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TORINO. Corte d’appello: bocciato Piercamillo Davigo

L’ultima clamorosa bocciatura di un “big” della magistratura e’ avvenuta appena un mese fa,quando il Csm ha respinto la candidatura di Nino Di Matteo, il pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, per un posto di sostituto alla Procura nazionale antimafia e gli ha preferito tre colleghi con minore esperienza nella lotta alla criminalità organizzata.

Ora il copione si ripete per un altro nome di peso della giustizia italiana: Piercamillo Davigo, uno degli storici componenti del pool Mani Pulite, da dieci anni consigliere alla Corte di Cassazione. Aspirava a diventare presidente della Corte d’appello di Torino, ma per la Commissione per gli incarichi Direttivi non ha i titoli giusti, nemmeno per essere proposto come candidato di minoranza. I sei componenti della Commissione non hanno avuto alcun dubbio; e per due volte hanno confermato lo stesso verdetto, schierandosi compatti per la nomina di un’altra toga milanese, Arturo Soprano, presidente di Sezione della Corte d’Appello del capoluogo lombardo. Davigo non ha mai ricoperto un incarico di vertice in un ufficio giudiziario e ha meno anzianità del prescelto: queste le ragioni della sconfitta, ribadita oggi dai consiglieri, che la scorsa settimana si erano visti rispedire indietro dal plenum la loro proposta per una riflessione ulteriore sul curriculum dell’ex “Dottor Sottile”.

Unita sul caso Davigo, la stessa Commissione si è invece spaccata su un’altra nomina rilevante: quella del procuratore generale di Roma. E ha indicato al plenum due candidati. Al momento il favorito è il procuratore di Catania, Giovanni Salvi,63 anni, che ha ottenuto quattro voti contro i due andati al procuratore di Bologna, Roberto Alfonso. Salvi è stato sostenuto dai togati Maria Rosaria San Giorgio (Unicost), Fabio Napoleone e Lucio Aschettino (Area) e dal laico del Pd Giovanni Fanfani; Alfonso invece dal togato Claudio Galoppi (Magistratura Indipendente) e dalla laica Elisabetta Casellati (Fi). Se in plenum si dovesse riproporre lo stesso schieramento che c’è stato in Commissione e dunque se dovesse essere Salvi a tagliare il traguardo, per lui si tratterebbe di un ritorno a Roma, visto che e’ stato per 20 anni sostituto alla procura ordinaria della Capitale. Nella sua carriera si e’ occupato di indagini delicate, come quelle sulla strage di Ustica, gli omicidi Pecorelli, Calvi e D’Antona e di inchieste sui Nar e le Br. Da quattro anni a capo della procura di Catania,coordina l’inchiesta sull’ultimo tragico naufragio nel canale di Sicilia in cui hanno perso la vita oltre 750 persone. Alfonso guida invece la procura di Bologna dal 2009, dopo essere stato per oltre 15 anni pm alla Procura nazionale antimafia. E’ originario di Catania e ha 65 anni. Tra le sue ultime inchieste, quelle sulle spese dei consiglieri regionali dell’Emilia Romagna e sulla scorta negata a Marco Biagi.

Intanto proprio sulle nomine dei capi degli uffici giudiziari (120 in otto mesi le proposte licenziate dalla Commissione) il Csm è pronto a varare nuove regole che puntano a valorizzare il merito. Il lavoro è a buon punto: il relatore in Commissione, Claudio Galoppi,ha già depositato il testo della nuova circolare che disciplina nel dettaglio i criteri da seguire. Un’iniziativa che rientra nel processo di autoriforma che il Csm ha intrapreso e che potrebbe avere il via libera definitivo nel plenum che il capo dello Stato presiederà a giugno, forse il 4 o forse la settimana successiva.

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