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TORINO. Ex Prima Linea torna in carcere, gli agenti insorgono

Una delle esponenti di spicco di Prima Linea torna per un progetto sociale nel ‘suo’ carcere, quello dove ha scontato trent’anni per terrorismo, e le agenti carcerarie insorgono. “Siamo ancora sotto choc ci sentiamo violentate”, dicono, mentre l’Osapp, Organizzazione Sindacale Autonoma di Polizia Penitenziaria, invita a “mettere un limite”.

Ma l’amministrazione penitenziaria non ci sta: “quelle del terrorismo sono pagine difficili, ma lo Stato ha avviato percorsi di riappacificazione”, dice Domenico Minervini, il direttore dell’istituto di pena. E la stessa ex detenuta sottolinea come tornare dietro quelle sbarre non sia stato affatto facile.

La polemica a Torino, nel carcere intitolato a Giuseppe Lorusso, agente ucciso nel 1979 proprio in un agguato di Prima Linea, organizzazione armata di estrema sinistra nata da Lotta Continua. Lei, l’ex terrorista, è Liviana Tosi, bolognese, negli anni Ottanta e Novanta detenuta politica dell’area omogenea del carcere di Torino per ferimenti, rapine e il concorso nell’omicidio del dirigente Fiat Carlo Ghiglieno, freddato a Torino con sette colpi di pistola mentre si recava al lavoro.

“Sono passati trent’anni”, osserva Elizabeth O’Neill, la presidente dell’associazione Sapereplurale di cui l’ex detenuta fa parte. Trent’anni da quando, “con una scelta inequivocabile”, Tosi ha abbandonato le armi “per dare un contributo positivo nei campi del sociale e della cultura”. La visita nel carcere di Torino della scorsa settimana, resa nota soltanto oggi dall’Osapp, doveva servire per dare vita ad un’area verde per i colloqui tra detenuti e famigliari, in particolari bambini. Ma ha finito col sollevare un polverone.

“Lei e le altre – ricorda una agente penitenziaria, che chiede l’anonimato – non perdevano occasione per sputarci addosso e per insultarci. Io sono stata apostrofata più volte ‘cagna di Stato’. Non posso dimenticarlo. Quello che è accaduto qui la scorsa settimana non è soltanto inopportuno. E’ scandaloso”. “Questa gente ti terrorizzava anche solo a guardarla in faccia – sottolinea -. Noi non l’abbiamo dimenticata, come hanno potuto farlo gli altri?”.

Una “polemica inutile” per la Tosi, che si dice “rammaricata, dispiaciuta” e, soprattutto, “molto triste”. “Tornare alle Vallette non è stato facile – spiega – ho dovuto fare una forzatura su me stessa soltanto perché il progetto ha un forte contenuto sociale e perché, comunque, la memoria ha sempre la sua importanza”. Per le vittime, evidentemente, come per i carnefici.

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Blogger: Fabio Mina

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