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Sergio Chiamparino
Sergio Chiamparino

TORINO. Chiamparino pensa all’Unione Piemonte, Liguria e Lombardia

Basta con “l’Italia delle Repubblichette”, le Regioni devono recuperare quel ruolo “di indirizzo e programmazione” che hanno avuto storicamente. E non limitarsi, come oggi, a “distribuire mille euro a destra e a manca”. Arriva da Vercelli, dove ha preso parte all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale, il monito di Sergio Chiamparino. Che, nella doppia veste di presidente della Regione Piemonte e della Conferenza delle Regioni, rilancia l’idea di una semplificazione nell’organizzazione degli enti locali.

L’obiettivo è quello di affiancare “alla coraggiosa riforma istituzionale in corso in Italia”, osserva Chiamparino, una riforma “altrettanto coraggiosa degli enti locali”. Nessuna fusione tra regioni, che rischierebbe di trasformare la discussione in una nuova ‘Guerra dei Trent’anni’, ma un ragionamento che parta dalle funzioni. “Su temi come l’ambiente, i trasporti, i fondi europei o la sanità – sottolinea Chiamparino – lo scopo deve essere quello di lavorare per macroaree, per essere più incisivi. Questo non significa creare nuove istituzioni, ma solo fare convenzioni tra quelle esistenti”.

Il modello teorizzato dal presidente della Conferenza delle Regioni ipotizza “una ventina di grandi aree tra città metropolitane e macroregioni”. Che dovrebbero quindi essere in tutto otto. “Arrivare fino al Veneto per noi potrebbe essere difficile – aggiunge Chiamparino – ma con Lombardia e Liguria il discorso va fatto. Senza partire dai confini, ma cominciando a pensare su quali temi ha senso fare una programmazione insieme.

La risicoltura Vercellese, ad esempio, non è certo diversa da quella della Lomellina”.

Quello teorizzato da Chiamparino è dunque un cambio di mentalità, prima ancora che organizzativo, pensato per razionalizzare le risorse. E, soprattutto, per distinguere tra gli enti di programmazione e quelli di gestione. Un colpo di spugna rispetto al modello che, negli ultimi anni, ha portato le Regioni “a trasferire in periferia molti vizi”. Per riuscirci, secondo il presidente della Conferenza delle Regioni e del Piemonte, “sarebbe sufficiente, all’interno della riforma del Titolo V, decostituzionalizzare i processi di aggregazione tra                 le Regioni già previsti dall’articolo 132 della Costituzione”.

 

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