vittorio Amedeo II agli inizi del XVIII secolo, che portò alla costruzione del palazzo che ancor oggi si erge nell’isolato tra via Po e via Verdi e ospita il Rettorato, si parlava di un corso di astronomia e quindi fu prevista anche l’edificazione di una specola per le osservazioni.

La costruzione procedette con estrema lentezza: scriveva Tommaso Vallauri, nel volume terzo della “Storia delle università degli studi del Piemonte” del 1846, che Padre Giulio Accetta, dell’ordine degli Eremitiani di San’Agostino, a cui era stata assegnata una cattedra di matematica nel 1730, “attendeva con molto amore allo studio dell’astronomia, e pregò più volte il magistrato della riforma a fabbricare una specola per poter fare più aggiustamente le sue osservazioni; ma i suoi prieghi riuscirono infruttuosi. Tuttavia non si sconfortò. Determinò la posizione astronomica di Torino, e il buon successo de’ suoi studi gli valse l’onore di essere aggregato all’accademia delle scienze di Parigi”.

Un forte impulso si ebbe con Carlo Emanuele III, figlio di Vittorio Amedeo II. Egli aveva molta considerazione dello studio delle scienze, così, nel 1748, nominò sulla cattedra di fisica sperimentale Padre Giovanni Battista Beccaria. Nacque a Mondovì nel 1716: giovanissimo, entrò nell’ordine dei Padri Scolopi. Dopo gli studi in fisica, ebbe esperienze di insegnamento nelle scuole dell’ordine a Narni, Urbino, Palermo e Roma. Quando arrivò all’Ateneo torinese, impose la propria visione della fisica, basata sul metodo sperimentale. Scriveva sempre il Vallauri: “Quando il Beccaria giunse a Torino, vi regnavano gli errori del Cartesio […]. Il Beccaria ripudiando i sogni de’ suoi predecessori, fu il primo ad introdurre le massime del Galileo e del Newton. Chiamò in suo aiuto l’osservazione e l’esperienza, e valendosi di queste fiaccole, diradò le tenebre, che si erano addensate sulla scienza fisica in Piemonte”. Si occupò quindi di elettrologia, pubblicando il trattato “Dell’elettricismo artifiziale e naturale” nel 1753, dove forniva una descrizione quantitativa dei fenomeni elettrici; stabilì inoltre una corrispondenza intensa e proficua con Benjamin Franklin. Da questi studi ne derivò la diffusione del parafulmine, in Piemonte prima che altrove in Italia. Nel 1757, il conte Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio, valente chimico, fondò la “Società Scientifica Privata Torinese”, a cui Beccaria aderì, insieme a Joseph-Louis Lagrange, insigne matematico, e a Giovanni Cigna, fisico e medico. La Società, che aveva come obiettivo la promozione dello studio delle scienze, aumentò rapidamente il numero dei propri soci e, nel 1783, per volontà del Re di Sardegna Vittorio Amedeo III di Savoia, divenne “L’Accademia Reale delle Scienze di Torino”.

Nel 1759, Carlo Emanuele III venne a sapere da Padre Ruggiero Boscovich, gesuita ed esimio astronomo, matematico e fisico, che in molti stati europei erano state avviate misure dei meridiani geografici, al fine di determinare con precisione la misura della circonferenza terrestre e, tramite l’incrocio con altre misure dello stesso tipo, una stima dello schiacciamento ai poli. Il Re affidò a Beccaria l’incarico di determinare la lunghezza dell’arco del “meridiano di Torino”, misurando la distanza lineare che si estende da Mondovì ad Andrate. Così, dal 1760 al 1774 Beccaria, coadiuvato dal suo assistente Domenico Canonica, provvide a fare tutte le misure necessarie. Egli utilizzò il metodo di triangolazione, che permetteva la misura della distanza fra due punti non direttamente accessibili, ed in seguito riferì tale distanza alla posizione delle stelle fisse. A tal fine, doveva prendere come riferimento una distanza lineare facilmente misurabile ed egli scelse il rettilineo che ancora oggi unisce Piazza Statuto a Torino con la cittadina di Rivoli: l’attuale Corso Francia. Fece quindi poggiare due grosse pietre in marmo agli estremi che dovevano delimitare il segmento. Con il passare del tempo, tali pietre andarono perdute, ma nel 1808 furono riscoperte e sostituite con gli attuali obelischi in pietra. I risultati che Beccaria ottenne furono stupefacenti per l’epoca: attribuì al meridiano di Torino una lunghezza di 112,06 km (corrispondente ad 1°7’44’’), contro gli attuali 111,137 km determinati con moderne strumentazioni. Ciò comportò una determinazione della circonferenza della Terra pari a 40.332 km, a fronte dei 40.009,152 km attualmente stimati. Beccaria pubblicò tali risultati nel saggio “Gradus Taurinensis” del 1774. Questo lavoro fu la leva necessaria all’implementazione di un osservatorio astronomico a Torino; infatti, come scritto nelle “Memorie della Reale Accademia delle Scienze di Torino”, volume 9 del 1790, “le roi Charles Emmanuel […] fit arranger un petit observatoire qui appartient à l’Université, mais qui est bâti sur une maison particulière où logeoit le père Beccaria” (“il Re Carlo Emanuele […] ha fatto organizzare un piccolo osservatorio, che appartiene all’Università, ma che è ubicato su una abitazione privata dove alloggia padre Beccaria”). Tale osservatorio era situato in Via Po e fu dotato di tutta la strumentazione necessaria allo scopo.

La fondazione del “vero” osservatorio astronomico a Torino avvenne qualche anno dopo, grazie al Re Vittorio Amedeo III, che decise, durante la seduta dell’Accademia Reale delle Scienze del 28 giugno 1789, di costruire una specola. Essa fu ubicata nel palazzo che ospitava il Collegio dei Nobili, ovvero il palazzo dell’Accademia delle Scienze. Fu inaugurata il 30 novembre 1790, durante una adunanza pubblica della Accademia Reale delle Scienze; nell’anno successivo vi furono trasferiti gli strumenti che Beccaria, scomparso nel 1781, utilizzò nella precedente sede di via Po. La carica di direttore della Specola non venne ufficializzata fino al 1813. Le due personalità che si avvicendarono nella direzione dopo la morte del Beccaria furono, rispettivamente, Antonio Maria Vassalli Eandi e Tommaso Valperga di Caluso. Il primo, nato a Torino nel 1761 fu valente fisico, allievo del Beccaria, fece parte della “Commissione dei pesi e delle misure” a Parigi e, tornando in patria, portò a Torino il modello in ferro del metro. Oltre ad essere stato segretario dell’Accademia delle Scienze e direttore della Specola, fu anche direttore dell’osservatorio meteorologico e pubblicò un consistente numero di osservazioni. Il secondo, nato a Torino nel 1737, da nobile famiglia canavesana, fu una straordinaria figura di intellettuale: matematico, fisico, astronomo, filosofo, poeta, in seguito studioso di lingue. Fu inoltre segretario dell’Accademia delle Scienze dal 1783 al 1801. A loro successe Giovanni Plana. Nato a Voghera nel 1781 da famiglia di origine piemontese, fu allievo di Lagrange all’Ecole Polytechnique di Parigi. Nel 1811 ereditò dall’abate Tommaso Valperga la cattedra di Astronomia presso l’Università degli Studi di Torino. Divenne in seguito membro dell’Accademia delle Scienze e, il 5 maggio 1813 fu nominato direttore della Specola. Plana iniziò a disporre di una dotazione annua di fondi per l’acquisto di nuovi strumenti, ma presto l’ubicazione presso l’ex Collegio dei Nobili divenne insufficiente allo scopo. Mancava, ad esempio, una piattaforma girevole utile alle osservazioni, così il Re, che già aveva stanziato i finanziamenti per l’acquisto dei nuovi strumenti, accolse la richiesta dell’astronomo di reperire nuovi locali adatti ad ospitare l’osservatorio. Come scriveva Goffredo Casalis sul “Dizionario geografico storico – statistico – commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” nel 1851: “Plana considerava che l’osservatorio situato nel palazzo della reale accademia delle scienze non era guari atto a ricevere di tali stromenti; che la costruttura del medesimo non era solida bastevolmente; che mancava di tetti giranti facili ad essere mossi, e che difettava di fenditure meridiane acconcie ad osservare gli astri senza limitazione nel verso del meridiano. Queste considerazioni mossero il Re ad ordinare che un nuovo osservatorio sorgesse sovra una delle quattro torri saldissime, che fiancheggiano il palazzo di madama Reale, che isolato s’innalza in mezzo alla piazza detta del castello, ed a tal uopo si è prescelta la torre , o angolo dell’edifizio volto a tramontana”. I lavori di adattamento dell’osservatorio sul tetto di Palazzo Madama furono molto rapidi e si conclusero a metà del 1822. Nel luglio dello stesso anno, Plana vi trasferì tutta la strumentazione che era in uso nell’osservatorio del Collegio dei Nobili. L’amministrazione dell’osservatorio rimase di competenza dell’Accademia delle Scienze fino al 1864, anno in cui Giovanni Plana morì.

Pochi giorni dopo la morte di Plana, l’Accademia delle Scienze, nella seduta del 3 febbraio 1864, chiese al Ministero della Pubblica Istruzione di essere esonerata dalla gestione dell’Osservatorio. Il 28 dicembre 1864 il Re Vittorio Emanuele II promulgò il Regio Decreto n. 2109 in cui affidava la gestione dell’osservatorio astronomico ad una commissione di cinque membri nominati dal Re: due docenti della facoltà di fisica – matematica dell’Università e tre membri della Classe di Scienze dell’Accademia Reale di Torino. Inoltre, fissava l’organico dell’Osservatorio ad un direttore, nominato dal Re fra i membri della commissione, a due assistenti (uno per le osservazioni astronomiche e uno per quelle meteorologiche) e ad un custode. Dopo il rifiuto dell’insigne astronomo Giovanni Virginio Schiapparelli di dirigere l’osservatorio, la carica venne proposta ad Alessandro Dorna. Nacque ad Asti nel 1825 e, iscritto all’Università di Torino, fu allievo di Giovanni Plana. Durante la sua direzione vi furono nuove acquisizioni strumentali e un’intensa attività osservativa, culminata con la pubblicazione del “Bollettino meteorologico dell’Osservatorio” a cura dell’Accademia delle Scienze. Fu direttore fino al 1887, anno della sua morte, e gli succedette Francesco Porro de’ Somenzi, che rimase in carica fino al 1903. Porro iniziò una serrata campagna per il trasferimento della Specola in luogo più adatto. Infatti, la scelta del Plana di ubicarla su una delle torrette di Palazzo Madama fu molto criticata e pare che lo Schiapparelli avesse declinato l’incarico di direttore proprio per le cattive condizioni in cui avvenivano le osservazioni, in particolare a causa della crescente illuminazione stradale cittadina. Porro inizialmente ottenne ospitalità, grazie all’intercessione della Casa Reale, presso il Grande Albergo di Superga, dove si rese conto che la collina offriva ottime condizioni per le osservazioni, così si impegnò personalmente per ottenere i fondi necessari alla costruzione di un nuovo osservatorio nel territorio di Pino Torinese. Responsabile della realizzazione del progetto fu padre Giovanni Boccardi, che divenne direttore dell’osservatorio astronomico nel 1903, dopo aver vinto, tramite concorso, la cattedra di astronomia presso l’Università di Torino.  Nel 1907 pubblicò un opuscolo dal titolo “Pel nuovo Osservatorio di Torino: relazione e proposte”, nel quale spiegava, in modo dettagliato, le ragioni del trasferimento. Oltre a questione di tipo tecnico, Boccardi sottolineò questioni di carattere morale, in quanto Palazzo Madama era monumento nazionale, circondato da pregevoli studi ed uffici ai quali l’osservatorio arrecava danno. Il progetto per il nuovo osservatorio di Pino Torinese fu presentato nello stesso anno. La Legge 20 giugno 1910 approvò il progetto e diede inizio ai lavori, che durarono fino all’agosto del 1912. All’inizio dell’anno successivo, la nuova sede era pronta per l’attività osservativa. Il resto è storia recente. La struttura di Pino Torinese è oggi in piena attività, ma il 1913 è l’anno in cui termina l’osservazione astronomica a Torino.

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Blogger: Doriano Felletti

Doriano Felletti
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