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TORINO. De Tomaso: Rossignolo in tribunale, ‘non sono uno sciacallo’

“Non sono uno sciacallo, sono caduto in una trappola. I finanziamenti pubblici promessi sono arrivati solo in parte e senza quei soldi non sono stato messo nelle condizioni di realizzare il progetto”. Si è difeso così, questa mattina nella maxi aula 4 del Tribunale di Torino, l’imprenditore Gian Mario Rossignolo, imputato nel processo per il fallimento De Tomaso.
L’accusa, sostenuta dal pm Vincenzo Pacileo, è legata all’acquisto, da parte della storica casa automobilistica torinese, di un ramo d’azienda della Pininfarina: un’operazione che avrebbe portato al dissesto le casse della società.
Imputati, oltre a Gian Mario e Gian Luca Rossignolo, padre e figlio, anche altre sei persone. I reati contestati sono di truffa e bancarotta fraudolenta.

“I corsi sono stati attivati per poche decine di persone e subito sospesi. Che fine hanno fatto quei soldi?”, ha chiesto il pm Pacileo a Rossignolo. “Ho bisogno di vedere la contabilità. Siete voi ad avere i conti, non io.
Adesso non so dirvi…”, ha risposto l’imprenditore in merito ai 7,5 milioni di euro di fondi pubblici stanziati per la formazione dei lavoratori dell’azienda.
Rossignolo ha anche aggiunto di aver utilizzato una parte dei finanziamenti pubblici per la gestione della società.

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